Zdenek Zeman sta vivendo una nuova avventura, l’ennesima della sua carriera, in Svizzera, sulla panchina del Lugano. Ma, intervistato dal Corriere dello Sport, ha...

Zdenek Zeman sta vivendo una nuova avventura, l’ennesima della sua carriera, in Svizzera, sulla panchina del Lugano. Ma, intervistato dal Corriere dello Sport, ha parlato della situazione tesa in casa Roma, da grande ex.

E le parole del tecnico boemo non sono state propriamente tenere nei confronti di una piazza che gli ha regalato, nel corso della sua carriera, gioie e dolori.

Vedere le ultime partite è stato triste. C’è qualcosa che non va e mi sembra sin troppo ovvio. Ho avuto modo di commentare la sfida con il Barcellona alla tv svizzera e non è stato semplice. Posso capire se si perde, anche male, giocando; ma senza averci provato. E comunque, ci fossi stato io, si sarebbe detto: le solite squadre di Zeman.

Zeman, parlando della sua ultima avventura finita male nella capitale, ricorda i problemi che ha avuto, problemi che, a suo dire, sono rimasti uguali uguali anche oggi.

A Roma i calciatori fanno quello che vogliono, quando c’ero io ne avevo sempre dodici sul lettino e due bloccati sul Grande Raccordo Anulare e non mi andava bene. C’è un senso della professionalità che va tutelato, sempre, ed io a questo miravo.

Se adesso manca la cultura del lavoro? Non sono in grado di rispondere, non ne sono a conoscenza. Sembra che i calciatori si sentano appagati, quasi rifiutano il miglioramento al quale si arriva attraverso l’allenamento. Alla Roma vige il concetto massimo risultato con il minimo sforzo.

Per chiudere il discorso Roma, due parole sul pupillo Francesco Totti:

La Roma senza Totti non esiste e lui deve fare quello che sente: se crede di essere in grado d’aiutare, va bene; ma io, al posto suo, alla sua età non me la sentirei.

E, infine, l’ultima domanda, quella su quale sia, in questo momento, la squadra più forte e attrezzata per vincere in Italia.

L’Inter: ha giocatori che possa far male ed una sua mentalità mirata al risultato.

Parole che sono destinate, come sempre, a far discutere. Ma, d’altronde, questo è quello a cui Zeman ci ha abituato da sempre…