Il tempo è un concetto relativo, ce lo insegnano la fisica, la filosofia e la scienza. Ma ce lo insegna soprattutto il calcio. Non...

Il tempo è un concetto relativo, ce lo insegnano la fisica, la filosofia e la scienza. Ma ce lo insegna soprattutto il calcio. Non serve scomodare la teoria della relatività ristretta di Albert Einstein, anche se potrebbe essere divertente.

Può accelerare e rallentare, come i battiti del nostro cuore. Quei battiti che, impazziti, iniziano a cavalcare come Varenne quando il quarto uomo armeggia con la lavagnetta, prima di alzarla. L’unico momento della partita in cui tutti gli occhi sono puntati su di lui. L’unico momento in cui è la persona più importante sul terreno di gioco. E poi la alza, e sopra c’è il suo regalo per tutti noi. Una dose extra di adrenalina, una nuova storia da scrivere, un altro gettone da mettere nella giostra. I minuti di recupero. Un non-tempo, che non esiste finchè quell’omino non lo quantifica con quei led rossi.

3, 4, 5 minuti in più, la cui durata si dilata e restringe a seconda del punto di vista dell’osservatore. 1-0 per noi e quei 5 minuti diventano un’era geologica, ci si può nascere e morire in quei 5 minuti. 1-0 per loro e neanche 6 minuti ci bastano, neanche il tempo di lanciare il pallone avanti che sono già finiti. Nemmeno il tempo di guardarci attorno e l’arbitro ha già il fischietto in bocca, ma quando è successo?

Eppure, il tempo nel calcio conta davvero poco. Possono passare 90 minuti senza che sia accaduto nulla, e poi, in 10 secondi, si imbastisce il gol più bello della storia del gioco. Puoi essere davanti 3-0 e avere la Coppa già in mano, ma ci sono ancora 45 minuti da giocare. Che mica è mai finita. Puoi essere davanti 1-0 al 90′ e poi perderla quella Coppa, che ne sai?

Il tempo, nel calcio, non fa prigionieri, non fa distinzioni. Non importa se tu sia a San Siro o al campetto dietro casa, se stai perdendo giochi sempre contro il tempo, contro quel maledetto bastardo che sembra correre più veloce di te, rapido come un terzino sgusciante, sfuggevole come un fantasista in dribbling. Non cambia nulla, se sei sopra 1-0 è dura farla passare quella mezzora, sia che ti chiami Stoke City sia che ti chiami Igea Virtus. Il tempo è democratico, ci rende tutti uguali nella sofferenza.

Un minuto, due minuti, tre minuti, e l’imponderabile può presentarsi in qualsiasi forma sul campo di calcio. Un lancio lungo, un rimbalzo strano, una deviazione malandrina, e in men che non si dica stai raccogliendo il pallone in fondo al sacco.

Non è questione di tempo, è proprio questione di attimi. Basta un attimo per stravolgere un’esistenza, figuriamoci una partita di pallone. Basta un attimo per aprire un’infinità di universi paralleli, basta un’attimo per infrangere sogni e far nascere speranze, basta un’attimo per decidere se diventerai una stella o se marcirai in un campo di periferia per tutta la vita.

Non è questione di fisica, non è questione di scienza non è questione di relatività. I libri possono dire quello che vogliono, i professori possono insegnare quello che gli pare, ma non ci faranno fessi. Sir Isaac Newton su un campo di calcio non ci è mai stato, venga a giocarsi una Champions all’ultimo minuto e poi ne riparliamo. Il tempo non è assoluto. Il tempo è funzione del risultato.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro