Watford 3 – Leicester City 1: 30 secondi di storia a Vicarage Road Watford 3 – Leicester City 1: 30 secondi di storia a Vicarage Road
Ci sono singole azioni che potrebbero valere un libro, un film o un trattato sulla delinquenza. Esistono alcuni momenti in cui ti senti più... Watford 3 – Leicester City 1: 30 secondi di storia a Vicarage Road

Ci sono singole azioni che potrebbero valere un libro, un film o un trattato sulla delinquenza. Esistono alcuni momenti in cui ti senti più che un tifoso. Ti fanno provare un delirio d’onnipotenza che può durare anche solo 30 secondi, tu però sai che la partita è finita e che in quel singolo attimo sei in estasi come Santa Teresa. Fino alla prossima partita, almeno.

E’ proprio di 30 assurdi secondi che voglio parlarvi. E’ il 12 maggio 2013, un giorno qualsiasi in cui un tifoso qualsiasi si è sentito Dio. La partita è Watford – Leicester City, valevole per il ritorno della semifinale dei playoff di Championship. In poche parole chi vince va a giocarsi la finale che può portare la squadra nel mondo criminale della Premier League. In una mai banale Inghilterra questa partita non poteva assolutamente evolversi in maniera monotona. Vicarage Road, estremo nord di Londra, aspetta il Leicester che aveva vinto in casa con una striminzito 1-0. Tutto può capitare, e ovviamente capita.

Vicarage Road ribolle. Neanche a dirlo è tutto esaurito, adesso provate ad immaginarvi dei playoff di Serie B italiana e capirete perché emozioni del genere non potremmo mai viverle. La Championship, alla faccia delle serie minori, è il sesto campionato più seguito d’Europa, questo per dare un piccolo assaggio del clima che si respira. Gli Hornets aspettano i Foxes, tutto è pronto per scatenare passione.

Dopo un quarto d’ora di pressing e falegnameria lo stadio può esplodere. Segna Vydra per il Watford e il bilancio del doppio match è esattamente pari. Quando però ci dicono “la partita è lunga” non è una cazzata. E’ vero, le partite sono dannatamente lunghe, non finiscono mai. Azioni di 10 secondi sono peggio di un poema epico. I Foxes infatti non ci stanno e pareggiano subito con Nugent, un giocatore che sta abbastanza stretto per la categoria. A metà primo tempo il Leicester dovrebbe andare a giocarsi la promozione a Wembley. Uscire vivi da Vicarage Road non è però così semplice. La partita, dopo i fuochi d’artificio iniziali, non è di quelle da ricordare negli annali del calcio mondiale: scarpate di qua e di là, maglie strattonate e difese rocciose. Il Watford cerca comunque di fare la partita, passa di nuovo in vantaggio con Vydra ma agli ospiti basta un pareggio per passare il turno.

Tante botte, carpentieri con gli scarpini della Puma e galeotti con contratti invidiabili. Sfangarla era diventata la parola d’ordine, sempre se già non lo fosse. L’arbitro dice che 5 minuti di recupero possono bastare: sono minuti lunghissimi, quando a 30 secondi dalla fine succede qualcosa che ancora sembra impossibile da realizzare.

Rigore per il Leicester City: sul dischetto va Knocaert, l’uomo che può portare i Foxes in Premier. I tifosi cantano già, si immaginano già alle porte delle torri di Wembley. Knocaert tira, non angolato ma comunque un rigore ai limiti della decenza. Il Watford in porta ha un certo Almunia che respinge male, anziché mandare il pallone verso il fallo laterale la carambola lo rimette al centro, lo rimette sul destino di Knocaert. E’ una frazione di secondo, in cui però una persona debole di cuore dovrebbe chiamare il pronto intervento senza esitazioni. Se fosse stato un film (e quasi quasi poteva sembrarlo) il tempo si sarebbe fermato: Almunia impotente, Knocaert con la porta spalancata ed il pallone sui piedi. Questa però non è una partita normale, lo sappiamo.

Il giocatore dei Foxes tira nuovamente, Almunia però in qualche modo assurdo ed inspiegabile si immola come se non ci fosse un domani e, un po’ per caso un po’ per prontezza di riflessi, respinge quel maledettissimo tiro. Io, da milanista, ricordo un episodio simile con Dudek e Shevchenko nella famigerata Istanbul, dove un polacco semisconosciuto sbarra le porte ad uno dei giocatori più forti del momento. Già questo basterebbe per far imprecare l’intero firmamento ai supporters ospiti ma, ovviamente, la partita non è finita.

Come detto Almunia respinge, in quel momento l’area del Watford è una gang bang senza limiti di delinquenza. I difensori degli Hornets riescono però a spazzare, a buttarla su alla “vai con Dio”. La divinità della situazione si chiama però Marco Cassetti (sì certo, è lui e lo conosciamo bene…) che si ritrova un pallone benedetto sui piedi. La sua è una sgroppata di quelle che valgono una vita, dove l’adrenalina e la passione fanno a pugni con l’acido lattico. Sulla trequarti avversaria lascia a Forestieri, fantasista argentino che se non si fosse chiamato con un nome italiano sarebbe finito per certo in una grande squadra. I piedi venuti dalla Pampa mettono dentro un cross che emana disperazione, un cross che voleva chiudere quella maledetta partita.

In area del Leicester ci sono solo maglie gialle, più qualcuna dei difensori. Tutti gli Hornets, dopo il rigore, sono saliti non si sa ancora con quali forze. Hogg, entrato da poco, sovrasta i difensori e rimette in mezzo per Deeney.

Fermi tutti: se fosse Matrix questo attimo durerebbe un paio d’ore, e forse per Deeney è stato davvero così. In mezzo a tre maglie gialle la arriva e insacca il pallone che porta una quartiere del nord di Londra a Wembley. Quello che succede dopo è indescrivibile.

Via la maglia, una corsa eterna verso la curva. Tifosi in campo e giocatori sugli spalti a festeggiare con gli ultras. Il campo è completamente invaso, la panchina del Watford salta dall’emozione. Zola in preda ad un delirio d’onnipotenza corre verso i suoi ragazzi. Knocaert è ancora chino sul dischetto del rigore, immobile ed in stato di shock perché per lui il tempo non è mai passato. Per 30 maledetti secondi il Watford ed i suoi tifosi sono stati invincibili, più forti del tempo che vuol far concludere una partita.

La squadra poi perderà la partita di Wembley, ed in Premier andrà il Crystal Palace. Il Leicester City si guadagnerà la promozione l’anno dopo e la squadra a restare in Championship sarà, per un qualche Dio molto ironico, il Watford. Ma chi se ne frega? Quei 30 secondi sono valsi una stagione.

Giacomo Bertollo
twitter: @JackBertollo

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