Il buttafuori guarda dritto davanti a sé, con gli occhi ridotti a una impercettibile fessura, cercando di non pensare al vento gelido che gli...

Il buttafuori guarda dritto davanti a sé, con gli occhi ridotti a una impercettibile fessura, cercando di non pensare al vento gelido che gli sbatte addosso di continuo. Quello sguardo rude, percettibilmente torvo, che farebbe desistere ogni essere umano dotato di buon senso dal proposito di presentarsi davanti al titolare di quello sguardo che, guarda caso, è montato su una struttura fisica notevole, una quercia con due piedi per muoversi il minimo indispensabile.

Incuranti del pericolo, in molti si presentano davanti a quella porticina, speranzosi di poter passare, di poter entrare in quell’angolino di Paradiso a guardia del quale è stato piazzato quel buttafuori d’ebano che nella vita non ha mai fatto altro se non tagliare a metà le ambizioni di chi gli si parava davanti. Lo sguardo truce di chi ne ha vissute tante, di quelle serate, fatte di adolescenti brufolosi o patetici quarantenni brizzolati illusi di potergli passare davanti solo spendendo un nome o una giacca di marca. Tutti rimbalzati con la solita espressione disgustata, con il naso tirato su e la bocca distorta quasi come fosse un grugnito. Tutti respinti, senza possibilità, senza appello. Tutti finiti addosso a quel buttafuori infame, a quel gigante che poi, in fin dei conti, così alto non è, ma che però, con quell’espressione addosso, santiddio, sembra grande il doppio.

Dopo essere stati fermati, dopo essersi accorti che sulla lista il loro nome non c’era, tutti si ritrovano a pensare cosa debba esserci, come debba essere bello passare e ritrovarsi davanti a quella terra promessa che cercavano di raggiungere. Il buttafuori lo sa cosa c’è, alle sue spalle, e lo difende come un pretoriano totalmente preso dalla causa. C’è un sogno da custodire ad ogni costo, con un angelo biondo di nome Kasper, lui sì in possesso delle chiavi della Porta Santa.

Nella calma della notte che diventa alba, il buttafuori tira un respiro. Anche questa è passata. Si toglie la divisa, la lascia sfilare attraverso quelle due cosce che sembrano proprio due tronchi di una quercia secolare. Tagliandole, dovresti riuscire a risalire all’età di questo ragazzo, di questo omaccione. Ma non c’è bisogno di tagliarle a metà, anche perchè lui probabilmente non sarebbe d’accordo e, ragazzi, su questa terra di cose spiacevoli ce ne sono parecchie, ma poche sono pericolose come essere in disaccordo con lui.

Non c’è bisogno di tagliargli i tronchi. Lui si chiama Wesley Nathan Morgan. Nessuno però è mai andato oltre il più semplice Wes, che gli si addice di più: diretto, semplice, una sola sillaba, come l’abbaiare di un cane: WES!

Ha 32 anni, ma fa questo mestiere da una vita. Per gli altri è un cagnaccio, un maledetto distruttore di ambizioni altrui. A lui, invece, piace essere più romantico. A lui, in segreto, quando il mondo non lo guarda, piace dire di essere il Custode del Sogno. Un sogno che ha la forma di una coppa di medie dimensioni da alzare al cielo, ma che metaforicamente, dentro di sé, contiene tutto. Contiene la salvezza dell’umanità e del gioco più prezioso che gli uomini hanno, il Sacro Pallone.

Viene da un posto in cui la vita non è semplice per nessuno. Per qualcuno, oltre che difficile, è pure parecchio breve. Di gente morta presto, per colpa di una pallottola, di una coltellata o di una dose di troppo, a The Meadows, zona non troppo “in” di Notthingham, se ne può contare parecchia. Loro, però, quelli che si sono presi la pallottola, la coltellata o la dose di troppo, non avevano quello che il giovane Wes già aveva. No, non era il temperamento d’acciaio. Nemmeno il fisico statuario. E neanche lo sguardo da cattivo di un film di Sergio Leone, pronto a farti fuori con una revolverata.

No. Quello che ha salvato il giovane Wes da The Meadows è un oggetto di forma sferica. Lo stesso con cui oggi si guadagna da vivere. Prendendolo a calci, o, più che altro, evitando che i suoi avversari possano prenderlo a calci più di tanto. Perchè il buttafuori, Wes Morgan, lo fa su un prato verde, difendendo la porta di Kasper Schmeichel e del Leicester City di Claudio Ranieri. E, davanti a Wes Morgan e al suo compare Robert Huth, sono passati solo 31 volte, finora. Non un record, ma sufficienti a mantenere le Foxes lì davanti, 5 punti sopra il Tottenham, sulla strada di un sogno pazzo, irreale, assurdo, fuori da ogni logica. Wes Morgan è il Custode del Sogno. E vuole continuare ad esserlo.

Per questo, ogni fine settimana, Wes si allaccia gli scarpini, scende in campo, controlla la lista degli invitati al party. E, sulla lista di Wes Morgan, in genere, di nomi non ce ne sono. Niente fronzoli, né convenevoli.

Semplicemente, non si passa.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro