Li vediamo lì e li crediamo invincibili. Li vediamo disegnare calcio, illuminare i palcoscenici che calcano e scrivere pagine indelebili della storia del pallone,...

Li vediamo lì e li crediamo invincibili. Li vediamo disegnare calcio, illuminare i palcoscenici che calcano e scrivere pagine indelebili della storia del pallone, e pensiamo che rimarranno così per sempre, così come sono scolpiti nella nostra memoria. Li crediamo eroi intramontabili, e forse sbagliamo. Perché in fondo anche loro cadono, sotto i colpi del tempo che li logora da dentro

E a un certo punto, all’improvviso, senza nemmeno accorgercene, cadono. Facendo rumore, quel rumore sordo che ci ricorda che il destino e il tempo non fanno sconti a nessuno. E per Wayne Rooney quel momento sembra sempre più vicino. O, almeno, adesso comincia a rendersi conto di quello che potrebbe succedere.

Wazza, da un po’ di tempo, sta attraversando un periodo complicato. Nel Manchester United viene messo in discussione sempre più spesso. Da quando è arrivato José Mourinho, più di qualche volta si è dovuto accomodare in panchina. Insomma, non è più un pilastro, né una certezza, come era fino a poco tempo fa. Nonostante da un po’ stia giocando praticamente da centrocampista, sacrificandosi come mai aveva fatto nella sua carriera, allontanandosi dalla porta. Ma, pur di trovare spazio, problemi non se n’è mai fatti. Il sacrificio è sempre stato nel suo DNA.

Con l’Inghilterra, non ne parliamo nemmeno: la nazionale dei Tre Leoni è da sempre circondata da un continuo alone di polemica. In un certo senso, con quella maglia addosso, come fai fai, sbagli. I margini di errore, quando hai addosso la maglia della nazionale inglese, sono sempre ridottissimi. Figuriamoci se poi hai la fascia di capitano al braccio e se, per tua natura, sei abituato a metterci sempre la faccia, con coraggio e responsabilità.

Qualche giorno fa l’Inghilterra, che tanto per aggiungere pepe alla faccenda è senza un CT definitivo, per via dello scandalo in cui si è andato a infilare Big Sam Allardyce, ha battuto 2-0 Malta a Wembley. Una prestazione che non ha soddisfatto i tifosi inglesi, che hanno puntato il loro capitano. Dagli spalti dello stadio di Londra sono partiti rumorosi e sonori fischi. (anche se non da parte di tutto lo stadio). Insomma, il momento è difficile e la frattura sembra essere stata certificata. Anche se veri e giustificati motivi non sembrano esserci.

Ieri, in conferenza stampa, il CT ad interim Southgate ha annunciato che Wayne Rooney, stasera, non partirà titolare contro la Slovenia. E qualcuno suggerisce che forse anche la fascia di capitano potrebbe presto scivolare dal braccio di Rooney a quello di un altro. Insomma, anche se non sembra abbia fatto niente di particolare per meritarsi questo trattamento, Wayne Rooney sembra essere finito, inspiegabilmente, in mezzo alla polvere.

Un rapporto sempre controverso, quello tra Rooney e la nazionale inglese. Nonostante, con 53 reti, sia il primatista ogni epoca di gol segnati. Nonostante non si sia mai risparmiato, nonostante non abbia mai tirato indietro una volta la gamba. Sarà forse colpa di quella faccia mai sorridente, perennemente arrabbiata, che sembra fatta per attirare critiche e malumori.

Lui, come sempre, non ha fatto una piega. Come un vero capitano dovrebbe fare, ha accettato la decisione e ha ribadito che continuerà a sostenere la squadra e che si impegnerà ancora di più per riconquistare il suo posto in squadra.

Perché forse, a 31 anni, non è arrivato ancora il momento di ammainare la bandiera di Wayne Rooney. Noi, almeno, lo speriamo. Uno come lui non se lo merita.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro