Voce del verbo sfangarla, capitolo 7: la Rivoluzione Voce del verbo sfangarla, capitolo 7: la Rivoluzione
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Leggi il Capitolo 1: Senza infamia e senza lode

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Leggi il Capitolo 3: Ogni volta come la prima

Leggi il Capitolo 4: Casa dolce casa

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Voce del verbo sfangarla, racconto a puntate

Capitolo 7: la Rivoluzione

Qualcuno sta iniziando a crederci per davvero, a questa storia. Abbiamo vinto tre partite consecutive. Ogni volta in maniera rocambolesca. Una vittoria a tavolino, una in 9 contro 9. Con me e Tonf espulsi, per la più indegna delle gazzarre. Quando i ragazzi tornano nello spogliatoio, ci chiedono se abbiamo visto. Io e Tonf abbozziamo un si, ma non abbiamo visto un bel niente. Non glielo diremo mai, però, sono troppo felici, di essersi portati a casa una partita del genere.

Adesso anche i più scettici sembrano crederci. A sette giornate dalla fine la classifica è un vero e proprio ginepraio, potremmo davvero vincere anche noi. Non sappiamo i risultati dagli altri campi, anche perchè probabilmente negli altri campi devono ancora giocare, mica siamo la Serie A, che giocano tutti insieme. Anzi, manco più in Serie A giocano tutti insieme. Sette giornate alla fine, sette per tre ventuno. Ventuno punti che possiamo andarci a prendere ovunque, ventuno punti che per noi potrebbero significare la promozione in Prima Categoria. Sarebbe la prima volta che arrivo da qualche parte in cui c’è la parola primo, penso, filosoficamente. Poi, pensando alle innumerevoli volte in cui ho divorato tagliatelle, carbonare, amatriciane e compagnia bella, mi viene da sorridere. Quello è il mio primo, altro che il primo posto o la Prima Categoria.

La settimana che segue il trionfo di San Liberato è la più strana della mia vita. Per la prima volta ci alleniamo tutti. Tutti, non manca nessuno. Franco, che in genere si presenta solo alle partite, perchè ha troppo da lavorare, ha detto che ha lasciato la moglie al negozio da sola. Ha detto che ha bisogno di allenarsi, non ne vuole sapere niente. “Voglio fare due mesi da professionisti, voglio dare l’anima dal lunedi alla domenica, dalla domenica al lunedi. Chiamatemi fesso, ma noi quest’anno vinciamo il campionato”. Detto da uno che non aveva mai mostrato interesse per questa faccenda, che oramai credevo essere frutto della mia fantasia, è una bella botta di autostima. Decido che ci meritiamo una possibilità, decido che ci porteremo a casa queste sette finali. Erano dieci, ora sono sette. E’ sempre qualcosa in più, no?

C’è un problema, però. Il giovedi arriva il comunicato del giudice sportivo. Io e Tonf possiamo allenarci quanto vogliamo, ma per le successive due partite il campo non lo vedremo. E’ una bella mazzata. Io abbandono Mirko al centro della difesa, l’attacco perde il suo unico punto di riferimento, l’unico disperato in grado di fare qualche gol. Quando la domenica successiva, al Comunale Nazareno Strampelli, dobbiamo prendere la strada della tribuna invece di quella degli spogliatoi, la tristezza mi assale. Tonf, nella sua tuta societaria sporca ancora di non so cosa, mi chiede se non possiamo sederci in panchina, almeno, mi verrebbe da abbracciarlo. Non ho mai visto un adulto così ingenuo, e forse è per quello che gli voglio bene. Poi ci accomodiamo in tribuna, insieme ad una cinquantina di persone, e preghiamo perchè questi 90 minuti, e i 90 dopo, passino in fretta. 180 minuti da guardare dalla tribuna, 180 minuti a soffrire il quadruplo degli altri. Perchè quando sei dentro il campo, non te ne accorgi, corri, sfoghi la tua rabbia, annulli le tue paure. Ma da fuori, tutto sembra più grande, tutto sembra più difficile.

Quando la Polisportiva San Michele e gli Shamrock Rovers Rivodutri entrano in campo, e salutano noi sugli spalti al fischio dell’arbitro due domande mi tormentano: uno, a chi diamine è venuto in mente di chiamare una squadra Shamrock Rovers Rivodutri. Due, cosa si inventerà il mister per mettere in campo 11 persone abili al gioco del calcio? Alla prima domanda non troverò mai risposta. Alla seconda la trovo, ed è una sorpresa incredibile. Non saprei raccontarvi come siamo schierati in campo. Saprei solo dirvi che c’è Mirko in mezzo alla difesa, e praticamente tutto il centrocampo schierato in torno a lui, come una gabbia. Potrebbero essere anche una ventina di persone, non si capisce nulla. Guardo le fasce, e le vedo vuote. Non vedo Willy, non vedo Koly. Le nostre due frecce ivoriane non presidiano la fascia come al solito. Ingiurio il cielo, penso che forse gli è successo qualcosa, che di tanto in tanto spariscono e non si sa dove vanno. Poi, però, guardo meglio. Sono davanti a tutti. Il mister li ha messi in attacco, loro due che forse non hanno manco mai calciato in porta in vita loro. Anzi, lo giuro, non gliel’ho mai visto fare.

