Il calcio è anche (e soprattutto) una questione di cuore. E quando c’è il cuore di mezzo, si tratti di tifosi o di amanti,...

Il calcio è anche (e soprattutto) una questione di cuore. E quando c’è il cuore di mezzo, si tratti di tifosi o di amanti, la delusione è sempre dietro l’angolo. Anche le storie d’amore che credevate perfette si sfaldano, sotto i colpi dei tradimenti più rumorosi. E’ un attimo. Fino a poco tempo prima eravamo insieme, felici, indivisibili. Niente poteva fermarci, eravamo una cosa unica.

E nel breve volgere di una stagione, di una sessione di calciomercato, siamo di fronte, con maglie diverse addosso. Nemici. Il passaggio da una maglia all’altra, per i campioni più amati, è sempre traumatico. Ma quando la nuova maglia è quella di rivali con cui combattiamo ogni giorno, bè, quello allora è un vero e proprio tradimento. Imperdonabile.

E il calcio, essendo una questione d’amore, non fa eccezione. I tradimenti sono all’ordine del giorno. Rancore, odio, indifferenza. Abbiamo raccolto per voi i 10 tradimenti più famosi della storia del calcio.

10. FERNANDO TORRES

E’ il 31 gennaio 2011 quando Fernando Torres lascia il Liverpool per trasferirsi al Chelsea con il quale i tifosi Reds hanno una faida recente, per via dei numerosi scontri nei turni ad eliminazione diretta tra le due squadre.

Le maglie rosse del Nino bruciano in piazza: era da Michael Owen che il Liverpool non aveva un attaccante così decisivo, ed il fatto che decida di trasferirsi ad una rivale soltanto per soldi fa infuriare i tifosi dei Reds.

Ad ogni ritorno del Nino ad Anfield è una pioggia di fischi, di cui il Nino risente, perchè diciamocelo chiaro: Torres al Chelsea è stato un flop , dato che fino a li era un giocatore da cifre entusiasmanti in zona gol.

Recentemente durante una partita di beneficenza per l’ultimo anno di Gerrard Fernando è tornato ad Anfield ed ha fatto pace con parte della tifoseria, perchè ancora c’è chi non lo può vedere.

 9. FABIO QUAGLIARELLA

Core ‘ngrato, si direbbe a Napoli. E i partenopei non avrebbero tutti i torti, visto e considerato il vizio del nativo di Castellammare a segnare alle sue ex-squadre. Fatto sta che in Campania ci arriva nel 2009 e viene trattato come un beniamino dai suoi tifosi, che lo adorano e lo chiamano Masaniello, eroe della rivolta Napoletana contro gli Spagnoli nel ‘600.

Così legati a lui, potete ben immaginare la loro reazione di fronte al passaggio del numero 27 alla Juventus, non proprio una tifoseria gemellata: basti sapere che “traditore” è il termine più innocuo e che le macumbe sono tali che il crociato farà crac, e Quagliarella termina la stagione in anticipo. C’è tempo per la rivalsa, perchè l’anno dopo arriverà il gol dell’ex più cattivo, proprio contro il suo Napoli.

Ah, per non farci mancare niente dalla Juve passa al Toro, segnando la rete che riconsegna il derby ai granata dopo vent’anni.

8. EMERSON

Le qualità tecniche non si discutono di certo, il Puma negli anni in cui era al vertice era tra i migliori interpreti nel suo ruolo. Basti chiedere ai tifosi della Roma, che all’esordio lo hanno acclamato a tal punto che il Brasiliano è scoppiato in lacrime.

Sembrava l’inizio di una fantastica storia d’amore, soprattutto perchè le prestazioni di Emerson saranno determinanti alla conquista del terzo scudetto della storia Giallorossa. Ma il gran tradimento si consuma quell’estate, con il giocatore che decide di seguire Capello alla Juve, adducendo problemi di depressione, che si sarebbero magicamente risolti cambiando città: come prevedibili le motivazioni non soddisfano la tifoseria, per la quale resterà un mercenario.

Nella Juve travolta dalle sentenze di Calciopoli durerà poco, lasciando la barca che affonda per il Real Madrid. Tanto per non farci mancare niente, passa poi anche al Milan: pochi ricordi in maglia rossonera, qualche infortunio di troppo e poi il passaggio al Santos, dove finirà la carriera.

7. CHRISTIAN VIERI

La classe non è acqua, è vero, e nel caso di campioni indiscussi poco importa quali e quante maglie abbiano vestito, lo vedremo anche più avanti in questa classifica. Insomma, Bobo è Bobo: i suoi gol quasi non avevano colori, ma essere passato per le due torinesi e le due milanesi lo rende meritevole della nostra top ten.

Ad onor del vero, del Toro c’è ben poco, l’esordio e appena un gol, nulla se comparato alla Juve, con la quale vince quasi tutto, e si ferma in Champions solo in finale, contro il Borussia. Molto più significative le due esperienze all’ombra della Madonnina, sforando i 100 gol in maglia nerazzurra.

Tifosi dell’Inter che della sua esperienza milanista amano ricordare una sua marcatura approssimativa su Adriano in un derby, con l’Imperatore lasciato libero di colpire di testa e di segnare, i tifosi milanisti invece preferiscono non ricordare proprio un bel nulla.

6. FELICE EVACUO

Ok, sicuramente il confronto non regge (nel senso che Evacuo è decine di volte superiore al resto della top ten, ovviamente), ma anche un tale bomber di provincia ha la sua storia di tradimenti da raccontare. Nativo di Pompei, aiuta a suon di gol l’Avellino a salire in B, per poi andare agli eterni rivali del Benevento.

Un’onesta carriera in giallorosso e poi riparte, prima allo Spezia e poi alla Nocerina, storicamente invisa a un po’ tutte le formazioni Campane. Ma verrà perdonato, anzi di più: torna a Benevento, e nonostante il gran tradimento viene riaccolto da eroe, riceve persino la fascia di capitano, poi il fattaccio.

Benenvento-Nocerina, caldissimo derby di Lega Pro, i padroni di casa vincono, ma a fine partita Evacuo passa anche sotto la curva ospite, come a chiedere scusa. Dire che i suoi tifosi non la prendono bene è un eufemismo: il giorno dopo un comunicato stampa della curva invita il giocatore a rescindere immediatamente il contratto e a lasciare la città. Ci sarà poi un mezzo chiarimento, ma a fine stagione abbandonerà ugualmente la squadra.

5. SINISA MIHAJLOVIC

L’irriconoscente dei giorni nostri, il “la” che ci è servito a scrivere questo articolo. Delle sue promesse “mai al Milan” tanto care ai tifosi interisti ne hanno parlato in molti, in questi giorni in cui la firma per i rossoneri appare ormai certa.

Meno discusse sono le sue “origini” nel calcio italiano, per le quali deve ringraziare la Roma, che lo preleva dallo Stella Rossa e gli concede il debutto e il primo gol nel campionato nostrano. Dopo l’esplosione alla Samp non si farà tanti problemi a passare alla Lazio, dove ricordano di lui tanti gol, uno scudetto e anche qualche episodio spiacevole, su tutti uno sputo a Mutu in Champions.

Finirà all’Inter, dove su sette gol tre sono ai suoi primi tifosi, quelli della Roma, alla quale strapperà anche una Coppa Italia. Curiosità, è riuscito anche a -più o meno- cambiare nazionale, anche se in quel caso la colpa è solo della Storia, passando da quella che era la Jugoslavia alla nazionale Serba, della quale poi diverrà anche allenatore.

4. RONALDO

Fosse per me scriverei solo il nome. Non tanto per pigrizia, ma quanto perchè non tutti possono capire, devi aver vissuto ogni singola cosa che Ronaldo era capace di fare con quel pallone, devi avere negli occhi ancora i suoi gol più belli. Non può capire chi non ha visto, in un pomeriggio di Aprile, Iuliano franargli addosso e l’arbitro dire “gioca, gioca”.

Devi aver pianto insieme a lui quel giorno contro il Lecce, e ancor di più sei mesi dopo contro la Lazio, quando il suo tendine rotuleo non ce l’ha fatta. Per capire Ronaldo devi avere avuto l’amaro in bocca quando, fresco di Mondiale vinto, ringrazierà praticamente tutti, tutti tranne i protagonisti della sua esperienza interista, e lì già iniziavi a sospettare, e devi avere avuto il groppo in gola quando è partito per Madrid.

Solo allora puoi capire cosa è significato il suo passaggio al Milan, e solo allora puoi aver avuto in corpo un misto contrastante di emozioni al suo gol nel derby con relativa esultanza, e probabilmente solo allora capirai il gesto dell’ombrello di Moratti a rimonta avvenuta. Ma nonostante questo probabilmente continuerai ad amare Ronaldo, perchè come lui passano una volta ogni secolo.

3. ZLATAN IBRAHIMOVIC

Perchè se dici traditore pensi a Ibra, sopra tutto e sopra tutti. Arriva in Italia alla Juve di Moggi, e rivela di aver sempre sognato di indossare quella maglia. Due anni a buon livello prima dello scandalo calciopoli, e lo svedese non ha alcuna intenzione di finire a giocare in B, venendo così ceduto all’Inter, dove rivela di aver sempre sognato di indossare quella maglia.

Il suo periodo più fortunato è proprio in nerazzurro, segna a grappoli ed è determinante per la vittoria di due scudetti, ma non della Champions; ed è proprio per vincere la coppa dalle grandi orecchie che lascia l’Inter. Si accasa al Barcellona, maglia che ha sempre sognato di indossare e che addirittura bacia il giorno della presentazione, ma non lascia un gran ricordo, e soprattutto non vince la Champions, eliminato proprio dall’Inter.

Dopo appena una stagione torna a Milano, ma dall’altra parte del Naviglio, e indovinate? Ha sempre sognato di vestire la maglia del Milan, squadra alla quale regalerà uno scudetto prima di accettare i petroldollari del PSG, maglia che ha sempre sognato di indossare. E la storia, almeno a quanto dicono le recenti voci di mercato, non è affatto finita…

2. CARLOS TEVEZ

Il gran tradimento. Molti dei personaggi in questa classifica hanno avuto una squadra “sabbatica” prima di finire ai rivali di sempre, un piccolo periodo durante il quale gli ex tifosi hanno potuto leggermente stemperare la rabbia, magari spesso inutilmente, ma c’è stato.

Non è questo il caso di Carlos Tevez, tanto bello quanto riconoscente. Si, perchè dopo due stagioni, due campionati e una Champions con la maglia dello United lui decide di andare dagli altri, quelli del City. I tifosi dei Red Devils non la prendono tanto bene, si parla di iniziative per raccogliere e disfarsi delle sue maglie, e lui a sua volta la prende peggio, tanto che in un derby di Carling Cup segna una doppietta e nell’esultanza si permette di zittire i suoi ex.

Tra la maglia blu e quella bianconera troverà poi gol e trofei, e ciò basta a cancellare i ricordi peggiori.

1. LUIS FIGO

I tifosi più recenti ricorderanno un Figo (di nome e di fatto) in giacca e cravatta, uomo immagine della FIFA e per un po’ anche candidato alla presidenza; magari ricorderanno anche quelle presenze centellinate in maglia nerazzurra e un commovente addio, quando era ormai solo l’ombra del vero Figo.

I calciofili di lunga data ricordano però ben altro: dopo aver incantato i tifosi del Barca -anche se prima era ad un passo dal Parma- a suon di gol e di trofei, su tutti due campionati e una Coppa delle coppe, nell’estate del 2000 passa clamorosamente al Real, per la cifra record di 62 Milioni di euro.

Raccoglie due campionati, una Champions e il tanto sognato Pallone d’oro, ma soprattutto l’odio dei tifosi blaugrana, che in un clasico di campionato gli lanciano una sobrissima testa mozzata di maiale, che atterra a pochi centimetri dal portoghese, tanto per far capire quanto fosse stato apprezzato il suo trasferimento.