Voce del verbo sfangarla, cap. 4: Casa dolce casa Voce del verbo sfangarla, cap. 4: Casa dolce casa
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Voce del verbo sfangarla, racconto a puntate
Capitolo 4
Casa dolce casa

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Non ci credevamo neanche noi, e ancora adesso fatichiamo a crederlo. Ci siamo portati a casa tre punti dalla partita di Poggio Bustone. E pensare che, fino a pochi minuti dal fischio di inizio, pensavamo che l’unico modo per portarci a casa qualche punto da quel maledetto campaccio fosse passare dal Pronto Soccorso per farci suturare qualche ferita aperta.

Invece no, Poggio Bustone zero Polisportiva San Michele uno. 0-1. Le classifiche ancora non ci sono, i risultati arrivano in maniera confusa tra internet, Facebook e telefonate vecchio stile di dirigenti. Nel viaggio di ritorno corrono voci incontrollabili riguardo un Piedicolle-Borgonuovo finita in rissa. Voci che verranno smentite. 

Male, pensiamo, visto che il Piedicolle avremmo dovuto affrontarlo in casa la prossima settimana, e qualche squalifica, magari a quel fenomeno lì che hanno in avanti, che ha giocato anche in serie C, poteva tornarci utile. Si, perchè purtroppo, quando ti affanni per superare ogni singolo ostacolo della tua vita, non hai troppo spazio da dedicare al fair play. A quello sfigato del barone De Coubertin. Se vinciamo tutte le partite per ritiro dell’avversario, tanto meglio. Qui è una lotta per la sopravvivenza.

Stiamo tornando a casa. Una sgangherata comitiva di automobili, nel primo pomeriggio di una Domenica come tante altre. Per voi. Per noi, questa è una domenica speciale. Abbiamo vinto la prima di dieci finali, se ci portiamo a casa altre 9 partite, altri 27 punti, potremmo mettere le mani sul Campionato. E’ un sogno, è vero, perchè dovrebbe verificarsi una combinazione di eventi talmente rara che potrebbe essere assimilabile ad una tripletta di Tonf al Santiago Bernabeu, ma finché esiste la possibilità, finché l’universo non ci fa di no con il ditone, bè, io ci voglio credere, almeno un po’.

Sulla strada del ritorno ci fermiamo al ristorante a festeggiare. Oddio, ristorante. La Trattoria di Mario non sarebbe degna di fregiarsi del titolo di ristorante. Eppure, oggi, per noi, Mario lo zozzone (alle volte i soprannomi dicono tutto, e, fidatevi, è questo il caso) è un ristorante cinque stelle extra lusso sulla Guida Michelin. Questa cacio e pepe sa di fango, sa di sudore, sa di bestemmie. Questa cacio e pepe sa di vittoria. Questa cacio e pepe sa dell’ingenua allegria di Mirko e Gioele che tirano le palline di pane a Willy, cercando di convincerlo a pagare il conto per tutti, visto che il gol che ha fatto a Poggio Bustone probabilmente non lo rifarà mai più nella sua carriera. Ma lo sanno che è uno scherzo, nient’altro che uno scherzo, perchè se Willy pagasse questo conto per sedici, si giocherebbe almeno metà del suo stipendio.

“Anzi”, fa Mirko, “sai che c’è, Willy, il conto oggi te lo pago io, te lo sei meritato.”

Torniamo a casa, e pensiamo a quella che sarà la prossima settimana, quei 5 o 6 giorni di lavoro che non passeranno mai. Ci sarà la Champions di mezzo, quelle due serate in cui dimenticheremo gli scatoloni da sistemare, le pratiche da sbrigare, capi e colleghi che non vogliono smettere di fare pressing manco fossero il Milan di Sacchi, bollette e quant’altro da pagare. Ci saranno martedì e mercoledì da incollarsi al televisore a sognare vite che sarebbero potute essere e non sono state. Ci saranno martedì e mercoledì a guardare Pogba stoppare il pallone in volo e dire “domani ci provo anche io”, ci saranno martedì e mercoledì a vedere Gervinho correre sulla fascia come una gazzella e pensare “se questo viene in seconda categoria altro che galoppate, dopo tre passi lo azzoppiamo”, ci saranno martedì e mercoledì a vedere i doppi passi di Cristiano Ronaldo, i dribbling di Messi, le fucilate di Robben, tutte puntualmente riprovate la domenica mattina e tutte puntualmente finite in tragedia, tra piedi che cozzano l’uno con l’altro e palloni ritrovati svariate centinaia di metri oltre il perimetro dello stadio.

E poi, d’improvviso, in un respiro, è domenica. E poi, d’improvviso, in un respiro, è casa. E’ il Comunale Nazzareno Strampelli. E’ lo spogliatoio in cui puoi sentirti libero. E’ quella terra battuta, polverosa, mista a fango, dove cammini come se fosse un perfetto prato all’inglese. E’ semplicemente casa, e oggi, a casa nostra, deve venire il Piedicolle. In classifica ci separano 6 punti. Loro secondi a quota 44, noi quinti a quota 38. Vincere significherebbe dimezzare lo svantaggio, rosicchiare 3 punti, con un po’ di fortuna dagli altri campi risalire qualche posizione. Ma ci guardiamo in faccia, non abbiamo gli sguardi di quelli che hanno intenzione di vincere il campionato. I miei compagni non ne sono ancora convinti. Mirko, appena entra nello spogliatoio, butta la sua borsa proprio accanto alla mia, con aria spazientita. Il suo capo gli ha rotto i coglioni anche di domenica mattina, e ha tutta la faccia di quello che vorrà prendersi la rivincita sull’attaccante avversario.

Insomma, Mirko non mi pare proprio uno di quelli con la faccia convinta. Uno di quelli che crede alla storia delle dieci finali. Inizio a credere che forse sono un ingenuo, un sognatore da strapazzo. Un povero fesso che non vuole rassegnarsi a fare i conti con la realtà. Mi chino ad allacciarmi gli scarpini, iniziando a pregare Iddio che non vengano da tutte le parti anche oggi, quei maledetti attaccanti avversari. Nel silenzio dello spogliatoio, se si esclude Filippo che, spudoratamente, si vanta facendo vedere a Giuseppe la conquista del sabato su Facebook, Mirko alza la voce, mi chiama.

“Com’era quella storia? Quella delle dieci finali? Quante ne dobbiamo vincere ancora?”

Lo sguardo è quello giusto. Incazzato. Col mondo, con tutti. Per me, è come se fosse Natale. Realizzare che Mirko ha deciso che questa cosa si può fare. Che possiamo provare a dare un senso a questa ennesima, apatica, stagione. Che possiamo scrivere un pezzettino di storia, della nostra storia.

Mirko si alza, raccoglie la fascia da capitano e, a testa bassa, urla: “Andiamo, ragazzi, non fate scherzi. Vinciamo questa e le prossime otto, non chiedetemi perchè”.

Usciamo dal tunnel. Ci aspettano 45 persone, in una giornata di freddo pungente. Perlomeno non piove. Loro sono già in campo, schierati. Tutti lindi e puliti. Tutti belli ordinati, nel loro 4-3-3 che fa paura al mondo. Non hanno mai segnato meno di 2 reti quest’anno. E hanno anche una bella difesa. Una sorta di Zemanlandia che funziona, insomma. E la partita inizia. E senza che ce ne accorgiamo, all’intervallo siamo sotto 2-0. E sembra proprio che quella storia delle dieci finali abbia portato sfiga.

[continua…]

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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