Vogliamo molto bene ad Arkadiusz Milik Vogliamo molto bene ad Arkadiusz Milik
Spesso nella vita di un uomo arriva un periodo in cui il destino sembra mettersi di traverso. C’è chi la chiama sfortuna, chi invece... Vogliamo molto bene ad Arkadiusz Milik

Spesso nella vita di un uomo arriva un periodo in cui il destino sembra mettersi di traverso. C’è chi la chiama sfortuna, chi invece la chiama semplicemente casualità. L’unica ricetta per affrontare un ostacolo è quella di reagire, di cercare dalle proprie cadute la spinta per ritornare in alto.

Non lo sappiamo e non lo sapremo mai cosa ha pensato Arkadiusz Milik il 23 settembre del 2017, durante il secondo tempo di Spal – Napoli. Quando il suo ginocchio destro all’improvviso si rompe a meno di un anno dalla rottura di quello sinistro.

Non sappiamo se Arek abbia pensato davvero che fosse finita, se dentro di lui abbia pensato anche solo per un momento che forse, a soli 23 anni, non ci sarebbe stato più spazio per una carriera importante. Il famoso treno che passa, che poi ti scaraventa giù alla prima fermata, lasciandoti in bocca quel sapore misto di rabbia ed incredulità. Noi non sappiamo niente, sappiamo solo che la fine dell’anno appena trascorso ci ha lasciato in eredità la bellezza di un ragazzo che è tornato a fare quello che gli riesce meglio: giocare a calcio e fare gol.

Arkadiusz Milik è nato in un paesino polacco, precisamente a Tychy, un freddo giorno di fine febbraio del 1994. Dopo aver giocato nelle giovanili del Katowice ed aver mosso i primi passi da professionista, in patria, tra le fila del Gornik Zabrze, nella stagione 2012-2013 gli si spalancano le porte della Bundesliga. Ad acquistarlo è il Bayer Leverkusen. L’impatto con il calcio tedesco non è dei migliori, tra le fila dei rossoneri, infatti, gioca solo sei partite non trovando mai la via del gol.

Nella stagione successiva passa all’Augusta, sempre in Bundesliga, le cose vanno leggermente meglio: segna due gol in diciotto apparizioni. Numeri non esattamente entusiasmanti per un attaccante, tanto che i tedeschi lo girano in prestito con diritto di riscatto in favore dell’Ajax.
Milik sbarca ad Amsterdam per indossare una delle maglie più gloriose del calcio del Vecchio Continente, quella bianco e rossa dell’Ajax. In Olanda, in una della scuole calcistiche migliori d’Europa, le cose per l’attaccante polacco iniziano a girare per il meglio. Ben trentadue gol messi a segno in Eredivise in due stagioni che gli valgono l’attenzione e le avances dei più grandi club europei.

A spuntarla è il Napoli, che all’inizio della stagione 2016-2017 sborsa trentadue milioni di euro per assicurarsi le prestazioni del centravanti venuto da un lontano paesino polacco e per consegnare, all’allora tecnico partenopeo Maurizio Sarri, l’attaccante che nella testa di staff tecnico e societario avrebbe dovuto sostituire un certo Gonzalo Higuain.

L’avvio con la casacca azzurra napoletana è dei più promettenti, Milik sembra immediatamente essere a suo agio nei meccanismi offensivi del tecnico toscano. Doppietta al Milan in Serie A, doppietta per bagnare l’esordio in Champions League contro la Dinamo Kiev e poi la luce che si spegne. Il destino che comincia a mettersi di traverso. Si gioca Polonia – Danimarca, valida per le Qualificazioni al Mondiale di Russia, alla fine del primo tempo il crociato anteriore del ginocchio sinistro fa crack. Operazione e cinque mesi di stop. Quando rientra in squadra il Napoli di Sarri è ormai un orologio perfetto, il posto di centravanti appartiene indiscutibilmente a Dries Mertens, per Milik non restano che scampoli di partita.

La stagione 2017-2018 sembra poter essere quella della rinascita, ma in un sabato pomeriggio di fine settembre, a Ferrara, si rompe il crociato anteriore del ginocchio destro. Altra operazione e altri sei mesi di stop forzato, un calvario senza fine, una luce che in un fondo a quel tunnel sembra proprio non voler apparire.

Ed è proprio qui che succede qualcosa, in questo frangente di vita sportiva sospesa Arkadiusz Milik inizia a lottare contro tutto e tutti per poter ripresentarsi in campo integro e decisivo, per poter ancora ascoltare il suo nome inneggiato a squarciagola da tutto lo stadio.

L’occasione arriva in questa stagione. Sulla panchina del Napoli arriva Carlo Ancelotti, uno che di grandi attaccanti in carriera ne ha allenati giusto qualcuno! Milk scala le gerarchie del tecnico emiliano, fino a conquistare sempre più spesso la maglia da titolare, ripagando con i gol, ben dieci fino a questo momento, la fiducia e l’amore che tutto l’ambiente partenopeo gli ha riversato addosso.

Arek Milik è il prototipo del centravanti moderno, bravo a dialogare con la squadra e praticamente infallibile sotto porta. Fisicamente e tecnicamente ricorda molto il suo connazionale Robert Levandowski, la crescita costante che sta avendo potrebbe anche permettergli di ripercorrere le orme del fortissimo attaccante del Bayern di Monaco.

L’attaccante polacco ha dalla sua la forza e la serenità che solo chi ha dovuto combattere contro un destino avverso può avere, i giorni tristi passati in palestra a fare fisioterapia sono ormai solo un lontano ricordo. Il presente è il campo, l’odore dell’erba, i gol e l’esultanza dei propri tifosi.

Arkadiusz Milik, potete starne certi, non ha nessuna intenzione di fermarsi. Ha battuto il destino, ora tocca solo ai portieri e difensori avversari che gli si pareranno davanti in campo.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo