I 10 talenti sprecati del calcio moderno I 10 talenti sprecati del calcio moderno
Ci deve essere una legge non scritta nel calcio, una sorta di metafisica complementare alle regole del gioco del pallone, oppure una sorta di... I 10 talenti sprecati del calcio moderno

Ci deve essere una legge non scritta nel calcio, una sorta di metafisica complementare alle regole del gioco del pallone, oppure una sorta di contrappasso. Ci deve essere qualcosa che attira molti giocatori di talento in un vortice maledetto, un vortice che gli fa raccogliere meno di quanto avrebbero potuto, meno di quanto gli avrebbero potuto far raccogliere le loro qualità.

Succede per diversi motivi. Ci sono quelli che hanno sempre avuto personalità complicate, e sono riusciti a litigare con allenatori, compagni, tifosi, presidenti. Ci sono quelli che sembrano avere una calamita per i guai, per le bravate, per la bottiglia. Ci sono quelli che hanno avuto la carriera segnata dagli infortuni, o dalle circostanze sfavorevoli.

Ma, ognuno a suo modo, questi calciatori hanno qualcosa in comune. Un talento che si vede da lontano, un piede magico, un istinto particolare. Ma questo talento non sono riusciti mai a metterlo a frutto, non sono mai riusciti a fare l’ultimo step. Quello che li avrebbe fatti diventare campioni, forse eroi immortali. E forse è proprio questa dannazione che sembra accompagnarli, questa maledizione, a rendere alcuni di loro ancora più affascinanti ai nostri occhi. Perchè i campioni ti lasciano a bocca aperta, ma a noi, spesso, piacciono anche le storie senza il lieto fine.

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10. Mario Balotelli

Il più grande rimpianto degli ultimi anni del calcio italiano. Mario Balotelli continua a rimanere un enigma di difficile soluzioni anche per le menti più abili. Nelle sue giornate buone ha sempre fatto intravedere sprazzi di gran classe, e quando gli va di sbattersi, è difficile da fermare. Andate a rivedervi la doppietta alla Germania a Euro 2012 per capire quello che poteva essere questo ragazzo.
Il problema? Carattere difficile, poca voglia di andare a sudarsi ogni pallone, probabilmente poca maturità fuori dal campo e, soprattutto, una pressione troppo forte sulle spalle di un ragazzo che forse aveva bisogno dei suoi spazi per crescere. L’avventura al Nizza sembra poterlo riportare, ancora una volta, nel calcio che conta: Mario è giovane e ha ancora tempo per uscire da questa classifica. Speriamo, almeno.

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