Una vita da Piojo Una vita da Piojo
Sosteneva Sigmund Freud che i freni inibitori siano le leggi morali presenti nel nostro subconscio, ereditate e assimilate dalla nostra cultura di appartenenza. I freni inibitori, insomma,... Una vita da Piojo

Sosteneva Sigmund Freud che i freni inibitori siano le leggi morali presenti nel nostro subconscio, ereditate e assimilate dalla nostra cultura di appartenenza. I freni inibitori, insomma, secondo Freud, ci permetterebbero di tenere a bada quell’istinto di distruzione, verso noi stessi o verso gli altri, che è insito nella natura umana. Ecco, se Sigmund Freud avesse fatto quattro chiacchiere con il protagonista della nostra storia, forse si sarebbe buttato dalla finestra del suo studio o avrebbe deciso di cambiare mestiere. Il protagonista di questa storia, i freni inibitori probabilmente non sa neanche dove stiano di casa. Si, perchè oggi vi spieghiamo quanto è bello essere il Piojo Miguel Herrera.

piojo

Il calcio è bello perchè tante volte quei protagonisti che tanto osanniamo e tanto ci fanno divertire, sono esattamente come noi. Tante volte, certi personaggi che popolano il mondo del pallone, vivono il calcio proprio come noi, in maniera viscerale ed esasperata. Insomma, appena vieni a contatto con i 168 cm di rotondità del Piojo, al secolo Miguel Herrera, non puoi non provare empatia per questo personaggio che vive le partite divorato dall’ansia, esasperando qualsiasi reazione, qualsiasi gesto, qualsiasi respiro.

Il Piojo Herrera questo Mondiale l’ha visto quasi per caso. Era stato scelto per fare il traghettatore, da una federazione alle prese con una squadra in crisi di gioco e di identità. Dopo lo spareggio vincente contro la Nuova Zelanda e la qualificazione a Brasile 2014, la decisione di tenere Herrera sulla panchina. Ad oggi, una saggia decisione: il Messico è una squadra con un’anima, guidata da un allenatore con un cuore (e un girovita) che fa provincia. Il Piojo ci piace perchè è come noi, perchè è uno del popolo. Perchè ha fatto una carriera da giocatore senza infamia e senza lode, un difensore di quelli che quando c’era da picchiare non si tirava certo indietro.

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Uno che comunque, già all’epoca, a giudicare dal materiale che abbiamo avuto la fortuna di poter visionare, la cabeza la perdeva spesso e volentieri. Uno che, nonostante tutto, era arrivato in nazionale e nel 1994 era nella rosa di quelli che probabilmente il Mondiale statunitense l’avrebbe giocato. Se non fosse che il selezionatore della nazionale messicana dell’epoca, Miguel Mejía Barón, detto el Doctor, pensava che il giovane Miguel avesse un temperamento troppo irascibile. E il Piojo nostro non fa nulla per farsi smentire. L’intervento in garrotata su un difensore dell’Honduras -che vi abbiamo proposto negli scorsi giorni- durante le qualificazioni al Mondiale, con conseguente espulsione, infatti, è la pietra tombale sulle ambizioni di partecipare a USA 94. Vicenda che il Piojo non dimenticherà, rivangando a distanza di tempo le presunte devianze sessuali del suo ex coach.

Il Piojo lo adoriamo perchè è senza freni inibitori, senza filtri. In linguaggio informatico si direbbe “what you see is what you get”. Quello che hai davanti è esattamente il Piojo in tutta la sua essenza, in tutto il suo agitatissimo essere. Non importa che ci siano le telecamere, che bisogna mettere la giacca e la cravatta e fingere di restare composti anche quando dentro hai le guerre mondiali. Al Piojo, di tutto questo, fotte niente. Lui urla, si esaspera, si esagita, se c’è da insultare l’arbitro in maniera plateale lo fa a tutta voce, quando si segna non si fa problemi a buttarsi per terra, a bagnarsi, a urlare a squarciagola tutta la sua gioia. Perchè si, il calcio è uno sfogo, per tutti. E’ un modo di mettersi in gioco, ma è anche un modo per far vedere chi siamo al mondo. E il Piojo non ha paura di farsi vedere per quello che è: un meraviglioso, stupendo, incredibile, clamoroso concentrato di genuinità. Un personaggio che, sui campi di categoria infima che tutti noi frequentiamo, incontriamo spesso. Forse è per questo che il Piojo ci scalda il cuore: perchè è il nostro allenatore di terza categoria che è riuscito ad arrivare a giocarsi un Mondiale. Con il cuore in mano e due palle sotto così.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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  • sgtnausea

    giugno 30, 2014 #1 Author

    E’ tutto il giorno che leggo questo blog. Amo come scrivete e come prendete il Calcio a calci preferendo a questo quella cosa che scalda e che tiene assieme le persone.
    Viva la delinquenza e il presobenismo.

    Rispondi

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