Una squadra all’avventura: il Pisa 2007-08 Una squadra all’avventura: il Pisa 2007-08
Questa è la storia di una squadra come tante, con un passato glorioso e un presente incerto. E un futuro sempre ignoto. Quel futuro... Una squadra all’avventura: il Pisa 2007-08

Questa è la storia di una squadra come tante, con un passato glorioso e un presente incerto. E un futuro sempre ignoto.
Quel futuro comincia però a prendere forma in un afoso pomeriggio di giugno 2007: finale playoff di Serie C, girone A, Arena Garibaldi – Romeo Anconetani, lo stadio di Pisa intitolato al compianto Presidentissimo dei bei tempi della massima serie. Trascinata dai goal di Eddy Baggio, fratello minore del Divin Codino, e dalla tenacia di Capitan Raimondi il Pisa si è guadagnato il privilegio di sognare la promozione, passando dalle forche caudine dei playoff.

La squadra di casa è in vantaggio 1 a 0 sul Monza, che ha vinto all’andata in terra brianzola con lo stesso risultato. Secondo le regole di allora se il risultato totale, tra andata e ritorno, fosse stato di parità il criterio da seguire per assegnare la promozione sarebbe stato quello del miglior piazzamento in classifica. Il Pisa si era classificato terzo, il Monza quinto: al novantesimo l’arbitro fischia la fine, ma solo del tempo regolamentare. I supplementari, sempre secondo le medesime e un po’ assurde regole, si devono giocare comunque. I giocatori di entrambe le squadre sono stremati, il caldo umido di quella parte della toscana in quell’inizio d’estate non concede tregua e le gambe sembrano davvero pesanti. Ai tifosi nerazzurri, stipati come sardine in uno stadio stracolmo, appollaiati sui balconi dei palazzi accanto allo stadio, appiccicati ai televisori, quei trenta minuti sembrano un’eternità. Un occhio al campo e uno all’orologio, da diventare strabici.

Poi, al tredicesimo minuto del secondo tempo supplementare un ragazzo campano dal cognome un po’ buffo, Nicola Ciotola, subentrato all’autore del gol, il calabrese Fabio Ceravolo, prende la palla a centrocampo. “Tieni la palla! Fai passare il tempo!” questo pensano e gridano i tifosi, i compagni, forse perfino l’allenatore Piero Braglia. Invece no, Nicola quel giorno vuole diventare un eroe. E lo diventerà, dopo aver scartato due difensori, aver messo a sedere il portiere e depositato il pallone in rete con il più morbido dei pallonetti. Andrea Orsini, lo storico telecronista della tv locale, quasi sviene. Lo stadio esplode, l’invasione di campo inevitabile, ma ormai non ha più importanza. Ormai è Serie B. In città i festeggiamenti vanno avanti fino all’alba, neanche fossero i Mondiali o la Champions’ League, con la squadra sull’autobus scoperto che sfila per le vie del centro.

Infatti non lo sono, e l’autobus non è nemmeno quello della squadra ma un autobus turistico, uno di quelli rossi che fanno fare il giro della Torre a giapponesi e americani con le loro macchine fotografiche. Ma questo, come molte altre cose, in quella notte di festa non ha importanza.

Avrà importanza il giorno dopo, quando al risveglio con gli inevitabili postumi da sbronza epica tutti, quasi con paura, ci chiediamo: “E adesso?” La maggior parte dei giocatori è in prestito, mentre quelli di proprietà non sembrano esattamente fenomeni. Braglia, l’artefice della promozione, non rinnova il contratto e lascia la panchina. Soldi pochi, come sempre, e idee non troppo chiare. In quell’estate 2007 andiamo in vacanza sperando di non dover giocare il prossimo campionato con una squadra di brocchi, vecchie glorie ormai tramontate e giovani promesse non mantenute.

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Il Presidente Covarelli e il d.s. Petrachi però hanno idee diverse. Sulla panchina del Pisa arriva Giampiero Ventura, grande nome ma reduce da due annate deludenti con Messina e Verona. In attacco vengono ingaggiati José Ignacio Castillo dal Frosinone, cinque goal in trenta presenze nella stagione precedente, e Vitali Kutuzov dal Parma, nove apparizioni e zero reti con i ducali. A centrocampo arriva una promessa mancata dell’Olympique Lyonnais, Gaël Genevier, in porta approda un energumeno valtellinese, Daniele Padelli, che oltre a suscitare ilarità negli accostamenti del cognome con il compagno Ciotola, si contende il posto da titolare con Davide Morello. Infine da Roma, sponda giallorossa, arriva in prestito un ragazzotto riccioluto dall’accento inconfondibile: Alessio Cerci.

