The Russell Westbrook Revenge Tour The Russell Westbrook Revenge Tour
Esiste qualcosa di più potente della vendetta, o perlomeno del suo desiderio? Esiste un carburante così prezioso, uno stimolo così forte? Probabilmente no, ma... The Russell Westbrook Revenge Tour

Esiste qualcosa di più potente della vendetta, o perlomeno del suo desiderio? Esiste un carburante così prezioso, uno stimolo così forte? Probabilmente no, ma Russell Westbrook sta facendo di tutto per dimostrare al mondo che è esattamente così. Russell Westbrook sta facendo di tutto per dimostrare al mondo che un cavaliere assetato di vendetta -e forse anche di giustizia- non ha bisogno di tante armi per poter cullare l’illusione della vittoria. Al di fuori del desiderio di vendetta.

L’inizio di stagione del numero 0 di Oklahoma City è esattamente questo, centimetro per centimetro. Il testardo tentativo di dimostrare al cavaliere in fuga che si sbagliava. Che ha fatto male, che ha peccato nell’andare a cercare fortuna altrove. E, come deviazione sul tema, dimostrare anche al resto del mondo che forse, tra quei due cavalieri, era lui quello buono.

Non sappiamo come andrà a finire questa storia. Anzi, è molto più probabile che sarà Kevin Durant, tra i due, ad avere ragione tra 8 mesi. Ma ci sono bastate 4 partite di regular season per capire che questa stagione sarà quella del Russell Westbrook Revenge Tour. Una continua, insistente e incessante affermazione del Sé per il torello dei Thunder. Una caccia disperata alla gloria, a testa bassa, uno contro tutti. Per dimostrare che lui, anche senza il Traditore KD, è in grado di reggere la baracca.

La metafora dell’uomo solo contro tutti è anche una perfetta ed estremamente sintetica metafora del modo di giocare di Russell Westbrook, che a molti, a dire il vero, fa anche storcere il naso. Ma, per ora, sta avendo ragione lui. Palla in mano a me, voi via tutti, ci penso io. Fino all’anno scorso, anche per via delle pecche del coaching staff dei Thunder, incapace di costruire un sistema di gioco sostenibile e funzionale, le cose andavano più o meno così, con una specie di patto non scritto. Una volta palla in mano a Durant, una volta palla in mano a Westbrook. Tutti gli altri, più o meno, a guardare.

Ora che Russell è rimasto da solo, però, le cose cambiano. Quell’uno contro tutti sta assumendo le sembianze della missione. La vendetta da infliggere ad ogni costo. Jumper dopo jumper, penetrazione dopo penetrazione. Quattro partite, quattro vittorie per i Thunder. Tutte, naturalmente, nel segno di Westbrook che -per quanto quattro partite non siano assolutamente un campione statistico rilevante- sta viaggiando alle stratosferiche cifre di 37.8 punti, 10 assist e 10.5 rimbalzi per gara. L’altra faccia della medaglia? 6 palle perse a sera, 29 tiri di media ad esibizione. E i 2173 tiri presi da Kobe Bryant nella stagione 2005-06 (non un record, ma il numero più alto di tiri presi da inizio millennio in una stagione) potrebbero addirittura vacillare.

Non è solo una questione di numeri. E’ una questione più semplicemente umana. E’ una questione di rabbia. La stessa rabbia con cui Westbrook aggredisce, notte dopo notte, tutti i poveri ferri della NBA.

Ma se hai una missione da compiere, se devi dimostrare al tuo amico che si è sbagliato, e se ti metti anche in testa di far vedere chi è più forte, di quello che possono dire gli altri non devi certo aver paura. A parlare, in fondo, sarà il campo. Ah, il campo, a proposito. Stanotte gli Oklahoma City Thunder sono di scena in casa dei Warriors. In casa di quello che oggi, per il Russell Westbrook Revenge Tour, è il Nemico.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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