Victor Moses, quando il calcio ti salva Victor Moses, quando il calcio ti salva
Non è un film.  Provate ad avere 11 anni, ad uscire di casa per andare a giocare a calcio con gli amici. Le solite... Victor Moses, quando il calcio ti salva

Non è un film. 

Provate ad avere 11 anni, ad uscire di casa per andare a giocare a calcio con gli amici. Le solite raccomandazioni della mamma di non fare tardi e di stare attenti a non farsi male ed il papà che da un angolo ti guarda, ti segue con lo sguardo finché non esci di casa per rincorrere i tuoi sogni. 

Una scena banale, scontata quasi. Chiunque di noi, sono certo, l’ha vissuta almeno per una volta nella vita. Invece per Victor Moses quel lontano giorno del 2001 non sarebbe stato mai più un giorno come tutti gli altri. Il piccolo Victor non aveva la più pallida idea che quella partita con gli amici gli avrebbe salvato la vita e soprattutto non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto mamma e papà

Quel giorno, infatti, a Kaduna, in Nigeria, i genitori di Moses, Austin e Josephine vengono trovati senza vita all’interno della loro casa: a strapparli al mondo, un agguato compiuto per motivi religiosi.

Victor è vivo, è l’unico superstite ma ha ferite nell’anima che immaginiamo non si rimargineranno mai più. Gli amici lo nascondono per una settimana, salvandogli di fatto la vita. Alcuni parenti riescono a raccogliere un po’ di soldi, riuscendo così a pagargli un viaggio verso l’Inghilterra. Una volta arrivato in Gran Bretagna, chiede asilo politico e viene accolto da una famiglia adottiva nel Sud di Londra. 

La Nigeria e i drammi personali alle spalle o come fedeli compagni di viaggio perché con quello che è stato si è costretti sempre a fare i conti. La via d’uscita è il calcio, un pallone che rotola e la voglia di andare più forte e più veloce di tutti. Victor Moses lo fa a piedi nudi per strada perché certe abitudini non ne vogliono proprio sapere di andare via. In una di queste partite lo nota un osservatore del Crystal Palace che lo porta a giocare nell’Academy delle Aquile. 

Nel 2007 arriva l’esordio con la prima squadra in Championship (la Serie B inglese). Tre anni prima del grande salto in Premier League, ad accoglierlo ci pensa il Wigan Athletic. Altre tre buone stagioni finché Rafa Benitez lo acquista per il suo Chelsea. Sarà l’unico a dargli fiducia, perché con l’arrivo di Mourinho le cose cambiano ed inizia la girandola di prestiti tra Liverpool, Stoke City e West Ham

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Getting to work 💪🏿 First training session ✅

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Victor Moses fa ritorno ai Blues all’inizio della stagione 2016-17, quando i londinesi hanno appena affidato la guida tecnica ad Antonio Conte. Tra i due scatta una sintonia, un amore praticamente a prima vista. Il tecnico leccese gli fa giocare 78 partite in due stagioni, arretra Azpilicueta in difesa pur di permettere al nigeriano di mostrare tutta la sua potenza sulla corsia laterale destra. Arrivano i successi: Premier League vinta al primo anno e Fa Cup la stagione successiva. 

Il Chelsea e Conte si separano, il nuovo allenatore della squadra del Presidente Abramovich è un altro italiano: Maurizio Sarri. Il tecnico toscano però non vede di buon occhio il nigeriano e lo mette immediatamente fuori dal progetto. Da qui la decisione di partire ancora, questa volta in Turchia per giocare con il Fenerbahce. Fino alla chiamata dell’Inter di alcune settimane fa. Fin quando Antonio Conte non ha fatto sapere chiaramente di rivolere tra le fila della sua squadra quel giocatore di cui si era praticamente innamorato alcuni anni prima. 

Per Victor Moses, alla soglia dei 30 anni, quella italiana sarà l’ennesima sfida della sua carriera e della sua vita. Quando pensiamo calciatori siamo soliti pensare alla fama, ai soldi, alla bella vita; ed invece a volte ci scontriamo con storie che ci tolgono il fiato

Victor Moses correrà su quella fascia fin quando avrà fiato nei polmoni, inseguendo quel pallone che gli ha salvato letteralmente la vita, sempre in nome di papà Austin e mamma Josephine. Correndo dietro ai propri sogni, alla propria stella. 

Perché la vita, no, non è un film

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo