Tramonto. Tavolino di un lounge bar che comincia ad animarsi di persone vogliose di cominciare a buttare giù i primi spritz del fine settimana....

Tramonto. Tavolino di un lounge bar che comincia ad animarsi di persone vogliose di cominciare a buttare giù i primi spritz del fine settimana. Vogliose di mandare in archivio anche quest’altra inutile settimana trascorsa a fare cose di cui non importerà a nessuno.

Lo Sceneggiatore aspetta. Scruta l’orizzonte, passa sotto lo sguardo attento dei suoi occhi tutti quelli -e sono tanti- che passano sotto questi portici in attesa del suo uomo. I suoi occhi sono abituati a passare in rassegna tutte le varie forme di umanità contemplate dal Creatore e ad immaginarsi, in combutta con la sua testolina, un universo di storie, trame, intrecci, racconti. Di tutti quelli che passano, potrebbe immaginare passato, presente e soprattutto futuro. D’altronde inventarsi storie, dare anima e forma alle parole è il suo mestiere.

Ma ora, in questo momento, non gli interessa. Adesso sta aspettando una sola persona. Quella persona che potrà cambiargli la vita. Per una volta, finalmente, sarà lui il vero protagonista della storia che vale la pena raccontare. I fogli che tiene tra le mani sono tutto quello che ha, sono quei fogli, quelle parole, quella storia che gli permetteranno di sfondare, di diventare grande, finalmente.

Poi, nell’unico momento di distrazione dello Sceneggiatore, lui arriva. Scosta la sedia, si accende una sigaretta, porge velocemente la sua mano.

Buonasera, sono il Produttore“.

Lo sceneggiatore non ha nemmeno il tempo di porgere la sua, di mano, e di biascicare il suo nome, emozionato. Il Produttore sta già armeggiando con il telefono, tenendo in equilibrio precario la sua sigaretta, sistemando i prossimi 5 appuntamenti della giornata. Perché il Produttore, come tutti i produttori, di tempo da perdere non ne ha. Via, sotto con la prossima storia, con il prossimo scrittore emergente, del prossimo film che non si farà mai, o che incasserà milioni. Dio solo lo sa.

-“Senta, facciamo in fretta. Ho un altro appuntamento. Mi racconti questa storia, mi convinca a farla diventare un film“.

Lo sceneggiatore si è preparato il discorso da parecchio tempo. E’ tutto chiaro nella sua testa, ma l’emozione non lo fa essere lucido come vorrebbe.

-“Certo. Allora, c’è questo ragazzo, un calciatore, forte, molto forte. Un centravanti. Grande, possente, maestoso. Che viene da un altro continente, e arriva in una città che ha già venerato un suo connazionale. Insomma, segna, segna tanto. Li fa innamorare, con i suoi gol. Sembra una storia d’amore perfetta“.

Il Produttore tira una boccata alla sua sigaretta, poi la spegne. Tira su gli occhiali da sole, che ormai sta facendo buio.

-“Mh. Vada avanti“.

Lo Sceneggiatore, con un sorso al suo drink, rimasto ormai solo ghiaccio, prosegue, ormai catturato dalle parole che lui stesso ha immaginato, rapito dalla sua stessa storia, come sempre gli succede.

-“Poi, però, un giorno succede qualcosa. Il centravanti all’improvviso si incupisce. Un uomo misterioso gli offre soldi, tanti soldi, per andare via da quella città. Gli promette gloria, coppe, trofei, la fama eterna. Il centravanti lo ascolta. Lo segue. Va via, nel cuore della notte. Mentre quelli che lo amavano sentono il cuore spezzarsi. Il Maestro che lo aveva accolto, cullato, cresciuto, sente una fitta dentro al petto“.

Il Produttore alza gli occhi al cielo.

-“Vada avanti, arrivi al punto“.

Una sera d’autunno, poi, le strade del centravanti e della gente che lo voleva bene si incrociano. In una fredda sera del Nord, si ritrovano di fronte, occhi dentro occhi. Cuore contro cuore“.

Il Produttore accende un’altra sigaretta, soffia una boccata di fumo, con un gesto della mano ferma lo Sceneggiatore.

-“Mi lasci immaginare. Magari il Centravanti e il Maestro si abbracciano. Inquadratura che si stringe, primo piano di occhi tristi“.

-“Si, Però poi…

Il Produttore interrompe ancora lo Sceneggiatore.

E magari poi il Centravanti segna il gol decisivo di quella partita“.

-“Bè, in effetti, pensavo che all’apice della narrazione avremmo potuto mett…

Il Produttore si alza, scosta la sedia, finisce il suo scotch.

Poi, magari, il Centravanti allarga le braccia, fa una faccia triste, come a chiedere scusa. In sottofondo, una musica triste, una di quelle solo strumentali, emozionanti“.

-“Bè, si, però potremmo pens…

-“Devo andare. E’ tardi. Ho un altro appuntamento. Mi stia bene. Continui a scrivere. Può fare decisamente meglio“.

Lo Sceneggiatore sente lo sconforto scorrere nelle sue vene. Vede la sua storia sgretolarsi, i suoi sogni di gloria andare in frantumi. Ma vuole prima essere certo. Raccoglie le ultime forze, vuole sentirla, quella pugnalata, in pieno petto.

-“Mi scusi, dottore. Non mi ha detto cosa pensa della mia storia“.

Il Produttore, mentre se ne sta andando, si ferma, si volta. Scuote il capo.

-“Banale. Tremendamente banale. Così banale da non poter sembrare vera“.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro