Ieri si è giocata la seconda semifinale di Confederations Cup, dopo che nella prima il Cile si era imposto sul Portogallo dopo i calci...

Ieri si è giocata la seconda semifinale di Confederations Cup, dopo che nella prima il Cile si era imposto sul Portogallo dopo i calci di rigore.

Ad affrontare i ragazzi della Roja, in finale, ci sarà la Germania, che ha schiantato il Messico per 4-1.

Un risultato senza appello che testimonia la superiorità della Nazionale tedesca rispetto agli avversari in ogni aspetto del gioco e che dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la capacità della Germania di creare velocemente nuovi gruppi vincenti e consolidarli nel tempo.

Non è questa di Confederations Cup l’unica finale che la Germania disputerà in questi giorni, i ragazzi tedeschi dell’Under 21, infatti, si giocheranno domani la vittoria dell’Europeo di categoria in Polonia.

Tutto normale? In apparenza sì. Se è vero che la Nazionale tedesca parte nel novero delle favorite in quasi ogni rassegna a cui prende parte, bisogna considerare alcuni fattori fondamentali, primo fra tutti che quella che potrebbe essere tranquillamente la Nazionale titolare, o almeno parte di essa, ieri era in vacanza: Neuer, Boateng, Hummels, Khedira, Ozil, Kroos, Muller, Reus, Gundogan e Schurle non hanno preso parte alla competizione.

Proprio per questa scelta sono stati inseriti nella rosa, e spesso nell’undici titolare, alcuni giocatori che anagraficamente avrebbero potuto giocare l’Europeo già citato in Polonia, pensiamo ad esempio a Timo Werner o Benjamin Henrichs. Pensiamo soprattutto a Leon Goretzka, centrocampista classe ’95 autentica rivelazione di questa Confederations.

Che fosse forte, intendiamoci, non c’erano molti dubbi, almeno per chi ha avuto modo di vedere qualche partita di Bundesliga in particolare dello Schalke 04, squadra in cui milita il calciatore nato a Bochum. Che fosse già in grado di prendere per mano il centrocampo tedesco, farlo correre ai suoi ritmi, incidere in maniera così consistente, con prove da autentico leader e trascinatore, era già più difficile da prevedere.

Con i suoi tre gol realizzati in altrettante partite (uno contro l’Australia e la doppietta di ieri contro il Messico) è il capocannoniere della competizione, in coabitazione con il compagno Werner. I gol, però, sono probabilmente la cosa che meno impressiona di questo giocatore, che sembra stare in campo come se avesse almeno 10 anni di più.

Cresciuto nel Bochum, sua città natale, Leon Goretzka si trasferisce nell’estate 2013 allo Schalke 04, squadra in cui milita tuttora. Giocatore tecnico, dotato di buona visione di gioco, ottimo nel gioco aereo, dinamico a dispetto di un fisico piuttosto imponente e cinico sotto porta; queste sono le caratteristiche principali che, di primo acchito, mi hanno fatto pensare ad un Michael Ballack catapultato nel calcio moderno.

Che non giochi come il vostro classico calciatore ventenne è abbastanza palese, basti guardare le due reti di ieri per rendersene conto: a tu per tu con il portiere spesso vediamo errori anche banali, da parte di giocatori molto giovani, dettati dall’eccessiva foga, dalla voglia di determinare nonostante la scarsa abitudine a farlo. E’ normale che sia così, forse persino giusto.

Per questo ieri quando l’ho visto trafiggere Ochoa per due volte in due minuti, fulminandolo entrambe le volte con un interno destro di freddezza e precisione chirurgica, il primo pensiero è stato quello di essere di fronte a qualcosa di grosso, destinato a lasciare il segno nei prossimi anni.

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Dopo l’ultima stagione in Bundesliga, conclusa con 5 gol e 5 assist, e questa Confederations da protagonista assoluto, ieri neanche a dirlo si è aggiudicato il premio di Man of the Match, Leon Goretzka sembra essere pronto per un top club: su di lui sembrano aver già messo gli occhi addosso Arsenal, Liverpool, Baryern Monaco e Juventus, solo per citare le squadre più accreditate.

Ciò che fa di Goretzka il fit perfetto per quasi tutte le squadre di vertice, oltre all’età e alla già comprovata esperienza in campo internazionale, è la duttilità, caratteristica fondamentale nel calcio moderno, in cui gli schemi e i moduli di gioco sono estremamente dinamici durante lo svolgimento della partita stessa, e avere un giocatore in grado di ricoprire più ruoli, senza perdere di efficacia, è un valore aggiunto non di poco conto.

Goretzka da il meglio di sè quando si trova al centro di comando delle operazioni, da centrocampista centrale, in cui può sfruttare la propria fisicità e dare libero sfogo al suo lancio millimetrico, oltre che sfruttare la propria abilità in inserimento con e senza palla. Può essere altresì impiegato in fascia così come in posizione più avanzata, da trequartista moderno, se così si può definire.

Se ancora non avete avuto modo di osservarlo attentamente il consiglio è quello di farlo quanto prima, non resterete delusi.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo