Who ate all the pies?! William Fatty Foulke, un portiere di peso Who ate all the pies?! William Fatty Foulke, un portiere di peso
Who ate all the pies?! You fat bastard! You fat bastard! You ate all the pies! Agli albori del pallone, quando si giocava con... Who ate all the pies?! William Fatty Foulke, un portiere di peso

Who ate all the pies?! You fat bastard! You fat bastard! You ate all the pies!

Agli albori del pallone, quando si giocava con i pantaloni alla zuava e i palloni pesanti quanto l’anima di un peccatore, su campi di pietre e terra, e senza telecamere a filmare morbosamente ogni respiro dei 22 in campo, i cori da stadio non erano poi così diffusi. Diciamo che ci voleva qualche pioniere, qualche genio visionario che avrebbe dovuto tracciare la via per tutti quelli a venire. Non ci sono notizie certe, tutto è avvolto da un alone mitico e mistico. Ma pare che il signore di cui stiamo per raccontarvi sia stato il primo calciatore ad avere avuto l’onore di vedersi dedicato un coro contro di lui. Dai propri tifosi. In tono scherzoso, canzonatorio, goliardico, certo.

Who ate all the pies?! You fat bastard! You fat bastard! You ate all the pies!

Chi ha mangiato tutte le torte? Tu, ciccione bastardo! Tu, ciccione bastardo! Tu hai mangiato tutte le torte!

Il ciccione bastardo in oggetto è il protagonista di questa storia, ed è un protagonista di peso. Si, perchè stiamo parlando di William “Fatty” Foulke, leggendario portiere dello Sheffield United e nel Chelsea di inizio Novecento. Si, inizio Novecento, avete capito bene. La carriera di questo ragazzone terminò infatti nel 1907, ben prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

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130, 140, 150 chili. Non ci sono certezze sul peso di Foulke all’apice della sua carriera. 193 centimetri, su quelli erano d’accordo tutti. Si vedevano, da lontano. Andare a questionare grammo per grammo sul peso del ragazzo era però pratica abbastanza rischiosa, motivo per cui dobbiamo fidarci delle -poche, purtroppo- foto d’epoca che di dubbi ne lasciano veramente pochi. 130, 140 o 150 che fossero, William Foulke era grosso. Ma grosso per davvero, ragazzi. Quando gli avversari lo vedevano tra i pali, lo sconforto li assaliva. Trovare uno spiraglio per battere quel gigante era impresa titanica. Sarebbe servito Davide con quella sua diavolo di fionda.

Nel 1894 (e si, abbiate pazienza, ve l’avevamo detto che era calcio d’altri tempi) William Foulke si trasferisce per 20 sterline dal Blackwell Town allo Sheffield United. E a Bramall Lane diventerà leggenda. Non era molto amato dagli attaccanti avversari. Un po’ perchè vederselo arrivare addosso in uscita non era uno spettacolo rassicurante, se ci si era presentati al campo sportivo senza prima fare testamento. Un po’ perchè spesso il buon Willy aveva l’abitudine di appendersi alla traversa e piegarla tirandola in giù…abitudine persa quel giorno in cui spaccò la traversa a metà, causando la sospensione della partita. Altra abitudine del ragazzo, per la verità comune a molti altri portieri dell’epoca (altro calcio, si) era quella di sedersi sopra la traversa durante le azioni d’attacco della propria squadra. Questa, a dire il vero, era un’abitudine di inizio carriera, prima di mettere su qualche chiletto di troppo; non deve essere proprio agevole saltare sulla traversa dalla quintalata in su…

Però, con Fatty Foulke tra i pali, lo Sheffield United si comportò bene: una vittoria della First Division, due secondi posti, due vittorie in FA Cup, una finale. Ecco, la FA Cup. Nel 1902, episodio su cui soffermarci. Sheffield United-Southampton, la finale. La partita finisce 2-2, ma secondo il portierone il gol del pareggio dei Saints è stato segnato in posizione di fuorigioco. L’arbitro, un coraggioso evidentemente, dice che no, il gol è buono. Fatty Foulke va a farsi la doccia, ma poi vede che l’arbitro sta uscendo dallo spogliatoio. Esce dalla doccia, ancora nudo, e corre per spiegare la sua versione dei fatti al direttore di gara, probabilmente non proprio in termini amichevoli. Il buon uomo, forse pentito della propria decisione, si chiude in un armadio, che Faulke non si fa problemi a sradicare per portare avanti le sue ragioni. Intervengono compagni di squadra, avversari e 3 uomini della Football Association che riportano il numero uno a più miti consigli. Siccome è un calcio d’altra epoca, Faulke non verrà squalificato, disputerà una prestazione magistrale nella ripetizione della finale e solleverà la FA Cup del 1902 al cielo.

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Oltre al cibo, però, Foulke amava pure la bottiglia. Sempre di più. A Bramall Lane, sempre più spesso litigava con compagni, avversari, pubblico. Certo, a contraddirlo non ci pensava ancora nessuno. Però, nel 1905, la sua avventura a Sheffield finisce. E’ il Chelsea, forse attirato dalla fama che circondava Foulke, a comprarlo. Foulke diventa immediatamente capitano della squadra. Siccome non gli va proprio di andare dietro la porta a raccogliere i palloni da rimettere in gioco ogni volta, che piegarsi è sempre impresa ardua con quel fisico, favorisce l’introduzione di una figura che ancora oggi è protagonista del nostro calcio: il raccattapalle. Il Chelsea infatti, su esplicita richiesta del suo portiere, piazza due ragazzini dietro la sua porta per recuperare i palloni. E Willy gradisce, e spesso prende in braccio e si fa delle grosse chiacchierate con i ragazzini. Durante la partita, si.

La bottiglia però resta purtroppo ancora grande protagonista nella vita di Foulke. Al Chelsea non dura molto. Gli attaccanti tremano ancora quando lo guardano, ma di restare in porta ha sempre meno voglia. Disputa un’ultima stagione al Bradford City, poi nel 1907 decide che è ora di fare basta con il calcio e si ritira. Si ritira con all’attivo una sola presenza in Nazionale, nonostante all’epoca meglio di lui tra i pali fossero in pochi. Ma alla Football Association non gradivano molto il suo modo di fare, quindi, epurato. Muore nel 1916, di cirrosi epatica. Viene seppellito a Sheffield, dove la leggenda di William Fatty Foulke resta viva nel cuore dei tifosi, anche di quelli che ne hanno conosciuto le gesta solo tramite i racconti di chi c’era. Resta nel cuore di tutti, anche se non c’è più. Anche se si è mangiato tutte le torte.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro