Taranto, il Paradiso perduto di Erasmo Iacovone Taranto, il Paradiso perduto di Erasmo Iacovone
Ci sono incontri che ti cambiano la vita. Puoi innamorarti guardando un ragazzino di 14 anni che palleggia durante l’intervallo, puoi osannare il 16enne... Taranto, il Paradiso perduto di Erasmo Iacovone

Ci sono incontri che ti cambiano la vita.

Puoi innamorarti guardando un ragazzino di 14 anni che palleggia durante l’intervallo, puoi osannare il 16enne che ha fermato il tempo e lo spazio all’Azteca.

Puoi schiantarti contro un’Alfa 2000 GT che procede a fari spenti lungo la statale a San Giorgio Ionico. Ci sono tutti oggi alla sfida Martina-Taranto.

La partita è sentita e da queste parti vale molto. Anche se le categorie importanti sono lontane. La tensione è alta e gli insulti si mischiano a sputi, illazioni, bestemmie che Dio se n’è scordato. È la provincia italiana, quella meridionale, la profonda pugliese, che si incontra e scontra nell’antica lotta di predominanza del territorio.

I tarantini, mangiacozze e sporcaccioni; i martinesi fighette e codardi. Ci si scanna in campo e sulle tribune; urla, schiaffi e spintoni che è una meraviglia. Poi, chissà da dove, qualcuno comincia un coro. Fa un nome. Non ne conosciamo le parole, ma il protagonista quello sì. Tutto lo stadio è come se sgranasse gli occhi. Si rende presente a se stesso, tira un sospiro e – unito, mangiacozze da una parte e fighette dall’altra – comincia ad applaudire.

Il ricordo è forte, commosso, costante. Ci sono incontri che ti cambiano la vita. E questa è la storia del calciatore del Taranto più forte di sempre. Questa è la storia di Erasmo Iacovone.

È molisano, Iacovone, figlio di un portalettere che decide di trasferirsi da Capracotta a Tivoli per cercare un futuro degno di questo nome. Nell’anno solare 1972 Iacovone, che ha iniziato a giocare a calcio, approda alla Triestina seguito da una discreta fama di bomber: finirà la stagione con 13 presenze e nessun gol in fortino. Due anni dopo, nel 1974, ne timbra 13 con la maglia del Carpi, il miglior bottino stagionale.

Nel 1975 passa al Mantova in serie C. E ci sa fare, questo Iacovone: la porta la vede, il colpo di testa è possente, il tiro pure. Saranno 24 i gol in due anni. Abbiamo a che fare con un giocatore di categoria superiore. Ma ne siamo proprio sicuri? Sarà stato più o meno questo il primo riscontro di Iacovone una volta sbarcato a Taranto: l’allenatore lo chiede da tempo, ma da tempo è nota a tutta la regione la parsimonia della presidenza a nome dell’amministratore unico Giovanni Fico.

Non sappiamo ancora oggi come il buon Iacovone sia arrivato in città, dietro il pagamento di 130 milioni di lire in contanti e il cartellino del tarantino Scalcon. Sappiamo solo che, alla fine, saranno 400 i milioni complessivi dell’operazione, difficili da spendere in un sol colpo nel mercato di novembre del 1976. In serie B.

All’esordio Iacovone fa di tutto per convincere che i milioni per lui sono sacrosanti e giusti: stacco di testa in area e pareggio contro il Novara, a Novara, mentre si era sotto. Con un’elevazione che i vecchi tifosi ancora ricordano sgranando gli occhi. Saranno 8 i gol in 27 partite: Taranto 9° in campionato e tifosi soddisfatti. Ma si può fare di più? Si può fare di più, con un Iaco così.

La stagione dei sogni è quella del 77-78. L’Ascoli fa campionato a parte, questo è assodato. Ma il Taranto di mister Rosati naviga nelle zone altissime della classifica. La città è impazzita, i tifosi senza più il senno: la squadra non è mai arrivata in serie A. E stavolta ci siamo tremendamente vicini. Alla giornata numero 11 in calendario i rossoblù ospitano il Bari. Lo stadio Salinella è gremito e scoppia dalla felicità quando Iacovone raccoglie una punizione dal limite, addomestica il pallone e inventa un pallonetto a scavalcare il portiere.

Il Taranto è virtualmente in serie A.

Passano 6 giornate. È il 6 febbraio 1978 quando il Taranto affronta in casa la Cremonese. Iacovone è in testa alla classifica cannonieri, ma stavolta si trova di fronte Alberto Ginulfi: si conteranno 8 palle gol, otto, ma una volta il palo, il resto i miracoli del portiere, la palla non entra. Finisce zero a zero, Iaco è una furia e la rincorsa verso il sogno si complica. Per giunta il bomber del Catanzaro ha timbrato il cartellino, raggiungendolo in testa alla classifica dei cannonieri di categoria.

Un amico lo invita a cena dopo la partita: Erasmo rifiuta. Sono le 19, chiama la sua compagna, Paola. Passa per il cabaret. Va a mangiare da solo. Ma stasera non è sera. Decide di tornarsene a casa. Ci sono incontri che ti cambiano la vita. Poco dopo la mezzanotte del 6 febbraio 1978 sulla statale all’altezza di San Giorgio Ionico la Citroen Dyane guidata da Erasmo Iacovone si scontra con un’Alfa 2000 GT guidata dal pregiudicato Marcello Friuli. L’Alfa procedeva a fari spenti, poco sotto i 200 km orari, inseguita dalla polizia dopo esser stata rubata.

Erasmo Iacovone, capocannoniere del Taranto, viene ritrovato 50 metri dopo quel che restava della sua auto. Aveva 25 anni, sua moglie Paola lo aspettava a Carpi come ogni lunedì e sua figlia sarebbe nata 4 mesi dopo. All’ospedale cominciano ad arrivare i tifosi. Quasi non vogliono crederci. Gisulfi gli ha negato la gioia del gol, questo pomeriggio. Ma questo maledetto incidente gli ha tolto la vita a 25 anni.

Arrivano a decine, a centinaia. Sono migliaia, ora. I funerali contano oltre 15mila persone. Due giorni dopo il presidente Giovanni Fico, quello che aveva fatto di tutto pur di non spendere i 400 milioni, intitola lo stadio alla sua memoria. “Taranto è una città innamorata del calcio, ma che dal calcio non ha avuto mai niente”, ripetono i vecchi tifosi da queste parti. Erasmo Iacovone è considerato il più grande calciatore della storia del Taranto.

Il Taranto finirà quel campionato all’8° posto. I rossoblù, da allora, non sono ancora riusciti ad arrivare in serie A. Ed Erasmo Iacovone, il molisano sincero e genuino, quello fidanzato a 20 anni, quello che già s’immaginava padre di famiglia, quello che odiava il calcio tutto veline e discoteche, se n’è andato in un incrocio di campagna come un incidente del sabato sera.

Oggi sono 40 anni esatti dalla scomparsa di Iaco. Ce lo immaginiamo col suo baffo, il sorriso e il ghigno sbuffante contro il portiere che l’ha respinto ancora una volta. Pensando ad un finale alternativo. E invece ci sono incontri che ti cambiano la vita.

E ti segnano per sempre.

Raffaele Nappi
twitter: @RaffaeleNappi1