Ci deve essere una legge non scritta nel calcio, una sorta di metafisica complementare alle regole del gioco del pallone, oppure una sorta di...

Ci deve essere una legge non scritta nel calcio, una sorta di metafisica complementare alle regole del gioco del pallone, oppure una sorta di contrappasso. Ci deve essere qualcosa che attira molti giocatori di talento in un vortice maledetto, un vortice che gli fa raccogliere meno di quanto avrebbero potuto, meno di quanto gli avrebbero potuto far raccogliere le loro qualità.

Succede per diversi motivi. Ci sono quelli che hanno sempre avuto personalità complicate, e sono riusciti a litigare con allenatori, compagni, tifosi, presidenti. Ci sono quelli che sembrano avere una calamita per i guai, per le bravate, per la bottiglia. Ci sono quelli che hanno avuto la carriera segnata dagli infortuni, o dalle circostanze sfavorevoli.

Ma, ognuno a suo modo, questi calciatori hanno qualcosa in comune. Un talento che si vede da lontano, un piede magico, un istinto particolare. Ma questo talento non sono riusciti mai a metterlo a frutto, non sono mai riusciti a fare l’ultimo step. Quello che li avrebbe fatti diventare campioni, forse eroi immortali. E forse è proprio questa dannazione che sembra accompagnarli, questa maledizione, a rendere alcuni di loro ancora più affascinanti ai nostri occhi. Perchè i campioni ti lasciano a bocca aperta, ma a noi, spesso, piacciono anche le storie senza il lieto fine.

10. Mario Balotelli

Il più grande rimpianto degli ultimi anni del calcio italiano. Mario Balotelli continua a rimanere un enigma di difficile soluzioni anche per le menti più abili. Nelle sue giornate buone ha sempre fatto intravedere sprazzi di gran classe, e quando gli va di sbattersi, è difficile da fermare. Andate a rivedervi la doppietta alla Germania a Euro 2012 per capire quello che poteva essere questo ragazzo.
Il problema? Carattere difficile, poca voglia di andare a sudarsi ogni pallone, probabilmente poca maturità fuori dal campo e, soprattutto, una pressione troppo forte sulle spalle di un ragazzo che forse aveva bisogno dei suoi spazi per crescere. L’avventura al Nizza sembra poterlo riportare, ancora una volta, nel calcio che conta: Mario è giovane e ha ancora tempo per uscire da questa classifica. Speriamo, almeno.

9 .El Hadji Diouf

Alzi la mano chi di voi è riuscito a restare indifferente alle giocate di questo fenomeno con il capello biondo platino al Mondiale del 2002 con la maglia del Senegal. Tutte le mani giù, vero? El Hadji è sembrato, alla sua apparizione, destinato a una carriera splendente.

Poi, però, l’interruttore si è spento, soprattutto per un motivo. El Hadji Diouf, oltre che un fenomeno con la palla tra i piedi, è sempre stato matto come un cavallo. Umorale, irascibile, capace di dar fuori di matto in pochi istanti. In Inghilterra di lui si ricordano soprattutto per le sue gesta da bad boy, ma per noi resta uno che avrebbe potuto fare sfracelli.

8.Michael Owen

Mondiali del 1998, il gol di Owen all’Argentina ce lo ricordiamo tutti, è ben impresso nella nostra mente. Sembrava l’alba di un grande talento, sembrava che la nazionale inglese avesse finalmente trovato il cannoniere destinato a trascinarla a grandi successi. E invece, nulla.

Nel 2001 trascinava il Liverpool, insieme al compagno di reparto Fowler, a vincere quasi tutto, e lui si portava a casa il Pallone d’Oro. Poi il Real Madrid decise di aprire i cordoni della borsa e portarlo al Bernabeu, ma fu un flop clamoroso. Poi, infortuni e altre stagioni straordinarie hanno fatto rapidamente calare giù l’astro Michael Owen. Ma poteva davvero diventare fortissimo, molto più di quanto davvero è stato.

7. Andres D’Alessandro

Palla controllata con la suola, tirata indietro, e poi un tocco improvviso con la punta del piede, con il difensore avversario che restava lì, immobile, superato dalla “boba”. Questo era Andres D’Alessandro, uno che ci ha fatto sognare parecchio ai bei tempi.

Diego Armando Maradona diceva che fosse l’unico suo erede accreditato, nonché uno dei pochi che lo faceva divertire per davvero a vederlo giocare. L’avventura europea è stata sfortunata, tranne forse la parentesi al Wolfsburg. Tornato in patria, con l’amata casacca del River Plate, continua ad infiammare le folle con la sua andatura triste.

