Il calcio si gioca per vincere i titoli, mettere in bacheca le Coppe, collezionare trofei. Si, vero, tutto molto bello. Ma volete mettere con...

Il calcio si gioca per vincere i titoli, mettere in bacheca le Coppe, collezionare trofei. Si, vero, tutto molto bello. Ma volete mettere con la soddisfazione di chi si guadagna una salvezza? Volete mettere la gioia di soffrire per un anno intero, di toccare più e più volte il fondo del barile, assaggiarne la consistenza, sentirne l’odore. E non è un bell’odore. L’odore della paura, del terrore.

Il calcio è di chi vince i titoli, di chi mette in bacheca le Coppe, di chi colleziona trofei. Su questo non c’è dubbio. Ma c’è anche chi un titolo forse non lo vincerà mai, chi una Coppa la può solo immaginare. E sono la maggioranza, sono più le squadre che un titolo, in centinaia di anni di storia, non lo vinceranno mai, che quelle che riusciranno a sedersi al banchetto dei vincitori. Ma per certe squadre, le squadre del popolo, le squadre più vere, ci sono delle cose che valgono più di un titolo. Una salvezza guadagnata punto dopo punto, centimetro dopo centimetro. Una salvezza guadagnata all’ultima giornata, meglio ancora uno spareggio. La gioia è la stessa di chi vince uno Scudetto, anzi, volete sapere una cosa? E’ anche meglio.

Perchè in una salvezza c’è la gioia del sollievo. In una salvezza c’è il sollievo di tornare a respirare dopo settimane, mesi, una stagione intera passata in apnea. Senza respirare. Una stagione di incubi, una stagione passata con una parola in bocca, in testa, in fondo allo stomaco. Una parola che non deve mai venire fuori, ma con cui devi imparare a convivere. Perchè settimana dopo settimana rischia di diventare sempre più reale. Retrocessione. Una parola, un demone, un nemico. Che se perdi uno scudetto all’ultima giornata, l’anno dopo sei di nuovo lì a giocartela, dopo tutto. Se butti tutto all’aria all’ultima giornata, se il Dio del Calcio ti tira un ceffone e ti manda nella serie inferiore, l’anno prossimo non sei di nuovo lì a giocartela. L’anno prossimo sei all’inferno, a giocartela con un esercito di assatanati, una legione di dannati, esattamente come te.

Scudetti, Coppe, trofei, non valgono la soddisfazione di una salvezza ottenuta con le unghie e con i denti. Una salvezza sognata, desiderata, bramata. Una salvezza che diventa ossessione.  Un’ossessione che se riesci a raggiungere diventa la cosa più bella del mondo. Una salvezza che è tutta da vivere, una salvezza che ritrovi nel sudore che ti trovi appiccicato addosso ai tuoi vestiti, una salvezza che si gioca quasi sempre quando arriva maggio e quando il caldo inizia a farsi più afoso. Non è un caso se le salvezze si conquistano a fine stagione. Logorati nell’animo da un anno di battaglie, fiaccati dal caldo, distrutti dalla stanchezza. Solo chi resiste di più, solo chi crede di più ha la possibilità di festeggiare a fine anno. Solo chi non molla neanche un centimetro può finalmente aspettare l’ultimo fischio finale della stagione. Ascoltare quella melodia, liberarsi dei vestiti zuppi di sudore, scavalcare le recinzioni e correre ad abbracciare i propri beniamini per ringraziarli di quello scampato pericolo. Per ringraziarli di averti regalato un altro giro di giostra.

Poi ad agosto si ricomincia. Ma intanto, siamo salvi. Intanto, per adesso, possiamo tornare a respirare. Si, una salvezza vale molto più di uno Scudetto, ne siamo certi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro