L’Etihad Stadium ha paura. Sugli spalti aleggia un fantasma, un demone che rischia di impossessarsi dell’anima della squadra di Guardiola e fagocitarla, riducendo in...

L’Etihad Stadium ha paura.

Sugli spalti aleggia un fantasma, un demone che rischia di impossessarsi dell’anima della squadra di Guardiola e fagocitarla, riducendo in cenere e brandelli un’intera stagione.

L’Etihad Stadium ha paura, perché sono passati 70 minuti e il Manchester City non ha ancora sbloccato la partita contro il Leicester, perché al momento la classifica della Premier League, dopo uno sprinti di 37 partite, recita “Liverpool 94, Manchester City 93”.

Gli uomini vestiti di celeste le hanno provate tutte, finora. Hanno chiuso il Leicester nella sua metà campo, lo hanno stretto d’assalto, hanno colpito una traversa con Aguero e hanno costretto Kasper Schmeichel a più di un miracolo.

Le Foxes non hanno molto da chiedere a questo campionato, ma in Inghilterra, quando si tratta di fare un favore al campionato, quando si tratta di permettere a chiunque di giocarsi in pieno tutte le sue possibilità, non ci sono discorsi che tengano.

E forse anche Brandon Rodgers vuole fare un favore ai suoi vecchi amici di Liverpool.

In ogni caso, a venti minuti dal termine il City comincia a tremare, comincia a credere che forse non ce la farà a buttare a terra quel muro, comincia a credere che forse il titolo potrebbe prendere la strada di Liverpool, proprio ora.

E proprio quando la paura sembra diventare reale, Vincent Kompany sale in cattedra, da capitano vero.

Il difensore belga, da più di trenta metri, guarda la porta di Kasper Schmeichel, e non ci pensa due volte: libera un destro potentissimo, teso, vibrante, che vola dritto a infilarsi all’incrocio dei pali. 

Gol.

Manchester City uno, Leicester zero.

Il primo gol segnato da fuori area nella carriera di Vincent Kompany.

Una rete pesantissima, una rete da capitano. Una rete importantissima, soprattutto perché Kompany quest’anno, per i tanti infortuni, ha giocato pochissimo. Ma quando le cose si fanno dure, è questo quello che fanno i capitani: prendono per mano la loro squadra e la trascinano fuori dal buio.

Come Kompany aveva già fatto il 30 aprile del 2012, quando, con il City di Mancini in corsa per il titolo, segnò il gol vittoria in un derby contro lo United che poteva essere la fine dei sogni di gloria, prima dell’incredibile finale di partita all’ultima contro il QPR.

Una rete poco da City, poco da Guardiola, quasi per contrappasso. Eppure, il gol più importante della stagione, quello che consegna il titolo al Manchester City, a meno di un disastro al momento poco preventivabile negli ultimi 90 minuti contro il Brighton.

Perché questo è quello che fanno i capitani, e Vincent Kompany stasera ha dimostrato che essere capitano non è solo portare una fascia al braccio, ma anche andare oltre i propri limiti, oltre le proprie possibilità, oltre ogni immaginazione. O, almeno, questo raccontavano le sue lacrime al termine della partita.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro