Totò Di Natale: i 200 gol del piccolo gigante Totò Di Natale: i 200 gol del piccolo gigante
Quattrocento partite in serie A, duecento gol. Uno ogni due partite. Una valanga. Una valanga per uno che il calcio lo ha vissuto sempre... Totò Di Natale: i 200 gol del piccolo gigante

Quattrocento partite in serie A, duecento gol. Uno ogni due partite. Una valanga. Una valanga per uno che il calcio lo ha vissuto sempre in provincia. Un’enormità. Un’enormità per un gigante di 167 centimetri. Una marea. Una marea per uno che li ha segnati con due maglie, quella dell’Empoli e quella dell’Udinese.

Si può diventare giganti del pallone anche se si è alti un metro e sessantasette. Si può entrare nella storia anche senza mettere la maglia della Juve, dell’Inter, del Milan. Diventando eroi della provincia, alfieri del calcio dei piccoli. Il calcio più vero, quello più vicino al cuore. Da chiedersi quanto cuore ci sia in quei centosessantasette centimetri. Tanto, tantissimo.

Duecento gol, a 37 anni. Senza mai una parola fuori posto, senza gli eccessi a cui ci ha abituato il calcio moderno. Niente creste, veline, tweet, capelli colorati, polemiche. Totò abbassa la testa e fa gol. Segna gol meravigliosi, mai banali. Segna a tutti, indistintamente. Entra nel cuore dei suoi tifosi, ma anche in quello di tutti gli appassionati di calcio. Perchè quel gigante di centosessantasette centimetri piace a tutti.

Duecento gol, per la storia. Duecento gol, per tutti i sacrifici fatti. I sacrifici di mamma Giovanna. I sacrifici di papà Salvatore, scomparso qualche mese fa. I sacrifici ogni singolo giorno sul campo, per dimostrare al mondo che anche dal basso dei tuoi centosessantasette centimetri puoi entrare nell’Olimpo del pallone.

Non è facile, non lo è mai stato. Non è stato facile lasciare casa a 13 anni. Non è stato facile prendere e andare a Empoli, e dimenticare Pomigliano d’Arco, dove c’era casa, dove c’era il cuore. Tu, bambino piccolo e impaurito dinanzi al mondo dei grandi. Tu, che sentivi nostalgia di casa e ti facevi scendere le lacrime sulle guance. Ma andavi avanti, perchè avevi un sogno e nessuno te l’avrebbe potuto togliere.

Non è facile, non lo è mai stato. Come quella sera in cui volevi mollare tutto e scappare da Empoli, mollare tutto e tornare a casa. Quella sera in cui solo Vincenzo Montella, che ammiravi e stimavi, e che sul campo era un po’ come te, ti convinse a restare. A non partire. A mettere i primi mattoncini per diventare Totò Di Natale.

Con la maglia dell’Empoli Di Natale si consacra nel calcio dei grandi. Segna i primi gol in serie A, salva i toscani, li vede anche scendere in serie B. Nel 2004, ringraziata Empoli e l’Empoli, inizia l’avventura a Udine. Di Natale – Iaquinta – Di Michele, la Champions League. E soprattutto, i gol, le caterve di gol. Udine diventa una famiglia, Udine diventa casa. Abbraccia Totò e Totò abbraccia Udine. Diventano una cosa sola.

E poi la Nazionale. Quel rigore sbagliato contro la Spagna a Euro 2008, e quel gol segnato a Casillas a Euro 2012. Sempre a modo suo, sempre alla Di Natale.

Quest’estate Marcello Lippi lo voleva in Cina. Totò ci pensa, riflette. Ma casa sua è ancora Udine. Il calcio è ancora la sua vita, a 37 anni. Il gol è ancora il suo modo di parlare sul campo, a 37 anni. Totò non vuole andare in Cina, ha un appuntamento con la storia. Udinese-Chievo, minuto quarantacinque. Di Natale fa duecento.

Quattrocento partite, duecento gol. Uno ogni due. Anche i piccoli possono diventare giganti. Soprattutto i piccoli possono diventare giganti.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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