Chissà perchè nessuno è rimasto sorpreso quando, contestualmente all’annuncio del ritiro da calciatore, ha saputo che il suo nome figurava tra quelli presenti nella...

Chissà perchè nessuno è rimasto sorpreso quando, contestualmente all’annuncio del ritiro da calciatore, ha saputo che il suo nome figurava tra quelli presenti nella lista di Coverciano per il corso da allenatore.

Cosa farà Cambiasso quando smetterà di giocare? Che il Cuchu sarà un allenatore è sicuro, ora lo è già in campo. Come il Cholo si vedeva già che era portato, altrettanto si può dire del Cuchu, che è davvero molto preparato – J.Zanetti

Probabilmente perchè chi ha avuto la possibilità di veder giocare da vicino Esteban Matías Cambiasso Delau, nato a Buenos Aires il 18 Agosto 1980, non ha mai avuto nemmeno il dubbio che il Cuchu, una volta appesi gli scarpini al chiodo, avesse potuto intraprendere una carriera diversa da quella di allenatore.

Oggi, con questo articolo, vogliamo rendere il giusto omaggio ad uno di quei giocatori di cui non si parla mai abbastanza uno di quelli che, in campo come nella vita, ha preferito rimanere lontano dalle luci dei riflettori, nonostante la sua presenza sia stata importante, talvolta persino superiore, a quella di grandi campioni.

Esteban Cambiasso è stato il classico calciatore di cui riesci a comprendere l’importanza fondamentale solo una volta che se n’è andato. Quando in mezzo al campo vedi il giocatore della tua squadra, che ha preso virtualmente il suo posto, arrivare con quel mezzo secondo di ritardo a pressare il pallone sul possesso avversario, piuttosto che un metro fuori posizione in fase di interdizione, solo allora capisci cosa volesse dire avere il Cuchu tra le proprie fila.

Provate a chiederlo, per esempio, ad un tifoso interista, squadra italiana alla quale Cambiasso ha intrecciato il proprio destino.

Il Cuchu, così chiamato per la somiglianza con il personaggio di un cartone animato della televisione argentina, è stato indubbiamente uno dei migliori acquisti dell’Inter dell’epoca Moratti; in generale e, ancor di più, se andiamo a valutare il rapporto qualità/prezzo dal momento che il Real Madrid, squadra dalla quale l’Inter lo ha prelevato nel 2004, lo ha lasciato partire a parametro zero non rinnovandogli il contratto.

Cambiasso, per sua stessa ammissione, era troppo lontano dall’idea di giocatore del Real Madrid che si stava facendo largo all’epoca, anni in cui se non eri un “Galactico” venivi guardato con una certa qual diffidenza. Tutto si può dire di Cambiasso meno che fosse un Galactico, qualunque cosa questo termine stesse ad indicare.

Accanto a gente del calibro di Zidane, Figo, Ronaldo, Beckham e Raul era altresì evidente come fosse essenziale un giocatore di raccordo, in grado di fare quel lavoro sporco che i fenomeni sopracitati non sarebbero mai stati deputati a fare ma senza il quale la squadra, per quanto forte, sarebbe stata destinata a soffrire, come in effetti è stato.

Non fatevi però trarre in inganno: nonostante il Cuchu non fosse uno di quei giocatori in grado di rubare l’occhio con la giocata ad effetto e nonostante la sua abilità si notasse molto di più in fase di interdizione che non in impostazione, la capacità di inserimento senza palla e l’intelligenza tattica superiore hanno fatto sì che, nei suoi anni migliori, si potesse ammirare un centrocampista completo, con pochissimi punti deboli.

C’è poi una cosa che non si può insegnare e prescinde dal ruolo, dalle caratteristiche tecniche e dal contesto: la voglia di vincere.

Non gioco mai per partecipare, neanche a carte. Mi piace la competizione, dare il massimo in tutto, con il fisico e con la testa – E.Cambiasso

Raramente si sono visti giocatori con la stessa carica agonistica del Cuchu, carica che quasi mai sfociava in violenza ma si manifestava in quella voglia di arrivare sempre per primo sul pallone, in quella spinta necessaria a vincere ogni contrasto e nella capacità di giocare ogni partita, anche il turno più insignificante di Coppa Italia, con la medesima determinazione di una finale di Champions League. Non era una scelta la sua, semplicemente non conosceva un altro modo di intendere il gioco.

A proposito di finali di Champions: al triplete nerazzurro del 2010 sono legati i suoi ricordi più belli in ambito calcistico. Cambiasso è stato il perno di centrocampo di quell’Inter targata Mourinho, una squadra che caratterialmente rispecchiava le caratteristiche del Cuchu, una squadra che in campo, nonostante avesse campioni dotati di classe sopraffina (Milito e Sneijder su tutti) riusciva ad interpretare le gare sempre con umiltà, dedizione e spirito di sacrificio, soprattutto le partite chiave della stagione.

Esteban Cambiasso è stato intelligenza allo stato puro, uno di quei giocatori che potevi mettere in campo senza bisogno di istruzione alcuna, perchè già sapeva quello che avrebbe dovuto fare, prima e meglio di chiunque altro.

Gli ultimi due anni di carriera, giocati in Grecia all’età di 35 anni, non hanno fatto altro che confermare il valore di un giocatore che, nonostante avesse perso la brillantezza fisica degli anni migliori, ha saputo ritagliarsi un ruolo importante conquistando lo scudetto in entrambe le stagioni.

Quando ammirate una squadra vincente, oltre ai giocatori più blasonati ed ai fenomeni conclamati, andate sempre a controllare dove sia nascosto il Cuchu, perchè quasi sempre lo troverete. Non può essere un caso se dietro a Messi e Di Stefano, come giocatori argentini più vincenti di tutti i tempi, ci sia proprio lui, Esteban Cambiasso, per tutti il Cuchu.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo