Uragano a Parigi Uragano a Parigi
A Parigi, in genere, il clima è temperato. Freddo in inverno, ma non tanto da congelarsi fino a soffrire. Caldo d’estate, ma non così caldo... Uragano a Parigi

A Parigi, in genere, il clima è temperato. Freddo in inverno, ma non tanto da congelarsi fino a soffrire. Caldo d’estate, ma non così caldo da squagliarsi. Le precipitazioni, poi, non sono mai abbondanti, ed è difficile rischiare di rimanere prigionieri di uno di quegli acquazzoni che ti prende in certe parti d’Europa, o addirittura di incappare in una bufera, o in una tormenta.

Tranne in qualche raro caso. Come l’uragano che ieri sera, nella notte di San Valentino, ha scelto proprio la città degli innamorati per scatenarsi in tutta la sua prepotenza. Un uragano che però a Parigi hanno accolto come fosse il Messia. Una vera e propria rivelazione. Perché non si è abbattuto sui Campi Elisi o sulla Tour Eiffel, ma sul Parco dei Principi. E ha spazzato via quella che, fino al pomeriggio del 14 febbraio, sembrava essere la squadra destinata -ancora una volta- a recitare il ruolo di carnefice dei sogni di una squadra parigina mai capace di diventare grande. Prima che l’uragano blu si abbattesse su Parigi, appunto.

Mai, negli ultimi anni, anni di vittorie -e più spesso di vero e proprio dominio- il Barcellona era stato messo sotto in maniera così netta da qualcuno. Di partite, in patria e in Europa, importanti o meno, i blaugrana ne avevano perse già. La sconfitta in sé non è un dramma. Ma quando era successo, c’erano state squadre che avevano vinto puntando tutto sul contropiede, che avevano miracolosamente resistito alla pressione catalana o un Barcellona padrone del campo, ma sterile in fase di conclusione. Ieri sera, invece, al Parco dei Principi il Barcellona si è semplicemente sciolto.

Il secondo gol di Angel Di Maria: un capolavoro

Come se dall’impianto di riscaldamento dello stadio parigino qualcuno avesse alzato al massimo la temperatura, fiaccando di colpo la macchina perfetta. Che aveva fatto intravedere qualche crepa, ma nessuno credeva in grado di cadere in questo modo, in una normale sera di febbraio.




Il PSG è stato semplicemente perfetto. Un esercito pronto a riversarsi in massa nella metà campo del Barcellona per recuperare palla, un’orchestra capace di ripartire, in un attimo, all’unisono verso la porta di Ter Stegen. I tre gol, oltre alla punizione capolavoro del Fideo Di Maria, sono arrivati proprio così: con la forza di un uragano che si abbatte sulle certezze del Barcellona.

E poi, in mezzo al campo, tre giganti. E non per forza per la loro statura. Matuidi, Rabiot e Verratti. Loro tre, insieme, hanno mostrato tutto quello che significa essere un centrocampista moderno. Distruggere la manovra avversaria e far ripartire quella della propria squadra. Dinamismo, forza fisica e piedi buoni. Un mix letale che ha steso il Barcellona nel cuore delle operazioni. E poi, i cioccolatini di Marco Verratti: quello con cui manda in porta Draxler per il gol del 2-0 vale il prezzo di un abbonamento, non di un biglietto.

La prestazione di Marco Verratti in una clip abbastanza eloquente

Poi, le firme dei due che proprio ieri sera festeggiavano il compleanno. Angel Di Maria ed Edinson Cavani, che venivano da due momenti di forma opposti. L’argentino sembrava sulla via del declino, pronto ad essere bollato come investimento sbagliato. L’uruguaiano, rivitalizzato dalla partenza di Ibrahimovic, sta vivendo una delle stagioni migliori della sua carriera dal punto di vista realizzativo. Ieri sera, le loro frecce hanno abbattuto il bersaglio catalano con la forza di una tempesta.

Non sappiamo se questa serata segnerà l’inizio della fine di un’epoca, quella del Barcelonismo. Non sappiamo nemmeno se davvero è una cosa saggia considerare il Barcellona fuori dalla Champions League prima della gara di ritorno. Di sicuro la botta dell’uragano parigino è stata bella forte.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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