#YayaisBack: Touré risorge e si riprende il City #YayaisBack: Touré risorge e si riprende il City
“Guardiola ha vinto con Barça e Bayern, la verità è che ci sarebbe riuscito anche mio nonno. Dopo quanto accaduto a Barcellona, sarebbe un... #YayaisBack: Touré risorge e si riprende il City

“Guardiola ha vinto con Barça e Bayern, la verità è che ci sarebbe riuscito anche mio nonno. Dopo quanto accaduto a Barcellona, sarebbe un peccato se Touré non fosse nei suoi piani” (Dimitri Seluk, agente di Yaya Touré, lo scorso gennaio, in seguito all’annuncio dell’arrivo di Pep Guardiola al Manchester City).

“Guardiola ha umiliato Yaya, se non vince la Champions dovrà chiedergli scusa. Forse pensa che al mio assistito basti giocare 10 minuti in Coppa di Lega” (Lo stesso Seluk dopo l’esclusione dell’ivoriano dalla lista Champions).

“Touré non giocherà fino a quando non si scuserà per i commenti fatti dal suo agente dopo l’esclusione dalla lista Champions” (La replica di Guardiola alle parole dell’agente).

Quelle di cui sopra sono soltanto alcune delle dichiarazioni che lasciavano presagire l’imminente fine del regno di Yaya Touré a Manchester, sponda City. Già, perché di regno si parla: prima dell’inizio di questa stagione, il centrocampista ivoriano poteva vantare 268 presenze e 72 reti con la maglia dei Citizens, con due titoli di Premier League nel palmares e picchi di rendimento e realizzativi d’eccellenza, come i 20 gol in campionato nella stagione 2013/14.

Ora trequartista ora mediano, incontrista insuperabile e incursore letale, Yaya Touré è stato il cuore pulsante del ManCity degli sceicchi, ma a 33 anni il suo canto del cigno sembrava sempre più vicino e inevitabile. L’emblema del progressivo decadimento fisico (ma non solo) è la sua prestazione nella semifinale di ritorno di Champions League contro il Real Madrid, in un video decisamente complicato da raccontare risultando credibili.

L’arrivo di Pep Guardiola sulla panchina dei Citizens  pareva rappresentare il definitivo de profundis per la carriera di Yaya, che anni addietro aveva lasciato il Barcellona proprio a causa del santone catalano. Gli scambi di battute al veleno tra l’agente del calciatore e Pep non hanno fatto altro che aggravare la situazione del numero 42, mai in campo in Premier League in questa stagione. Fino a ieri pomeriggio.

Nell’ostica trasferta di Londra contro il Crystal Palace Pep decide di affidarsi, per la prima volta in stagione dal preliminare di Champions, a Yaya Touré davanti alla difesa; l’ivoriano era finito all’ultimo posto nelle gerarchie, dietro a Fernandinho, Delph, Fernando e l’adattato Silva, prima che Guardiola decidesse di sospendere (definitivamente) il suo ostracismo e riaffidargli le chiavi del centrocampo.

Le “vittime” illustri nella carriera di Guardiola sono molteplici: Eto’o, Deco, Ibrahimovic, Mandzukic, per citarne alcuni, e anche l’ivoriano sembrava finito nella lista nera del Pep senza possibilità di uscirne. Touré già prima della sosta aveva provato, con grandissima umiltà non affatto scontata per chi ha scritto la storia recente del club, a chiarire la sua posizione e rientrare nelle grazie del tecnico, che però non si era sbilanciato commentando con un laconico “Ho parlato con Yaya, per me non cambia nulla“.




Ebbene, come sappiamo anche Guardiola sbaglia, ma era dai tempi del rapporto con Eto’o che il tecnico catalano non tornava sui suoi passi, ammettendo di aver bisogno di chi aveva deciso di escludere. Yaya ha risposto immediatamente, stavolta non tramite il suo procuratore o con un post sui social, ma sul campo. A chi lo dava per imbolsito, finito, invecchiato, l’ivoriano risponde con una delle percussioni diventate il suo marchio di fabbrica: avanzata fino al limite dell’area, scambio stretto con Nolito, bomba di piatto sotto la traversa che fa impazzire compagni e tifosi del City in trasferta, consci di aver ritrovato il proprio leader.

Il Palace pareggia a stretto giro di posta, ma la giornata perfetta del numero 42 non può chiudersi con un segno X: 8′ dalla fine, angolo per i Citizen, De Bruyne batte a mezz’altezza e tra le maglie rossoblu del Palace sbuca come un fantasma Touré, che insacca di prima e si lascia andare a un’esultanza allo stesso tempo incredula e spontanea, prima dell’abbraccio del belga e degli altri compagni.

I commenti del postpartita lasciano intendere un disgelo definitivo, o quasi, tra il tecnico e il centrocampista; tutto è bene ciò che finisce bene, il City ha ritrovato il suo leader, Pep ha dimostrato che tra le capacità dei più grandi c’è l’umiltà nel tornare sui propri passi.

“Nell’ultimo mese e mezzo è stato straordinario in allenamento, i compagni lo amano, ci aiuterà tantissimo nelle rotazioni. All’inizio non volevo puntare su di lui, ma ora ha perso peso ed è in forma perfetta, sono davvero felice per Yaya, è una grande persona” (Pep Guardiola al termine di Crystal Palace – Manchester City).

“Ero mentalmente pronto e sapevo che il mio allenatore avrebbe avuto bisogno di me prima o poi. Sono felice di giocare a calcio, i miei compagni mi hanno sempre supportato e voglio fare il possibile per aiutarli” (Yaya Touré alla BBC dopo la doppietta al Crystal Palace).

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11