“Troppo vecchio per la Premier League.” “Facile giocare in Ligue 1, vediamo cosa sa fare in un campionato vero. ” “Il suo tempo è passato,...

“Troppo vecchio per la Premier League.”
“Facile giocare in Ligue 1, vediamo cosa sa fare in un campionato vero.
 ”
“Il suo tempo è passato, non sa più essere decisivo.”

Questa, in estrema sintesi, la variegata gamma di pensieri e parole che ha accompagnato la notizia della firma di Zlatan Ibrahimovic con il Manchester United di José Mourinho. In pochi -forse nessuno-credevano che a Manchester sarebbe sbarcato il giocatore decisivo che il mondo del calcio aveva imparato a conoscere. I più credevano che Ibra sarebbe andato a Manchester a chiudere la carriera come in una passerella, magari facendosi pian piano da parte e lasciando spazio ad altre più giovani e luminose stelle.

Niente di più sbagliato che fare i conti senza l’oste, soprattutto se l’oste risponde al nome di Zlatan Ibrahimovic. E che oste, signori miei. Le prime tre partite ufficiali di Zlatan Ibrahimovic con la maglia rossa del Manchester United addosso hanno tolto ogni dubbio, anche ai più scettici. Il cannibale di Rosengard non è arrivato in Inghilterra a svernare, a fare da chioccia o a guadagnare gli ultimi soldi della sua carriera. Non è nel suo costume, non lo ha mai fatto, mai lo farà. Zlatan Ibrahimovic è arrivato qui per dimostrare di essere ancora il migliore. O, se preferite, se le classifiche e le graduatorie proprio non le sopportate -e vi comprendiamo- di essere ancora Zlatan Ibrahimovic.

Niente di più semplice, per uno come lui. Tre partite, 270 minuti, sono bastati per mettere le cose in chiaro e tappare la voce anche ai più scettici, con i fatti, come piace a Ibra. Community Shield, esordio in competizione ufficiale con la maglia del Manchester United: gran salto in testa a Wes Morgan, palla arpionata di testa e mandata alle spalle di Schmeichel quando il cronometro correva impietoso verso la fine. Primo gol ufficiale, primo trofeo messo in bacheca.

13 agosto. Vitality Stadium, Bournemouth. Minuto 64, una bordata da fuori area, il sigillo su una partita già chiusa dalle reti di Mata e Rooney, ma comunque importante. La rete con cui Ibra sigilla il suo esordio in Premier League. Un gol all’esordio, già. Come in Serie A, come nella Liga, come in Ligue 1, come in Champions League. Come altrimenti non poteva essere.

19 agosto. Old Trafford, Manchester. L’esordio ufficiale nel Teatro dei Sogni, con il pubblico che aspetta Paul Pogba, pagato 90 milioni di sterline, e si vede sbucare il solito Zlatan, pagato nemmeno una sterlina, che salta addosso a José Fonte, mica piccolino, e segna il gol del vantaggio dello United, prima di replicare con il rigore del definitivo 2-0.

Chi lo conosce, chi ha imparato a conoscerlo, lo sa. Dietro l’atteggiamento da spaccone, ci sono le spalle larghe e la testa dura di Zlatan Ibrahimovic. Che qui, a Manchester, ha trovato in José Mourinho un alleato preziosissimo. Un alleato per una missione che il gigante svedese vuole portare a casa. Vincere la Premier League, l’Europa League, uno dei tanti trofei della stagione inglese? Certo, chiaro, vincere. Ma anche e soprattutto dimostrare a tutti che Zlatan Ibrahimovic è ancora qui, e non se ne andrà in pensione tanto facilmente.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro