Venerare Joe Allen Venerare Joe Allen
Ci sono giocatori verso i quali provare simpatia è quasi automatico, vuoi per il loro look, vuoi per il loro modo di stare in... Venerare Joe Allen

Ci sono giocatori verso i quali provare simpatia è quasi automatico, vuoi per il loro look, vuoi per il loro modo di stare in campo, vuoi ancora per qualche aneddoto riguardante la loro vita, letto di sfuggita prima di andare a dormire, che è rimasto lì nella tua mente e non se ne va più. 

Poi c’è Joe Allen del quale, a nostro avviso, bisognerebbe venerare il culto.

I’m just an Average Joe, sono solo un normale Joe. Si è stancato delle etichette appiccicate addosso, neanche fosse un vestito, Joseph Michael Allen, per tutti Joe. Si è stancato, il centrocampista gallese classe 1990, di sentirsi paragonato a Xavi, a Pirlo, a qualsiasi altro giocatore. Mentre riguardo al parallelo con l’altissimo , bè pensiamo gli abbia strappato un sincero sorriso.

Mi hanno dato l’etichetta di Welsh Xavi prima, poi quella di Welsh Pirlo per finire con quella di Welsh Jesus, penso per l’aspetto estetico, ma non sono nulla di tutto ciò…I’m just an Average Joe.

Dai tempi dello Swansea del biennio 2010-2012, allenato magistralmente (suona strano dirlo ma è così) da Brendan Rodgers, i paragoni con i più grandi registi di questo gioco lo hanno sempre accompagnato. Certo, intendiamoci, il più delle volte tra il serio ed il faceto, anche giocando un po’ sulla città di provenienza del gallese, Carmarthen, che alcune versioni della leggenda di Re Artu vogliono come città natale di mago Merlino.

La verità è che Joe Allen, in quegli anni, si mette in luce per le proprie qualità di palleggiatore in mezzo al campo, per la capacità di dettare i ritmi in maniera quasi maniacale e far battere il cuore dei “cigni” al ritmo del proprio. Quello che, in sostanza, dovrebbe fare un regista per essere definito tale e che, ad alcuni, riesce meglio che ad altri. Dopo 4 anni trascorsi allo Swansea il Liverpool, per volontà dello stesso Rodgers che nel frattempo si è accasato nel Merseyside, decide di scommettere sulle sue qualità. La pressione, con la maglia rossa sulle spalle, è diversa mentre i compiti richiesti sono simili. Joe Allen alterna prestazioni convincenti ad altre in cui sembra spaesato, quasi svogliato, catapultato in una realtà che forse non gli appartiene completamente.

In 91 apparizioni con i Reds realizza solo 4 reti, e non sarebbe certo questo il problema, ma, cosa più preoccupante, senza dare quasi mai l’impressione di potersi accollare il peso della costruzione della manovra. In Nazionale la storia è assolutamente diversa: insieme a Bale e Ramsey si può considerare un giocatore fondamentale del Galles, e gli Europei in Francia sono lì, freschi, a testimoniarlo.
Accuratezza nei passaggi vicino al 90%, inserito nella top 11 della manifestazione dalla Uefa e Galles condotto, di forza, ad un passo dalla finale.




No Allen No Party potremmo dire, riprendendo lo slogan stampato su alcune magliette realizzate in suo onore e sulle quali dobbiamo mettere le mani quanto prima.
Slogan che risulta ancor più calzante per la sua nuova avventura a Stoke on Trent, dove Joe Allen sembra aver trovato la sua dimensione ideale. Che potesse addirittura realizzare 5 gol in 4 partite a segno consecutivamente (nell’ultima di ieri una doppietta), nemmeno chi lo paragonava a Xavi o Pirlo poteva immaginarselo. Forse solo quelli che avevano osato un po’ più in alto. Welsh Jesus, no?
Ricordate quando ad inizio articolo vi ho detto della simpatia suscitata da alcuni giocatori per qualche aneddoto letto riguardo la loro vita?

Ecco, questa estate, mentre cercavo qualche notizia qua e là sui giocatori del Galles mi imbatto in un’intervista realizzata da Chicken & Egg (il cui nome dice già abbastanza) proprio a Joe Allen.
Leggo una sfilza di nomi: Meg, Leg, Silkie Steve, Kate, Silkie Steve junior, Giblets, Snowy, Nugget, Kiev, Dora, Holly, Shimmer, Shine and Chickaletta e tra me e me penso “Ah però, 14 cani o gatti che siano non sono mica pochi”. Proseguo e scopro che sono i nomi di tutte le dodici galline, e dei due galli, che Joe e sua moglie Lacey hanno adottato salvandole dalla macellazione, tenendole a tutti gli effetti come animali domestici. Come si fa a non volergli un bene dell’anima?

Quando vediamo Cristiano Ronaldo tutto preciso e sistemato per la copertina di GQ ci viene da sospirare, ma siamo altrettanto sicuri che le donne preferirebbero uno spontaneo come Allen in copertina. La sua immagine in copertina di Chicken & Egg ci restituisce un po’ di speranza nei calciatori professionisti.

Questa la chiosa ironica del giornale, a sottolineare quanto l’Average Joe sia, nella sua normalità, e per chi apprezza il calcio di un certo tipo, un personaggio di assoluto culto.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo