Teófilo Cubillas, il calciatore peruviano più forte di tutti i tempi Teófilo Cubillas, il calciatore peruviano più forte di tutti i tempi
L’ultima edizione della Copa America ha visto il trionfo del Brasile, ma i tifosi del continente sudamericano hanno potuto ammirare in finale lo splendido... Teófilo Cubillas, il calciatore peruviano più forte di tutti i tempi

L’ultima edizione della Copa America ha visto il trionfo del Brasile, ma i tifosi del continente sudamericano hanno potuto ammirare in finale lo splendido orgoglio della nazionale Blanquirroja del Perù.

Nella storia del calcio sudamericano, il Perù ha vissuto alti e bassi, e ha attraversato anche decenni di oblio, e la finale di Copa America, nonostante la sconfitta, è stata la meritata vetrina per una generazione che ha riportato il grande calcio sulle Ande, e che solo 12 mesi fa aveva anche disputato un Mondiale dopo parecchio tempo.

Prima del periodo di anonimato, però, c’è stato un tempo in cui il Perù aveva assolutamente diritto di parola al tavolo dei grandi del pallone: erano gli anni di Teófilo Cubillas, El Nene.

Il suo nome è stato legato indissolubilmente a quello dell’Alianza Lima, la squadra che lo aveva prelevato dai campi polverosi delle strade di Puente Piedra. Con l’Alianza esordisce giovanissimo, a 16 anni. E nel 1966, alla sua prima stagione tra i professionisti, vince addirittura il titolo di capocannoniere, con 19 gol segnati in una stagione. Parecchi, per uno che non era un vero e proprio attaccante, quanto più una via di mezzo tra un numero 10 e un centrocampista.

Ma Teofilo Cubillas non è un giocatore che si possa inquadrare in uno stereotipo: non è il classico sudamericano tutto genio e sregolatezza, ma mette il suo talento – parecchio – al servizio della squadra, usa il suo fisico e la sua corsa in maniera complementare alla sua fantasia, e con la sua intelligenza è in grado di fare sempre la cosa giusta al momento giusto.

Nel 1968 viene convocato per la prima volta in nazionale, e con la maglia della Blanquirroja contribuirà a scrivere pagine indelebili di storia: giocherà 3 Mondiali (1970, 1978 e 1982) e segnerà 26 gol nelle 81 partite disputate con la maglia del suo Paese.

Ai Mondiali di Messico ’70, Cubillas si mette in mostra in tutta la sua grandezza. Segna 5 gol nelle 4 partite disputate, aiuta il Perù a superare il girone eliminatorio, e segna anche nella sconfitta per 4-2 ai quarti di finale contro il Brasile, che in quel momento era la squadra più forte del mondo, ma che in realtà in molti giudicano la squadra più forte di sempre.

Nel 1973 El Nene si trasferisce in Svizzera, al Basilea. Ma quell’ambiente non fa per lui, e dopo sei mesi si trasferisce al Porto, dove almeno dal punto di vista calcistico va molto meglio, visto che riesce a segnare anche 28 gol nella stagione 1975-76. Ma il richiamo della patria è troppo forte, e nel 1977 Cubillas ritorna all’Alianza Lima.

Nel frattempo, il Perù ha saltato i Mondiali del 1974, ma ritorna di prepotenza a quelli del ’78, in Argentina. Nel mezzo, è tornato a vincere la Copa America, nel 1975. La Blanquirroja supera il girone con Olanda, Scozia e Iran, e Cubillas è grande protagonista, con 5 gol segnati nelle prime 3 partite. Contro la Scozia El Nene è dominante, e segna due gol, di cui uno con una punizione strepitosa, diventata una vera e propria icona, forse il suo gol più famoso.

La storia di quei Mondiali, però, relega il Perù a sparring partner dell’infame Marmelada Peruana, la partita con cui, al secondo turno, l’Argentina padrona di casa vince 6-0 e si qualifica per la finale, contro un Perù già eliminato che non fa molto per difendere la sana competizione. El Nene, comunque, chiude quei mondiali come secondo miglior marcatore, con 5 gol segnati, dietro al solo Kempes.

Nel 1979, Teofilo Cubillas se ne va a giocare negli Stati Uniti, ai Lauderdale Strikers, una sorta di anticipazione di tutte quelle squadre che avrebbero poi collezionato giocatori a fine carriera in nome del Dio denaro. Ma il Fato non poteva lasciare che Teofilo Cubillas chiudesse in quel modo la sua carriera.

Nel 1987 l’Alianza Lima viene decimata da un disastro aereo che si porta via 16 giocatori: Teofilo Cubillas torna in patria, e decide di dare una mano alla sua squadra, per rimettersi in piedi, per poi ritirarsi nel 1989, dopo qualche altra partita negli Stati Uniti.

Ancora oggi, se girate per le strade di Lima, anche a distanza di qualche anno, se fermate qualcuno per strada e gli chiedete chi sia stato il giocatore più forte del mondo, bé, state pur certi che qualcuno – anzi, chiunque – farà il nome di Teofilo Cubillas, el Nene di Puente Piedra.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro