Era l’estate del 1948, sono passati poco meno di settant’anni, ma per come gira il mondo sembra che ne siano passati molti di più....

Era l’estate del 1948, sono passati poco meno di settant’anni, ma per come gira il mondo sembra che ne siano passati molti di più. Il calcio, soprattutto, era un’altra cosa. Era un gioco per uomini gloriosi che in campo battagliavano per l’onore, prima ancora che per il denaro o per la fama.

Era l’estate del 1948 e una squadra italiana, con la maglia granata, l’onore – il suo e quello della nazione intera che rappresentava- lo difendeva benissimo. Era l’estate del 1948 e il Grande Torino, che ancora non sapeva che sarebbe diventato leggenda, era in viaggio in Sudamerica per sfidare le squadre più forti del continente.

Era un altro calcio, in cui le gesta di uomini e squadre leggendarie si tramandavano di bocca in bocca, e solo in pochi avevano la fortuna di ammirarle con i propri occhi. E restarne estasiati. L’aura di sacralità che avvolgeva il gioco del calcio, in quegli anni, era qualcosa di fantastico. Forse fu per questo che, quando nell’estate del 1948 il Grande Torino sbarcò all’aeroporto di San Paolo, c’erano quasi 10mila persone ad attenderlo. Perchè la fama di quella squadra era giunta fino alle orecchie dei brasiliani, che, ora, volevano vedere di persona se quanto avevano sentito corrispondesse alla realtà.

Già, i brasiliani. Che del calcio, probabilmente, pensavano di essere i maestri, in quegli anni. E non avevano nemmeno tutti i torti. Ma il Torino, quel Torino, era tutta un’altra roba. Era una vera e propria orchestra che riusciva a spiegare il gioco del calcio al resto del mondo. I granata avevano in programma 4 partite, in quella tournée brasiliana. La prima partita fu contro il Palmeiras, un pareggio per 1-1 con il Torino ancora stanco dal lungo viaggio.

Poi, il Toro affrontò il Corinthians. E il Timão si impose per 2-1. Ma fu l’unica partita che Mazzola e compagni persero, in quel giro brasiliano. Perchè poi batterono 4-1 la Portuguesa e pareggiarono 2-2 contro il San Paolo, prima di fare ritorno a casa. Ma il Grande Torino aveva conquistato il Brasile. Tutti si resero conto che quella squadra, per davvero, era destinata a diventare leggenda. Ma nessuno si aspettava che sarebbe successo così in fretta, così tragicamente, per mano di un destino infame.

Il 4 maggio del 1949 l’aereo che riportava il Grande Torino a casa da Lisbona, andò a schiantarsi contro la Basilica di Superga. In pochi istanti, di quella squadra meravigliosa rimase soltanto il ricordo. E tra i primi a rendere omaggio in qualche modo a quell’orchestra di campioni, ci fu proprio il Corinthians, l’unica squadra brasiliana che riuscì a battere il Toro in quella tournée dell’estate precedente.

Il Timão fu una delle prime squadre a rendere omaggio agli Invincibili granata. Colpiti dalla funesta notizia, i giocatori del Corinthians, il 7 maggio del 1949, a tre giorni dallo schianto, scesero in campo con una maglia granata, a ricordo e memoria dei loro sfortunati rivali. Nel 2011, invece, la terza maglia dei brasiliani divenne granata, ispirata proprio a quella del Torino. Un’amicizia che si rinnova di nuovo, oggi. Con una maglia da collezione che unisce Torino e Corinthians in un abbraccio ideale.

Perchè fare la storia significa anche e soprattutto rimanere nel cuore di chi è lontano migliaia di chilometri.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro