Ci sono dei pomeriggi in cui senti un brivido correre lungo la schiena, in cui sei teso come la corda di un violino, in...

Ci sono dei pomeriggi in cui senti un brivido correre lungo la schiena, in cui sei teso come la corda di un violino, in cui continui a sudare freddo ad ogni giro di lancetta. Ci sono pomeriggi in cui 11 uomini in calzoncini ti fanno soffrire come poche cose in vita tua, come nemmeno se si stesse decidendo della tua esistenza. Ci sono quei pomeriggi in cui lo Stoke City espugna l’Etihad Stadium e ti fanno rendere conto che la sofferenza aumenta il piacere della vittoria.

Sembrava un pomeriggio come tanti altri, in verità. I Potters giocano in casa del Manchester City, e pare non esserci storia. I Citizens partono all’attacco, vogliono mangiarsi il campo. Certo, i nostri beniamini non hanno mica intenzione di mollare, non l’hanno mai fatto in vita loro e di sicuro non lo faranno oggi. Dopo nemmeno un minuto, il capitano, Ryan Shawcross, fa assaggiare i suoi tacchetti e il suo savoir-faire al Kun Aguero. Se vuoi passare di qui, almeno sai a cosa vai incontro, Sergio.

Philip Bardsley, sangue scozzese, terzino destro dei Potters, mena come un fabbro. C’è da capirlo, che lui si è formato nelle giovanili dello United, mica è una partita come le altre per questo ragazzone. Che fa sentire a Nasri, a Jovetic, a Silva, quanto dura possa essere la vita per chi passa da quelle parti.

Intanto, si inizia soffrendo. Dopo 15′ il possesso palla recita 88% Manchester City, 12% Stoke. Prima o poi il fortino di Begovic è destinato a cadere, basta un’intuizione, un colpo di genio, una giocata di uno dei tanti campioni pagati fior di milioni. Noi, intanto (ci scusate se usiamo la prima persona plurale, vero?) siamo arroccati nella nostra trequarti. Peter Crouch è abbandonato come un cagnolino senza padrone, ogni tanto Moses prova qualche accelerazione, Poi alza la testa, e non vede neanche un compagno nei paraggi.

Al minuto 30, in area dello Stoke ci sono già 9 maglie biancorosse più quella verde di Begovic, che ha dovuto già fare qualche intervento prodigioso. Soffrendo e sudando, tra un calcione e una spazzata, arriva il minuto 45 e il duplice fischio del direttore di gara. Iniziamo a pensare che forse forse, con l’aiuto della Madonna, possiamo tornare a Stoke on Trent con un punticino, prezioso come il platino.

Quando inizia il secondo tempo, stiamo già contando quanto tempo manca alla fine. Quanti secondi devono passare fino al minuto numero 90, quello della redenzione. Poi, all’improvviso, al 58′, recuperiamo un pallone sulla nostra trequarti. Il City è sbilanciatissimo, erano tutti nella nostra metà campo. Poveri fessi, ancora non ci conoscono?

Mame Biram Diouf si invola in contropiede, salta a tutta velocità il difensore. E’ solo davanti a Joe Hart. Come solo davanti a Joe Hart? Come diamine è successo? L’orologio pare fermarsi, Diouf sembra avere addirittura il tempo di riflettere. Spara una ciofeca, una ciabattata centrale. Che però passa sotto i guantoni di Hart, che ne combina un’altra delle sue. Incredibile. Abbiamo segnato.

No, dai, davvero? Siamo in vantaggio? Ma come abbiamo fatto, ragazzi? Boh, ci sono domande alle quali non serve dare una risposta. Di sicuro, sappiamo cosa dobbiamo fare. Tutti dietro, ragazzi. Il tempo è un concetto dannatamente relativo nel gioco del calcio. Se sei lo Stoke City, e stai vincendo a Manchester, mezzora può durare anche un secolo.

Iniziamo a sudare, ad ingiuriare i Santi del calendario gregoriano ad ogni discesa di Jesus Navas sulla fascia destra. Quell’area di rigore sembra il Grande Raccordo Anulare all’ora di punta. Bestemmie comprese. Ogni pallone che si avvicina a Begovic ci fa venire un principio di infarto.

Guardiamo l’orologio una, due, tre, dieci, venti volte. Non passa mai, cavolo. Su un altro contropiede rischiamo di fare 2-0 ma Odemwingie se lo divora. Ben ci sta, così impariamo a scoprirci. Torniamo in trincea. A un certo punto, dopo l’ennesimo rischio corso, ci accorgiamo che è il Novantesimo. Si, con la N maiuscola perchè è come se fosse Natale. 4 di recupero.

In quell’istante ci pare che l’Universo intero non potrà resistere altri 4 minuti, figuriamoci se ce la facciamo noi a resistere ancora in questa indecorosa, sporca, lurida trincea. Figurati se non pareggiano.

E invece, non pareggiano, non tirano nemmeno in porta in quei 4 minuti. Triplice fischio. E’ finita, oh. E’ FINITA VERAMENTE. Senza sapere come, abbiamo fatto bottino pieno. 3 punti a Manchester. Che storia, ragazzi. Che bello che è tifare lo Stoke City.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro