Sulle ali del Drago: le speranze di salvezza dell’Empoli Sulle ali del Drago: le speranze di salvezza dell’Empoli
Se dovessimo fare un nome, uno soltanto, per quel che riguarda la stagione dell’Empoli, pur mancando ancora tre giornate decisive al termine della stagione,... Sulle ali del Drago: le speranze di salvezza dell’Empoli

Se dovessimo fare un nome, uno soltanto, per quel che riguarda la stagione dell’Empoli, pur mancando ancora tre giornate decisive al termine della stagione, questo non potrebbe essere altro che non Francesco Caputo, in arte Ciccio.

Non soltanto i gol, già motivo più che sufficiente per metterlo lassù in cima, sopra a tutti i compagni, ma l’esempio, la voglia di trascinare, lo spirito di sacrificio e la dedizione per la causa dimostrati dall’attaccante vicino ai 32 anni nel corso della stagione non hanno eguali.

Non per niente Ciccio Caputo è anche l’unico giocatore di movimento, e qui non parliamo soltanto di Empoli ma di tutto il campionato, ad aver disputato tutti i minuti disponibili nel torneo. Mai sostituito, sempre in prima linea a dare l’esempio, ad indicare la strada maestra, che per l’Empoli è una soltanto, parecchio tortuosa e conduce alla salvezza.

Sarebbe fin troppo semplice e banale parlare di lui, oltre al fatto che gli abbiamo già dedicato il meritato tributo quando, a suon di gol, aveva preso e fatto a brandelli il luogo comune che lo vedeva come attaccante adatto unicamente alla serie B.

Se non ci fosse stato qualcun altro a credere in quel sogno chiamato salvezza i gol di Ciccio Caputo sarebbero stati certamente vani. Un bel traguardo da esibire aprendo le pagine di un almanacco tra qualche anno.

Invece l’Empoli può ancora sperare, a soli due punti dalla zona salvezza, perché ha trovato qualcuno che seguisse l’esempio del capitano e leader. Uno che, ironia del destino, gioca nel ruolo opposto del campo: in porta.

Già perché nel calcio per vincere è fondamentale fare un gol in più dell’avversario ma se sei una squadra che punta a rimanere nella massima serie è altrettanto importante non subire gol. O perlomeno cercare di limitare i danni, quando mantenere la rete inviolata non è proprio possibile.

Bartłomiej Drągowski, portiere polacco di 21 anni, è arrivato nel mercato di Gennaio, in sordina, in prestito dalla Fiorentina, squadra che aveva deciso di puntare tutto sull’altrettanto giovane, e ancor più promettente, Alban Lafont.

La prima volta che il suo nome sale alla ribalta, pur avendo fatto altre ottime prestazioni in precedenza, è contro l’Atalanta, in occasione della sfida disputata a metà Aprile. Un match a dir poco surreale, in cui i bergamaschi scoccano verso la porta avversaria qualcosa come 47 tiri, 17 dei quali indirizzati all’interno dello specchio.

Diciassette tiri in porta coincisi con altrettante parate, alcune semplici altre miracolose, di Bartłomiej Drągowski: un vero e proprio record per quel che riguarda la serie A da quando si raccolgono dati di questo tipo, ovvero 15 anni.

Reattività, senso della posizione e quel pizzico di spavalderia dettata dal ruolo e dall’età: Dragowski, da quando è approdato a Empoli, sembra essersi preso a cuore questa missione, diventata quasi impossibile per molti addetti ai lavori dopo la sconfitta nello scontro diretto a Bologna.

Se la squadra di Andreazzoli avesse perso ieri contro la Fiorentina, pur non essendo ancora condannata matematicamente, ci sarebbe stato ben poco da fare. Una partita da non fallire, da dentro o fuori. Una partita speciale per Dragowski, che di fronte aveva la squadra proprietaria del suo cartellino.

Una Fiorentina con poco da chiedere a questo campionato ma desiderosa di rilanciarsi, dopo le figuracce rimediate e nonostante l’avvicendamento in panchina, o a causa di esso, come direbbero i più maligni.

L’Empoli disputa una partita gagliarda, passa in vantaggio con Farias (e diciamolo chiaramente, buttare via uno dei pochissimi gol di Farias sarebbe quantomeno delittuoso) poi soffre. In alcuni frangenti maledettamente, in altri in modo più controllato ma sempre di sofferenza si tratta.

Serve il Drago delle grandi occasioni. Quello alato, che sputa fuoco e non ha paura di nulla. Serve un Bartłomiej Drągowski versione Bergamo. Impenetrabile. Miracoloso. Inespugnabile. Scegliete voi l’aggettivo mentre lui prepara i guantoni e si appresta a volare.

Il portiere polacco prende tutto anche stavolta: va bene, sono 10 parate e non 17, ma poco cambia. Soprattutto perché tra queste 10 parate ce n’è una senza alcun senso, un miracolo se ne esiste uno.

Il colpo di testa di Vlahovic, a pochi minuti dalla fine, sembra irrimediabilmente destinato al fondo della rete. Come dicono tutti, d’altra parte, un colpo di testa potente e schiacciato a terra è quasi imprendibile per un portiere.

Forse per un portiere, generico, con l’articolo indeterminativo non a caso. Non per il Drago, che vola alla sua destra e toglie il pallone dalla porta. Letteralmente. Se non ci fosse stata la parata di Radu contro la Roma, arrivata qualche ora più tardi e altrettanto decisiva, avremmo detto con assoluta certezza la miglior parata di giornata, forse anche del mese. Così è una bella lotta.

Se l’Empoli è ancora vivo ed il finale di stagione, per quel che riguarda la lotta salvezza, è ancora appassionante e aperto lo dobbiamo sicuramente anche a lui. Al Drago polacco che non si arrende, alle sue parate fuori da ogni logica, al suo cuore enorme refrattario alla statistica.

Per completare l’opera servirà buttare giù qualche altro record ma l’impressione è che, al momento, non ci siano mani migliori di quelle di Bartłomiej Drągowski per inseguire e abbrancare questo sogno chiamato salvezza.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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