Ventura capisce subito che quella squadra può realizzare il suo sogno offensivo più spregiudicato e inconfessabile: il 4-2-4, che a seconda delle fasi può mutare in un 4-3-3 o in qualsiasi altra diavoleria che passi per la testa dell’allenatore genovese. Nessuno, forse nemmeno lui, si aspetta che i meccanismi funzionino alla perfezione, qualche scivolone e qualche sconfitta nelle amichevoli estive, se non nelle prime giornate di campionato, andrà senz’altro messa in conto… Alla presentazione della squadra il sentimento più diffuso, dopo la gioia per essere di nuovo in Serie B, è la perplessità. La squadra sarà in grado di non sfigurare in campionato o faremo la fine del topo tra i troppi gatti, quali gli squadroni di Bologna, Lecce e Chievo? Mentre gli odiatissimi rivali di Livorno si fanno belli in Serie A tra San Siro e l’Olimpico, noi che faremo?

La stagione ha curiosamente inizio il giorno di ferragosto. Non all’Arena però, dove bisogna sistemare l’impianto a causa delle nuove norme del Decreto Pisanu. Davanti a 2.312 spettatori, allo stadio di Pistoia, si gioca Pisa – Brescia, Primo Turno della Coppa Italia. Il bomber Possanzini porta in vantaggio i lombardi al 56° e i pensieri dei pochi presenti viaggiano inevitabilmente verso le considerazioni e previsioni negative sul futuro della stagione. Del resto quella del Brescia è una squadrona: Taddei, Mannini, Viviano… quelli sono giocatori di categoria! Noi con i nostri Zavagno, D’Anna, Trevisan, il bielorusso che ricorda un po’ i segretari del PCUS e quel romano là che sta entrando adesso, comesichiama… ah si Cerci, dove vogliamo andare? Poi, il romano comesichiama vince un contrasto, porta avanti il pallone e lo appoggia al bielorusso che evita un avversario e serve l’assist a Ciotola il quale, in un remake della finale playoff, infila un incolpevole Viviano e agguanta il pareggio al minuto 85. Il Brescia è stordito, come può esserlo una qualsiasi squadra che vede svanire la vittoria a cinque minuti dalla fine.

Sarà anche calcio d’agosto, sarà anche Coppa Italia, ma vincere o perdere la prima uscita stagionale ha sempre il suo peso. Mister Ventura deve aver pensato qualcosa di simile al 92°, quando Nacho Castillo impatta di testa su assist perfetto di Cerci e spedisce il pallone in fondo al sacco per il definitivo 2 a 1. In un attimo i dubbi, le incertezze e le ansie di noi tifosi fuggono via, in qualche angolo remoto di quella parte del cervello che controlla le emozioni. Quella sarà una grande stagione, questa è una grande squadra. Poco importa se per il Secondo Turno, solo tre giorni dopo, andiamo al San Paolo contro il Napoli di Lavezzi e Calaiò. All’intervallo vinciamo uno a zero contro la corazzata azzurra. E importa ancora meno che proprio Lavezzi alla fine realizzi una tripletta. Serviranno i tempi supplementari per piegare i ragazzi di Mister Ventura.

L’entusiasmo a questo punto è alle stelle, gli abbonamenti vanno via come il pane e viene superata quota 7.000 che per uno stadio da 15.000 posti, ridotti a 13.000 causa leggi sulla sicurezza, vuol dire la metà. Infatti la media di affluenza dell’Arena sarà la più alta della serie, insieme con il Dall’Ara di Bologna, stadio da ben altra categoria.

Finalmente comincia il campionato di Serie B 2007/2008, e per il Pisa inizia da Bari e da una bella vittoria con doppietta di Castillo. Poi Frosinone in casa, l’attesa è tanta ma la sfortuna pure. Uno a zero per i ciociari. Poco male, al ritorno al Matusa ne segneremo addirittura cinque. Poi Cesena, con il primo goal di Cerci, Mantova, Triestina, Treviso, Ascoli, Albinoleffe, Piacenza… Tutte cadono sotto i colpi del trio magico là davanti. Castillo, Kutuzov e Cerci sembrano non volersi fermare mai. Molte vittorie, molte reti, un paio di sconfitte con Brescia e Grosseto e un incredibile pareggio 3 a 3 contro il Modena portano il Pisa al comando solitario della Serie B alla sedicesima giornata. Alla diciannovesima giornata arriva all’Arena il Bologna, la squadra da battere. In uno stadio pieno fino all’impossibile i tifosi ospiti, accorsi anche loro in gran numero, non riusciranno a cantare neanche un coro per i rossoblu, sovrastati dal fragore della tifoseria casalinga. In campo finirà zero a zero, ma tutti noi che eravamo allo stadio quella partita la ricordiamo come una vittoria. Alla fine del campionato comunque il Pisa si piazza sesto con 71 punti. Ventura aveva tirato fuori dal cilindro il modo di arrivare ai playoff. I playoff! Non i playout! Non sembra vero, per noi che neanche un anno prima ci preoccupavamo di quanto potesse essere difficile la salvezza. Andare a giocarsi la promozione nella massima serie sembra davvero un sogno, e in effetti lo è.

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Come tutti i sogni infatti il risveglio non sarà dei migliori. Come molte volte accade, il destino e la sorte decidono che può bastare così. Decidono che la fortuna deve girare da qualche altra parte, non può più abitare all’ombra della Torre. Allora uno dopo l’altro si infortunano Castillo, Kutuzov e Cerci, quest’ultimo abbastanza seriamente da saltare l’intero finale di stagione. Ai Playoff tocca affrontare il Lecce di Papadopulo, che in attacco schiera un certo Simone Tiribocchi. E’ il 4 giugno 2008, l’Arena è stracolma. La Curva Nord ricorda Marco Nardini, un ragazzo di sedici anni morto dopo un mese di agonia a causa di un incidente stradale. Capitan Raimondi depone un mazzo di fiori davanti allo striscione “Un ragazzo come tanti, un ultras di sedici anni come pochi”, la commozione è tanta e per un attimo sembra davvero che tutto lo stadio, o forse la città intera, trattenga il respiro. E le lacrime.

Ma c’è da giocare quella maledetta partita, quell’inattesa semifinale playoff. Il Pisa parte all’attacco ma del trio magico è rimasto solo Castillo. Proprio il numero 9 segna dopo pochi minuti, ma in fuorigioco: goal annullato e tutto da rifare. Il Lecce schiera un inusuale 4-5-1, per imbrigliare la manovra del Pisa a centrocampo e sfruttare qualche eventuale ripartenza. La partita è di quelle tattiche, corredata da una buona dose di tensione tanto che all’intervallo, ancora sullo zero a zero, nel tunnel degli spogliatoi devono intervenire gli steward per sedare una mezza rissa scoppiata tra i componenti delle due panchine. Nella seconda metà della gara la solfa non cambia e allora ci vuole un’invenzione, una di quelli da giocatore vero, da fuoriclasse (almeno per la Serie B). Ma è quello sbagliato, non è Nacho Castillo. Veste giallorosso e si chiama Tiribocchi. Il Tir spedisce in rete un tiro di controbalzo con una potenza mostruosa, niente da fare per Morello e uno a zero per i pugliesi. Finirà così, neanche l’eroe Ciotola, subentrato subito dopo il goal, riuscirà a fare il mezzo miracolo per strappare almeno un pareggio.

Resta da giocare il ritorno al Maracanà del Salento, il Via del Mare, dove il Lecce sembra davvero il Brasile e per fare risultato serve l’impresa. Ma lo abbiamo già detto, il Dio del Pallone ha riposto il suo sguardo altrove, la squadra di Mister Ventura non vola più. Un rigore realizzato dal solito Tiribocchi e una zuccata di Abbruscato mettono una gigantesca parola FINE alla favola nerazzurra. Ci sarà tempo per l’espulsione di Zavagno, che scalcia Tiribocchi con malcelata soddisfazione di noi tutti, e un gran goal di tacco di Colombo nel finale. Il tabellone dice 2 a 1, 3 a 1 nel risultato totale. Finisce qui: il Lecce andrà a prendersi la Serie A contro l’Albinoleffe e noi andremo a casa, consapevoli comunque che quella appena vissuta è stata una delle stagioni più belle mai viste, almeno per noi che ci tingiamo la faccia di nero e di blu.

E poi? E poi c’è sempre l’anno prossimo, un’ottima base da cui ripartire e una società ambiziosa… No, non andrà proprio così. Questa è una di quelle storie che non finiscono male, finiscono molto peggio. Il Presidente Leonardo Covarelli decide che è ora di lasciare Pisa e comprare il Perugia, da poco tornato nel calcio che conta dopo il fallimento dell’era Gaucci. Il Pisa viene ceduto ad un ometto laziale poco affidabile, Luca Pomponi. La squadra perde i suoi elementi pregiati, il trio Kutuzov-Cerci-Castillo viene interamente smantellato. In compenso arrivano Alessandro Birindelli, a giocarsi l’ultimo anno della carriera con la squadra della sua città, e un giovane Leonardo Bonucci. Il campionato 2008/2009 è avaro di soddisfazioni per il Pisa, eccetto la vittoria nel derby contro il Livorno, con un goal del pisanissimo Federico Viviani. All’ultima giornata all’Arena arriva il Brescia, già certo dei palyoff. Al Pisa basta un pareggio per avere la certezza di salvarsi. Invece, anche stavolta, le cose vanno proprio come non dovrebbero andare. Il Brescia passa in vantaggio al minuto 94 e, complici i risultati delle altre candidate alla retrocessione, il Pisa piomba in ventesima posizione, che significa Serie C.

Ma la squadra nerazzurra non vedrà mai neanche la Serie C: il Presidente Pomponi dichiara che non ci sono fondi sufficienti per iscrivere la squadra al prossimo campionato, verrà in seguito inquisito dalla Procura di Perugia per riciclaggio e bancarotta fraudolenta insieme al socio Covarelli. A nulla serve l’azionariato popolare, il buco di bilancio è troppo grande e a luglio viene certificato il fallimento del Pisa Calcio.

La nostra storia finisce qui, in un’aula di tribunale con un timbro sulla carta bollata: fallimento. Quella che sembrava davvero una squadra da sogno svanisce per sempre, proprio come un sogno. Resta però il ricordo in ognuno di noi, ed è uno di quei ricordi da tenere stretti e raccontare ai futuri figli e nipoti nelle sere d’inverno: “C’era una volta, tanti anni fa, il Pisa all’avventura…”

Mattia Baldini
twitter: @matbet36

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