Tutto in una notte: la lasagna che spense i sogni degli Spurs Tutto in una notte: la lasagna che spense i sogni degli Spurs
Tutto, in fondo, può accadere in una notte. Il campionato 2005-06, in Premer League, ha visto il Tottenham lottare per la prima volta per... Tutto in una notte: la lasagna che spense i sogni degli Spurs

Tutto, in fondo, può accadere in una notte. Il campionato 2005-06, in Premer League, ha visto il Tottenham lottare per la prima volta per un posto in Champions. Una stagione condotta a suon di gol e bel gioco, con la coppia Jermain Defoe e Robbie Keane a scorrazzare in lungo e largo per i campi inglesi.

Con Edgar Davids a lottare a centrocampo, un giovane Michael Carrick sulla fascia e Mido, che detiene il record di assist per i compagni. Con un punto di vantaggio sui tanto odiati cugini dell’Arsenal di Wenger. Con l’ultima partita da giocare, la 40esima della stagione, proprio in un altro derby, nel nord di Londra, contro il West Ham. Tutto filava liscio, insomma, fino alla notte del 6 maggio: la notte del Lasagna-Gate.

Quando Martin Jol e la sua squadra hanno fatto il loro ingresso al numero 22 di Hertsmere Road, a Londra, nell’Hotel Marriot West India Quay, tutto sembrava seguire la solita routine. Il giorno successivo c’era da giocare l’ultima partita della stagione: un appuntamento cruciale per gli Spurs, un faccia a faccia con la storia. In palio un posto tra le grandi d’Europa. Finalmente.




Per fare uno strappo alla regola, quelli del Marriot avevano promesso una varietà di pietanze a squadra e staff tecnico, in vista della cena. “Vorremmo soddisfare i palati più intelligenti con il nostro nuovo approccio”, annunciò il direttore di sala. Molti di loro, apprezzando e ringraziando, scelsero un’appetitosa porzione di lasagna. Mai, mai scelta fu più sbagliata. Nel giro di pochi minuti mezza squadra fu impegnata a vomitare in bagno. Nessuno, nessuno si reggeva in piedi. Intorno alla mezzanotte tutto il team aveva ceduto con una velocità allarmante: Edgar Davids, Teemu Tainio, Michael Dawson, Aaron Lennon, Radek Cerny, per non parlare di Keane appena tornato disponibile dopo un infortunio: le lasagne non risparmiarono nessuno.

Il colpo fu così endemico da invogliare Daniel Levy, presidente del Tottenham a telefonare tempestivamente Richard Scudamore, l’amministratore delegato di Premier League, per chiedere il rinvio della partita contro il West Ham, che si sarebbe dovuta disputare nel pomeriggio del giorno successivo. Scudamore, dal proprio canto, negò la possibilità al presidente, paventando una possibile detrazione di punti. La situazione non era delle migliori: nemmeno il mister Jol era in una posizione invidiabile. “Ero costretto a scegliere se schierare una squadra con 10 calciatori che a malapena si reggevano in piedi, o di non presentarmi in campo”, ricorda. Perdendo, tra l’altro, 10 milioni di sterline in caso di accesso alla Champions, tra bonus e premi.




Anche il piano del tecnico, rinviare la partita di 4 ore, fu respinto. L’unica soluzione era scendere in campo, e giocarsela. I bar di Londra già pullulavano di tifosi, pronti all’ultimo match dell’anno. Il bus del Tottenham arrivò allo stadio alle 13:30. Quando la partita iniziò, da Londra arrivò il primo, grande segno che quello, forse, era un pomeriggio da scordare per gli Spurs: “Uno a zero per l’Arsenal”. Dopo 10 minuti dal fischio iniziale, ci pensò Carl Fletcher a gonfiare la rete, con una rasoiata dai 30 metri che sorprese il portiere degli Spurs. Defoe pareggiò i conti. Ma all’80esimo, dopo un’azione manovrata a dir poco spettacolare, Yossi Benayoun siglò il gol della vittoria, con un sinistro al sette. Tifosi in delirio, incubo avverato. Champions rimandata.

Il pomeriggio all’Upton Park finì con il punteggio di 2-1 per i padroni di casa, con il povero Carrick costretto alla sostituzione dopo appena un’ora, stremato, che si avviava di corsa verso gli spogliatoi. L’Arsenal, dal canto suo, terminò il match sul 4-2, con il solito, scatenato Titì Henry, poi capocannoniere del torneo. Il sorpasso era compiuto.

Il giorno dopo la partita all’Upton Park i dirigenti del Tottenham chiesero un replay. La risposta della federazione fu un categorico “no”. Ad oggi, ancora nessuno sa di chi fu la responsabilità per quella notte al confine col grottesco al Marriott Hotel. Gli stessi ufficiali di salute, nominati dopo un’indagine interna, hanno stabilito che l’Hotel non avesse nessuna colpa di cui rispondere. Quel pomeriggio del 2006 rimarrà impresso ai giocatori del Tottenham per i rotoli di carta igienica lanciati dalle terrazze al Boleyn Ground, per i cori inneggianti alle feci, e per una rivalità con il West Ham che non è mai stata così forte.




Anzi. Quella notte, per i giocatori del Tottenham, rimarrà impressa nel ricordo di come buttare un’intera stagione per un piatto di lasagne. Si dice che 4 anni dopo, quando gli Spurs finalmente arrivarono in Champions, la squadra preferì categoricamente evitare il soggiorno al Marriott prima della partita. No, il ricordo era ancora troppo forte.

Raffaele Nappi
twitter: @RaffaeleNappi1

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