6. Edmundo

O’Animal sarebbe potuto diventare veramente un attaccante straordinario se solo la testa lo avesse assistito. Sì, lo sappiamo, è una frase sentita più e più volte ma mai come in questo caso ci sentiremmo di sottoscriverla. C’è chi giura di averlo visto segnare in Brasile un goal come mai si era visto prima, scartando praticamente tutti i giocatori della squadra avversaria. Non era veloce ma la tecnica era da brasiliano vero, e gli consentiva di piazzare la sfera dove più gli aggradava.

Oltre alla tecnica però aveva anche le paranoie tipiche dei verdeoro, saudade annessa, che portavano la sua mente ovunque tranne che sul terreno di gioco. Chiedete informazioni a riguardo al Sig. Trapattoni ed ai tifosi Viola, che per la sua voglia di Carnevale di Rio ci han rimesso un possibile scudetto. Per raccontare tutte le sue bravate extra-campo ci sarebbe voluto un libro ma fidatevi, quando voleva giocare a pallone, aveva pochi eguali.

5. Ariel Ortega

El Burrito, con la sua testa matta, ha sempre avuto un posto speciale nel limbo dei talenti sprecati. Una carriera sulle montagne russe, quelle montagne russe sulle quali portava i suoi tifosi. Profeta in patria, poi triste e abbattuto in Europa, genio e fenomeno incompreso. Poi di nuovo in patria, con momenti di alti e bassi ancora una volta inspiegabili.

Eppure, quando era in forma, come lui ce n’erano veramente pochi. Un giocatore capace di trascinare squadra e tifosi con una singola giocata, capace di trasformarsi in combattente se solo aveva le giuste motivazioni. Purtroppo non è mai riuscito a trovare pace, serenità e soprattutto continuità. Ma ogni volta che ripensiamo a lui, non possiamo fare altro che toglierci il cappello ed emozionarci.

4. Jay Jay Okocha

Chi non ha sognato sulle finte, sui dribling e più in generale  su qualsiasi giocata del talento della Nigeria è una brutta persona. Jay Jay Okocha ha rappresentato il genio assoluto su un terreno di gioco, capace di qualsiasi cosa con il pallone tra i  piedi ma assolutamente impossibile da limitare nella sua straordinaria imprevedibilità. Per sentirsi vivo aveva bisogno di creare, alla sua maniera, di portare il pallone fino a quando lo riteneva necessario concedendosi una delle sue celebri finte che tanto appagavano lo sguardo languido dello spettatore.

Tutto ciò ha sempre trovato grossi ostacoli nella mentalità di moltissimi allenatori, soprattutto europei, che mal sopportavano la sua anarchia tattica e han fatto sì che il talento di Jay Jay Okocha sia rimasto troppe volte nella sua testa piuttosto che sul terreno di gioco.

3. Antonio Cassano

Abbiamo tutti negli occhi il lampo di quella notte al San Nicola nel dicembre del 1999. Quello stop con il tacco, quella corsa, quel dribbling, quel gol meraviglioso. Quella sera pensavamo fosse nato un campione, uno di quelli destinati a scrivere la storia del calcio italiano.

Il talento di Antonio da Bari Vecchia è sempre stato limpido e cristallino, ma altrettanto evidente è stata la sua propensione a buttarlo via. Tra liti con allenatori, esperienze sfortunate, carattere focoso, Antonio Cassano è forse il più grande talento sprecato del calcio italiano. Ma a noi Tonino piace anche e soprattutto così. Ormai il ritiro sembra però un’ipotesi non da scartare…

2. Alvaro Recoba

Il Chino forse incarna in tutti i sensi possibili immaginabili il giocatore romantico per eccellenza. Uno di quei giocatori che parla direttamente alle corde del cuore umano, con quel sinistro che parlava lingue sconosciute ai più. Il problema con Alvaro Recoba è però sempre stato quello dell’indolenza tipica dei giocatori sudamericani.

Un giocatore che di sudare e allenarsi aveva sempre poca voglia, forse consapevole del fatto che avrebbe poi potuto risolvere la partita con una giocata magica del suo sinistro. Intere generazioni di tifosi interisti sono venute su a suon di bestemmie tirate al Chino, per poi inchinarsi a una sua magia dopo 89 minuti di latitanza.

1. Adriano

Quanto talento buttato all’aria, questo brasiliano. Un fenomeno che poteva soppiantare anche la stella di Ronaldo, se fosse riuscito a tenersi sui livelli delle sue prime stagioni interiste. Un sinistro al vetriolo, capace di tirare fuori bombe straordinarie in qualsiasi momento, un’onnipotenza fisica abbinata ad una tecnica straordinaria per un armadio di quelle dimensioni.

Buttare giù Adriano era impresa praticamente impossibile. Ci è riuscita purtroppo la sua testa. Dalla morte del padre, è andato in parabola discendente, facendosi trascinare da depressione, alcool, cattive frequentazioni. Che peccato, l’Imperatore avrebbe potuto regnare molto a lungo.