Non è mai facile indossare una maglia che prima di te è stata portata, non senza tormento, da tanti altri campioni. Gente che ha...

Non è mai facile indossare una maglia che prima di te è stata portata, non senza tormento, da tanti altri campioni. Gente che ha fatto la storia del calcio italiano, gente che ha fatto sognare milioni di persone, intere generazioni. Gente che tu da piccolo, giocando con un pallone arancione in mezzo ai ciottoli di una strada piena di ragazzi come te, imitavi.

La maglia numero dieci della Nazionale non è una maglia come tutte le altre. E, quel numero, inutile prendersi in giro, è speciale. E’ il numero che accende i sogni di tutti. Il numero della fantasia, sul campo e anche e soprattutto fuori. Il numero più romantico di tutti, ma anche e soprattutto il ruolo più difficile da interpretare sul grande palcoscenico verde.

Perchè non è semplice da spiegare, può sembrare una follia, una banalità. Eppure quella maglia numero dieci pesa, e pesa parecchio. Pesa per due motivi. Innanzitutto perchè, se ti presenti in campo con quel numero sulle spalle, la gente, automaticamente, da te si aspetta la magia. No, non si aspetta il compitino. Non si aspetta una partita ordinata, da soldatino, da uomo squadra. No, non prendiamoci in giro. Se ti presenti in campo con la maglia azzurra numero dieci, la gente da te si aspetta la giocata illuminante. La gente, da quelli con il numero dieci, pretende sogni. Chi decide di portare quella maglia, ha in mano una penna e una pagina bianca. Ha il compito di scrivere poesie che restino negli occhi e nel cuore della gente. E’ un obbligo, mica una scelta.

E poi c’è l’altro motivo. Quello che rende la maglia numero 10 della nazionale italiana pesante il doppio rispetto a una maglia qualsiasi. Ci sono tutti quelli che, quella maglia, l’hanno messa prima di te. E che, idealmente, te la mettono nelle mani, augurandoti buona fortuna. Perchè i numeri dieci della nazionale, con quella maglia, spesso ci hanno litigato. Alcuni hanno scritto pagine indelebili della storia del calcio italiano, altri sono crollati sotto il peso della sua responsabilità. A dimostrazione del fatto che non c’è maglia più difficile da indossare di quella. Lei, l’oggetto del desiderio e la sacra maledizione.

Giuseppe Meazza, Sandro Mazzola, Gianni Rivera. Poi Roberto Baggio. E, dopo il Divin Codino, la maglia numero dieci della Nazionale ha vissuto un periodo un po’ particolare. Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Antonio Cassano, Antonio Di Natale. Storie diverse, motivi diversi. Ma nessuno di loro, con la dieci azzurra addosso, è riuscito a fare quello che ha fatto con altre maglie. Come se ci fosse bisogno di dimostrare quanto difficile sia indossarlo, quel numero.

Oggi, alle porte di Euro 2016, la Nazionale di Antonio Conte non sa ancora bene che strada prendere. Il percorso di qualificazione non è stato poi così pieno di ostacoli, ma siamo qui, a giocarci l’Europeo. Però questa squadra, per un motivo o per un altro, non ha mai conquistato in tutto e per tutto il cuore della gente. Sembra non essere ancora scattata quella scintilla che segna l’inizio dell’innamoramento. Anche perchè, finora, non c’è stato nessuno in grado di mettersi la maglia numero 10 sulle spalle e accendere la luce. Quella luce che fa innamorare le persone.

Lorenzo Insigne sta vivendo la stagione migliore della sua carriera. Ma le porte della Nazionale, per lui, per colpa di un rapporto un po’ travagliato con il CT, non sono ancora del tutto aperte. Lui, però, ha le spalle abbastanza larghe per essere l’uomo di cui abbiamo bisogno. Già, l’uomo. Perchè non puoi permetterti di essere semplicemente un ragazzo, se decidi di metterti la maglia numero 10 dell’Italia sulle spalle. Lorenzo Insigne vuole convincere Antonio Conte di essere l’uomo giusto. L’uomo dei sogni. L’uomo che, con le sue giocate, farà innamorare la gente di questa squadra.

Prendersi le responsabilità di un sogno è roba grossa. Non è roba per tutti. Lorenzo, nonostante finora non sia stato ancora protagonista in Nazionale, vuole dimostrare che lui, quella maglia, se la merita in pieno. E noi, d’altra parte, non aspettiamo altro che qualcuno ci faccia battere il cuore all’impazzata. Ancora una volta.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro