Tra le strade di Persia: alla scoperta dell’Iran Tra le strade di Persia: alla scoperta dell’Iran
Se pensate che il calcio sia una questione di pochi eletti, un’eterna lotta tra europei e sudamericani, vi sbagliate di grosso. C’è una terra... Tra le strade di Persia: alla scoperta dell’Iran

Se pensate che il calcio sia una questione di pochi eletti, un’eterna lotta tra europei e sudamericani, vi sbagliate di grosso.

C’è una terra lontana ed affascinante, situata all’estremità orientale del Medio Oriente, di cui raramente avrete sentito parlare per questioni che riguardano lo sport, che in realtà vive di e per il calcio.

Stiamo parlando della Repubblica Islamica dell’Iran.

La Sua capitale Teheran conta più di otto milioni di abitanti. Ed è proprio tra le sue vie, tra questa gente, tra questo scorrere continuo di vita che si gioca uno dei derby più sentiti e pazzeschi dell’intero pianeta. Definito il “derby di Persia”, è la sfida che vede contrapposti Persepolis ed Esteghal.


Si gioca allo stadio Azadi della capitale, davanti a centoventimila spettatori maschi, perché le donne, per le leggi del posto, non possono assistere ad eventi sportivi. Lascio alla vostra immaginazione cosa significhi ciò in quanto a calore ed atmosfera.

Il derby non è l’unico momento in cui il Paese si ferma per una partita di calcio. Ciò accade praticamente sempre quando gioca il Tim Mellì, la Squadra Nazionale. L’Iran è alla sua quinta partecipazione ad un Mondiale. Nelle precedenti quattro volte in cui ha partecipato non è mai riuscito a superare il girone ottenendo tre pareggi, otto sconfitte ed una sola vittoria.

Una vittoria, unica, un piccolo sussulto d’orgoglio per una Nazione abituata a non sedersi mai ai tavoli con le grandi. Invece no, quella vittoria, valse e vale tutt’ora, per tutti i persiani, una vita intera.
Mondiale di Francia ‘98, quello della traversa di Di Biagio, della doppietta di Zidane e soprattutto del mistero del Fenomeno Luis Nazario da Lima Ronaldo, nelle ore che precedettero la finalissima.

In quel Mondiale successe una cosa storica. Nella seconda giornata del Girone F si affrontarono Stati Uniti e Iran. Nemici giurati in campo politico, sociale e culturale, soprattutto dopo la Rivoluzione Iraniana, queste due nazioni si ritrovarono a guardarsi negli occhi, su un prato verde l’una davanti all’altra.

Ma si sa, il calcio ha il potere di unire i popoli invece che dividerli. Nelle fasi precedenti all’inizio del match le due nazionali si scambiarono abbracci e regali in segno d’amicizia. Poi la partita ebbe inizio, si narra che a Teheran ed in generale in tutto l’Iran, non ci sia stata una singola persona, una di numero che non sia stata incollata al televisore quella notte.

Il Tim Mellì riuscì a vincere due a uno grazie alle reti di Estili e Mahdavikia, inutile fu la rete americana nel finale ad opera di McBride. La prima storica, e ad oggi unica, vittoria persiana in un Mondiale arrivò proprio contro i nemici giurati americani.

Sono passati vent’anni esatti da allora, ma a Teheran se vi capitasse di chiedere in giro, nessuno e ripeto nessuno ha mai dimenticato quella notte. Notte di festa e di baldoria, di alcool che scorreva per le strade in barba a tutti i divieti e a tutti le leggi islamiche in vigore nel posto.

Il calcio, se anche mai l’aveste pensato per un solo istante, NON è solo un gioco.

La Nazionale che si appresta ad affrontare il mondiale di Russia, allenata dal portoghese Carlos Queiroz, è stata inserita nel Girone B, un raggruppamento complicatissimo vista la presenza dei Campioni d’Europa del Portogallo, della Spagna e del Marocco.

Le speranze persiane vertono quasi tutte sull’attaccante Alireza Jahanbakhsh. Giocatore da tenere particolarmente d’occhio, nella stagione appena conclusa ha fatto letteralmente sfaceli ad Alkmaar sponda AZ, vincendo la classifica dei cannonieri in Eredivise con ventuno reti. A lui e agli altri ventidue compagni di squadra convocati dal Tecnico Queiroz, spetterà l’onere e l’onore di rappresentare i più di settantasette milioni d’iraniani, se si escludono tutti quelli che vivono in giro per il mondo.

A Teheran tutti ma proprio tutti sperano di rivivere per un’altra volta, almeno una, quella sera di vent’anni fa, quella notte rimasta incisa indelebilmente nella memoria, come accade per i sogni che si mischiano alla realtà delle notti d’estate nelle vite di ognuno di noi.

Raffaello Lapadula

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