Penso che forse il vecchio che siede sulla nostra panchina da vent’anni ha bisogno di aria nuova. Poi, però, penso anche che alcune delle migliori cose che ho visto da quando seguo il calcio mi sembravano delle immonde baggianate. E mi convinco che forse avrà ragione lui. Gli Shamrock Rovers Rivodutri sono una squadra legnosa. Giocano duro, picchiano, entrano forte e deciso. La stessa cosa facciamo noi, per cui la partita, per i primi venti minuti è un susseguirsi di fischi dell’arbitro, di gente che casca in terra, si rialza, casca in terra, spintona l’avversario, ricasca in terra, riprende a correre, restituisce il calcione, e via ricominciare tutto da capo. Poi, senza motivo, la tattica del Mister sembra rivelarsi vincente. Ennesima mischia a centrocampo, l’arbitro si rifiuta di perdere ancora il fiato dentro il fischietto.

Qualcuno, da quella mischia, fa sbucare un pallone, che si avvia verso il loro portiere. Willy inizia a correre come Usain Bolt, ci arriva, in un nanosecondo. A tu per tu con il portiere fa partire un siluro. Cioè, dovrebbe. In realtà fa partire una zappata terribile. 80% campo, 20% palla. La sfera resta praticamente sul posto, Willy si rotola per terra. Armando, il custode del campo sportivo, esce fuori alla velocità della luce proferendo ogni tipo di ingiuria. Sento parole che vi garantisco non ho mai sentito in vita mia, e ne ho sentite parecchie. Andiamo all’intervallo sullo zero a zero, e soprattutto senza aver ancora capito come diavolo stiamo giocando. Mi accendo una sigaretta, Tonf si mangia 15 goleador.

Dall’intervallo le squadre escono a pezzi. E’ inevitabile, si sono picchiati per 45 minuti come indemoniati. Già dal primo minuto della ripresa si capisce che le squadre si allungheranno come manco in Argentina, quando vedi quelle squadre correre appresso al pallone su e giù dall’inizio alla fine. Mirko inizia a far volare dei palloni verso l’iperspazio. Lancia lungo, lunghissimo, e Willy e Koly corrono appresso a quella palla come se non avessero mai fatto altro. Sembrano Cole e Yorke, i Calipso Boys. Al 73′, l’ennesima spazzata di Mirko trova Koly. Sui 20 metri. Potrebbe correre verso la porta. Il loro portiere è già pronto a lanciarsi verso di lui. Il nostro ex terzino destro invece, contro ogni previsione, colpisce il pallone al volo, senza farlo rimbalzare. Armando non attende nemmeno di vedere dove possa andare a finire il pallone. Sta già smadonnando senza soluzione di continuità. Tonf si avvia già verso la strada, pronto a raccogliere il pallone in mezzo a Via Perucca.

E invece sapete chi lo raccoglie quel pallone? Il portiere degli Shamrock Rovers Rivodutri. In fondo al sacco. Uno a zero per la Polisportiva San Michele, uno a zero per le idee rivoluzionarie di Mister Zappaduro.

I successivi 17 minuti sono forse la cosa più incredibile alla quale io abbia mai assistito al Comunale Nazareno Strampelli. Noi in 9 dietro la linea della palla, Willy e Koly sulla linea di centrocampo. Loro tutti all’assalto. I Calipso Boys della Polisportiva San Michele arrivano almeno altre dieci volte davanti al portiere, da soli, e riescono a sbagliare tutto. Non un tiro che possa impensierire il portiere, il più vicino va a finire a due metri dal palo, con Willy che si strappa la maglia per la disperazione, ed è costretto a giocare gli ultimi 2 minuti con uno squarcio al posto dello sponsor. Ma non so dirvi come, resistiamo. Non so dirvi come, ma il signor Gialuzzi di Ciampino fischia la fine. Uno a zero per noi. Con il gol più bello della storia del Comunale Nazareno Strampelli. Uno a zero per noi, tre punti. Abbiamo fatto la Rivoluzione. Ne possiamo fare altri diciotto. Ne dobbiamo fare altri diciotto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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