Tim Cahill: l’immortale Tim Cahill: l’immortale
Chi l’ha detto che a 38 anni si è troppo vecchi per giocare a pallone? Chi l’ha detto che va bene, si può anche... Tim Cahill: l’immortale

Chi l’ha detto che a 38 anni si è troppo vecchi per giocare a pallone? Chi l’ha detto che va bene, si può anche giocare a quell’età, ma essere protagonisti, quello no, è fuori discussione? Chi ha detto, ancora, che è meglio farsi da parte e lasciare spazio ai giovani, per ricostruire?

Tanti, forse quasi tutti e a qualsiasi latitudine si segua il gioco del pallone. Certamente non in Australia, dove dal 2004 imperversa un giocatore chiamato Tim Cahill, uno che, in origine, nemmeno doveva far parte dei Socceroos, questo il nome con cui viene chiamata la nazionale australiana, e che finirà per scriverne la Storia.

Timothy Filiga Cahill nasce da padre inglese e madre samoana, il 6 Dicembre 1979. Da chi erediti i suoi caratteristici tratti somatici, che sembrano rivelare il miscuglio di razze tipico di chi proviene da quell’area geografica, non è nemmeno da mettere in discussione.

Le Isole Samoa sono racchiuse in quella sua faccia dipinta con tratti europei, aborigeni e orientali, questi ultimi retaggio dei primi abitanti delle Isole provenienti dal Sud Est asiatico, più di 2000 anni fa.




Le Isole Samoa sono anche nel cuore del giovane Tim Cahill, che fino ai 20 anni gioca per le rappresentative giovanili della nazionale samoana. Quando si tratta di scegliere la nazionale maggiore, però, Tim Cahill sfrutta la sua naturalizzazione australiana e si rende eleggibile per i Socceroos.

Passano dieci anni, dal 1994, data della sua ultima presenza con le Isole Samoa al 2004, quando esordisce con l’Australia, in cui Tim Cahill non rappresenta calcisticamente nessuna nazione.

Quando viene chiamato dall’Australia ha già 24 anni e probabilmente non può immaginare ciò che il destino gli avrebbe riservato in futuro: riscrivere la Storia calcistica di una Nazione a suon di gol.

Tim Cahill infrange record su record: diventa il primo marcatore dell’Australia in una fase finale di Coppa del Mondo quando, nel 2006 segna al Giappone. Non pago realizza addirittura una doppietta contro i nipponici che gli consentirà di essere eletto miglior giocatore dell’incontro.

Embed from Getty Images

Gioca anche i mondiali in Sudafrica del 2010 e quelli in Brasile 4 anni più tardi, andando a segno in entrambe le manifestazioni.

Leggendo queste statistiche, i pochi che non lo conoscessero, potrebbero pensare di essere di fronte ad una prima punta letale, un centravanti classico di quelli che vivono per fare gol. Niente di più sbagliato: Tim Cahill nasce centrocampista per poi spostare il proprio raggio di azione, fino ad arrivare a giocare prima punta, nel corso degli anni.

Ciò che lo ha reso un realizzatore implacabile è qualcosa che non si può insegnare, e non dipende nemmeno dal ruolo ricoperto in campo. Si tratta di un organo, nel suo caso particolarmente ingombrante, situato all’interno della gabbia toracica, spostato lievemente a sinistra.

Il cuore di Tim Cahill, ogni volta che indossa quella maglia gialla, ma è un discorso che si può trasporre anche con i club per i quali ha militato nel corso della lunghissima carriera, non ancora terminata, sembra spingerlo un gradino oltre quello che sarebbe il naturale limite dettato dalla tecnica.

Embed from Getty Images

Lo si può apprezzare in tutto ciò che fa su un campo da calcio, dalla foga con la quale va a pressare l’avversario di turno alla capacità di farsi sempre trovare al punto giusto al momento giusto. Lo si può apprezzare quando un compagno decide di scaraventare un cross in area, senza badare particolarmente alla precisione che tanto c’è Tim Cahill che in qualche modo la prende.

L’abilità nel colpire di testa, a proposito: ditemi voi se lo avete mai conosciuto uno alto poco più di 1 metro e 75 centimetri con quella capacità nel gioco aereo. Non può esserci solo tempismo, tecnica e abnegazione. Lì deve entrare in gioco per forza qualcosa di più grande, il cuore appunto, altrimenti non si spiega.

Tim Cahill, nel periodo migliore della sua carriera, milita in Premier League con le maglie del Millwall prima e dell’Everton successivamente. In campo è una furia e sulle palle inattive a favore della propria squadra è sempre l’osservato speciale: il pericolo numero uno, due e tre a cui prestare attenzione.




Poi gli anni passano e per Cahill si aprono le porte di Stati Uniti, Cina e Australia. Di lui che ancora continua a segnare, seppur in campionati minori, si parla sempre meno spesso, come è normale e scontato che sia.

Con la Nazionale, prima della partita di oggi, era fermo a 48 reti, che comunque lo proiettavano in cima alla classifica dei migliori marcatori di sempre con la maglia dei Socceroos. Fermo, non un termine usato a caso, che se ci pensate bene è quasi un ossimoro associato ad uno come lui, che in campo si danna letteralmente l’anima, dal primo all’ultimo minuto.

Fermo però lo era, da più di un anno, precisamente da settembre dell’anno passato, quando Tim Cahill aveva realizzato l’ultimo  gol con la casacca della nazionale sulle spalle.

Gli eroi, però, si sa: sembrano morti ma sul più bello te li ritrovi davanti e sei costretto a fare i conti con loro.

Lo sa bene la Siria, una squadra, anzi un popolo, che avrebbe certamente meritato miglior fortuna ma si è trovato davanti nel giorno più importante, quello per accedere allo spareggio che valeva i Mondiali, il samoano con il numero 4 sulle spalle.

Oggi Tim Cahill non poteva guardare in faccia a nessuno, oggi era il giorno degli eroi immortali. Due colpi di testa: il primo per agguantare il pareggio che è valso i supplementari ed il secondo, saltando in cielo, per vincere la partita.

Il trampolino umano, il talismano dei Socceroos è tornato“, queste le parole urlate dal telecronista per raccontare un’impresa che ha dell’incredibile, arrivati alla soglia dei 38 anni.

Quando gioco so che i difensori sono preoccupati; porto il mio cuore sulle spalle, non un semplice numero, e alla fine so che otterrò ciò che merito.

(Tim Cahill)

Quando arriverà il momento anche per lui del ritiro c’è chi lo ricorderà per la sua storica esultanza, coperta da brevetto, in cui si diletta a prendere a pugni la bandierina. In pochi, forse, lo ricorderanno per quello che ha insegnato con il suo modo di stare in campo e per aver scritto le pagine più belle della storia calcistica di una nazione.

Oggi, dopo aver tributato il giusto merito alla nazionale siriana, il palcoscenico è tutto per lui.

Per Tim Cahill, l’immortale.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

Related Posts

Cara Coppa Italia

2016-12-01 16:51:15
delinquentidelpallone

1

Piovono maiali in campo: partita interrotta

2016-10-15 17:58:21
delinquentidelpallone

1

La macchina del tempo: 13 marzo 2007

2015-10-19 18:40:16
delinquentidelpallone

1

Abbasso il falso nueve, viva il centravanti

2015-08-22 13:41:49
delinquentidelpallone

1

Quando a Pescara un uomo volò. Tributo a Gigi Marulla

2015-07-21 11:50:02
delinquentidelpallone

1

Le 10 verità del calciomercato

2015-07-02 16:39:48
delinquentidelpallone

1