Voce del verbo sfangarla, capitolo 6: Questione di scelte Voce del verbo sfangarla, capitolo 6: Questione di scelte
Voce del verbo sfangarla, racconto a puntate Capitolo 6 Questione di scelte Leggi il Capitolo 1: Senza infamia e senza lode Leggi il Capitolo 2:... Voce del verbo sfangarla, capitolo 6: Questione di scelte

Voce del verbo sfangarla, racconto a puntate
Capitolo 6

Questione di scelte

Leggi il Capitolo 1: Senza infamia e senza lode

Leggi il Capitolo 2: Dieci finali

Leggi il Capitolo 3: Ogni volta come la prima

Leggi il Capitolo 4: Casa dolce casa

Leggi il Capitolo 5: Il Dio dei Poveri Cristi

Restare fermi non ci piace. Restare fermi ci fa male. Una maledetta ondata di maltempo. Due settimane con i campi fuori uso, due settimane di campionato fermo. Due settimane senza pallone, due settimane senza amici, due settimane senza prendere questioni con arbitri, tifosi, avversari. Due settimane di inferno.

Ma oggi, oggi no. Oggi siamo tornati in Paradiso. Almeno fino al triplice fischio finale della partita che ci aspetta stasera. Perchè anche se è venerdì sera non ci saranno discoteche, bar, club, night ad aspettarci. No. Noi, di venerdi sera, andiamo a San Liberato a giocare l’anticipo della giornata di campionato. Ne mancano otto alla fine del campionato. A seconda dei punti di vista, possono essere un’infinità così come possono essere una miseria. Veniamo da due vittorie consecutive. L’ultima volta che ci è successo, è stata quattro anni fa. Da quel momento sei punti in due partite non li avevamo mai fatti, se escludiamo dal conteggio svariati punti di sutura raccolti in giro per il mondo. 

E c’è ancora quella storia, quella a cui credo solo io. Quella delle dieci finali, quella della promozione, della vittoria del campionato. Certo, mancano solo otto giornate alla fine del campionato, e se non ho sbagliato i conti, cosa tra l’altro pure probabile, potremmo ancora farcela. I risultati si stavano allineando. Quelli davanti a noi iniziavano a perdere colpi, a rallentare. Noi dovevamo solo vincerne altre otto e pregare il padreterno. Le probabilità erano le stesse che c’erano di vedere Adriana Lima suonare al campanello di casa mia sussurrando “possiedimi”, certo. Ma anche Adriana Lima potrebbe perdersi nell’entroterra laziale, non credete?

Riapro gli occhi, ed Adriana Lima non c’è più. C’è Tonf davanti al baretto, luogo prescelto per l’appuntamento. C’è qualcosa di più sbagliato che darsi appuntamento davanti al baratto per la partenza prima della trasferta, di venerdì sera, in un freddo inverno, con l’anima che ti chiede di essere riscaldata a colpi di grappini e Montenegro, e con mezza squadra che rasenta, e spesso oltrepassa, i confini dell’alcolismo cronico? La risposta continua a vagare nell’aria, poi, a un certo punto prendiamo armi e bagagli e partiamo. Franco e Filippo buttano giù l’ultimo Campari e prosecco, raccolgono per strada Ettore, che oggi torna a giocare dopo un anno di stop, si era sbranato un ginocchio. Sua moglie gli aveva vietato categoricamente di tornare a giocare. Ma stasera la moglie di Ettore fa la notte in ospedale, da brava infermiera. Ettore ha raccolto di straforo la sua borsa da calcio, ci ha infilato la maglia, l’accappatoio, il ricambio. Ha guardato quelle scarpette, silenziose da troppo tempo. Ne ha odorato il profumo e le ha messe in borsa, speranzoso. Oggi, comunque, si siede in panchina, non è il caso di sforzarsi troppo.

Arriviamo a San Liberato, dove ci accoglie un gelo siberiano. Invidio Antonio, che può restare in porta nella sua tuta imbottita e con il suo scaldacollo. Ci prepariamo, il mister recita la formazione. I soliti, sempre gli stessi. L’unico deputato ad offendere è Tonf, che però oggi sembra più stanco del solito, stremato da una settimana di lavoro. Annuncia sonoramente prima di entrare in campo: “Io oggi in difesa non ci torno, non vi fate strane idee”. Siccome con uno dotato dei centimetri e dei chili di Tonf non è che vuoi discutere, accettiamo serenamente il verdetto. Tanto siamo già in 10 dietro la linea della palla, vedremo di bastarci.

Il San Liberato è una squadra di disperati esattamente come noi. Gente che scende in campo per amore del gioco, che però poi dopo quindici minuti di partita si ritrova a maledire quel giorno in cui per la prima volta il signore Iddio ci ha dato degli scarpini con i tacchetti da indossare. Ma d’altronde, è questione di scelte. Potevamo scegliere di fare una vita semplice, facile, rinunciare subito. Oppure continuare a soffrire come cani in giro per questa maledetta provincia. Abbiamo scelto la seconda, e siamo contenti lo stesso.

Loro sono dieci disperati. Più un fenomeno, uno che su questi campi non dovrebbe avere cittadinanza. Il Fuoriclasse lo chiamano. Massimo Scrappa, quindici anni tra serie C e D, quando la serie C era una cosa seria. Le giovanili della Roma, poi l’infortunio, il calvario, la difficoltà a ripartire. Una storia come tante altre. Ha un sinistro che canta e recita sonetti. Quando vuole, piazza la palla dove decide lui. Solo due problemi sono di intralcio alla sua seconda vita sui campi di provincia: la sua mai sopita passione per la cucina locale e la mai sopita passione di noi difensori centrali per le sue caviglie. In campo prende una quantità di botte che la metà basterebbe.

E stasera, purtroppo per lui, non fa eccezione. Io e Mirko abbiamo deciso di fargli scontare la colpa che qualsiasi giocatore dotato tecnicamente deve scontare. Il peccato originale di chi sceglie di dipingere calcio dalla Promozione in giù. Dopo 20 minuti abbiamo raccattato già un cartellino giallo a testa. Erano le due ammonizioni più scontate della storia del calcio. E’ crudele, ma il calcio è così. Lo sappiamo noi, lo sa lui. Infatti lo aiutiamo a rialzarsi, lui capisce che siamo obbligati e sorride.

Sorride un po’ meno, Massimo Scrappa, quando Tonf, durante un calcio d’angolo, gli rifila una gomitata immotivata. In pieno zigomo. Quello che succede dopo, non sono sicuro di sapervelo spiegare. Potete capirlo da voi. Quando riprendo lucidità, sto uscendo dal campo insieme a Tonf, insieme a Massimo Scrappa e al loro numero 7. Il Mister mi dice che dopo me ne canterà quattro. Io, davvero non capisco cosa ho combinato. Mi si è chiusa la vena, sono scattato verso il parapiglia. Ho spinto qualcuno, sono stato spinto, sono finito a terra, ho tirato un calcio, ho preso un pugno. E mi sono visto sventolare un cartellino rosso sotto il naso. Insieme a Tonf, mi dirigo sotto la doccia. In silenzio, muti. Ad ascoltare il rumore dei tacchetti e dei parastinchi dei 18 rimasti in campo. A darsi battaglia, per gli ultimi 20 minuti del match. Quando, secondo i miei calcoli dovrebbero mancarne 10 alla fine, sento Antonio, dalla porta, urlare una bestemmia a volume altissimo.

Esco, in accappatoio, mi affaccio dagli spogliatoi a vedere quel poco di campo che si può vedere. Mi aspetto di vedere il San Liberato esultare. Mi aspetto di vedere la panchina del San Liberato in campo. Mi aspetto di sentire le grida di gioia dei tifosi di casa, anche se sono quattro gatti. Tutto, mi aspetterei, tranne che vedere quei due deficienti di Filippo e Michele esultare mimando un rapporto sessuale. Se nei tre minuti in cui io e Tonf eravamo sotto la doccia non è successo nient’altro, dovremmo essere avanti uno a zero. Non abbiamo il coraggio di chiedere. Ci guardiamo negli occhi, in silenzio. Guardo Tonf tirare fuori il telefono, leggere un messaggio, sbraitare un “Puttana” a mezza voce, buttare il telefono contro il muro. Capisco tutto. Anche i giganti buoni hanno una vita amorosa, anche Tonf può venire al campo nervoso per la giornata di lavoro e perchè la sua ragazza è una rompiscatole. Sto in silenzio, perchè non conta niente adesso. Sto in silenzio perchè è l’unica cosa che posso fare in questo spogliatoio freddo e vuoto. Sto in silenzio anche se vorrei uscire a farmi giustizia. Sto in silenzio perchè sto aspettando un fischio. Un altro fischio. Un altro ancora. Sperando di non sentire più nient’altro.

Fi.
Fi.Fiiiiiiiiiiii.

E’ arrivato. Ha fischiato. E’ finita. Chissà quanto.

[continua…]

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

Related Posts

Il capocannoniere della Premier League 2019/20 sarà Teemu Pukki

2019-08-17 15:59:49
delinquentidelpallone

18

Lasse Schöne farà divertire i tifosi del Genoa

2019-08-16 22:58:50
delinquentidelpallone

18

Quando Cristian Pasquato segnò 6 gol con la maglia della Juve

2019-08-14 09:43:05
delinquentidelpallone

18

Le 5 maglie più brutte della stagione 2019/20

2019-08-13 13:02:21
delinquentidelpallone

18

La trollata dell’Ajax per fare gli auguri a de Ligt

2019-08-12 15:12:43
delinquentidelpallone

18

Il precampionato dell’Atalanta non sta andando benissimo

2019-08-10 21:12:38
delinquentidelpallone

18