Suarez, Chiellini e la storia che si ripete Suarez, Chiellini e la storia che si ripete
Il calcio è affascinante perchè non sai mai cosa ti riserva il futuro. Quali incontri il destino potrà piazzare sulla tua strada in una... Suarez, Chiellini e la storia che si ripete

Il calcio è affascinante perchè non sai mai cosa ti riserva il futuro. Quali incontri il destino potrà piazzare sulla tua strada in una sera di inizio estate, in uno stadio nel cuore della Germania. Il calcio è affascinante perchè, almeno in ambito europeo, a settembre non puoi immaginare dove sarai a giugno, se in ferie con la tua famiglia, su qualche spiaggia tropicale, oppure ad ascoltare per l’ultima volta in stagione l’inno della Champions League.

E poi ci sono degli incontri che proprio non ti aspetteresti di fare. Dei ritorni di fiamma, delle apparizioni che si manifestano sulla tua strada dopo che pensavi fosse tutto archiviato. Un anno dopo, più o meno, due destini torneranno ad incrociarsi nella notte di Berlino, sabato. Un anno dopo Italia-Uruguay, un anno dopo le polemiche infinite, un anno dopo un episodio che ha cambiato la carriera, e forse anche la vita, dei due protagonisti in campo. Chissà se Luis Suarez e Giorgio Chiellini avrebbero immaginato che un anno dopo si sarebbero ritrovati, da avversari ovviamente, a giocarsi una finale di Champions League.

Era il 24 giugno di un anno fa. L’Italia incerta di Cesare Prandelli affrontava l’Uruguay affamato di Luis Suarez. L’Italia che aveva bisogno di un punto, l’Uruguay che ne voleva 3 per andare avanti agli ottavi di finale. Dentro o fuori, loro o noi. Sarà che i sudamericani sono più abituati ai duelli all’ultimo sangue, quelli senza appello. Ma quella partita l’Italia la perde senza mai giocare, senza metterci in campo il cuore, cosa che l’Uruguay fa. Cuore e grinta, cattiveria e passione. Così l’Uruguay si portò a casa quella partita. Ma quella partita passò alla storia per un altro episodio. Luis Suarez l’aveva fatta grossa ancora una volta, azzannando sulla spalla, su un corner, Giorgio Chiellini. Nessuno vide niente, Suarez la fece franca, ma per poco. Quelli che seguirono furono veri e propri mesi d’inferno per il Pistolero.

Sembrava che tutti si fossero dimenticati del giocatore Suarez. Il campo messo in secondo piano, tutto messo dietro a quei maledetti dentoni che di stare al loro posto proprio non ne volevano sapere. 4 mesi di squalifica, con il Pistolero che, per i primi tempi, temeva di non potersi neppure allenare con i suoi nuovi compagni del Barcellona. Quelli che avevano speso una barca di soldi per lui, e ora si ritrovavano con una rogna in casa. 4 mesi, 9 giornate di squalifica con la maglia della Celeste. Una gogna mediatica senza precedenti, un uomo messo all’indice. Accusato di non essere una persona gradita sui campi di calcio. Uno come te, noi non lo vogliamo a giocare insieme a noi. Cattivo esempio, pessimo uomo, selvaggio. Se ne sono dette di tutte su Luis Suarez. Lui ha ascoltato tutto, in silenzio. E’ tornato, dopo aver lavorato sulla testa, dopo aver cercato di mettere un freno a quei comportamenti istintivi. Ma ha giurato che per quanto ci possa aver provato, lui resterà così. Pronto a dare l’anima per andare a salvare un pallone che sta andando in fallo laterale. Il Pistolero non conosce altro modo di giocare al calcio se non il suo.

Sabato, Luis Suarez si ritroverà di fronte Giorgio Chiellini. Gli stringerà la mano, come ha promesso anche lo stesso difensore della Juventus. Si ritroverà di fronte anche Patrice Evra, che venne bersagliato dagli insulti razzisti, proprio da Suarez. Che di stare a bada proprio non ne vuol sapere. Ma è cambiato il Pistolero, è più maturo. Sa che potrebbe conquistare quella coppa dalle grandi orecchie che ancora gli manca. Sa che gli occhi di tutto il mondo saranno puntati su di lui, e lui quegli occhi vuole incantarli solo con le magie che fa con i piedi. Di fronte, si ritroverà la stessa difesa che fece ammattire in quel pomeriggio brasiliano. Buffon, Bonucci, Chiellini. Chissà se a Suarez verrà in mente quel pomeriggio. Chissà se Giorgio Chiellini si ricorderà di quel morso, se vorrà vendicarsi, sportivamente, di quella delusione.

Una finale di Champions non dovrebbe avere bisogno di motivazioni ulteriori. Ma quando in ballo c’è l’onore, quando in ballo ci sono le tue vicende personali, il tuo orgoglio, la tua voglia di rivincita, una finale di Champions può significare semplicemente tutto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro