Tony Pulis, mission (im)possible Tony Pulis, mission (im)possible
Un presidente che annaspa nei bassifondi della Premier League  ha due sole cose da fare: rivolgere uno sguardo verso l’altissimo pregando che gliela mandi... Tony Pulis, mission (im)possible

Un presidente che annaspa nei bassifondi della Premier League  ha due sole cose da fare: rivolgere uno sguardo verso l’altissimo pregando che gliela mandi buona o alzare la cornetta del telefono sperando che dall’altra parte risponda un uomo di Newport, faccia scalfita dalle intemperie e berretto sempre in testa, di nome Richard Anthony Pulis. In entrambi i casi le probabilità di salvezza della propria squadra aumentano esponenzialmente, nel secondo caso può addirittura esserne certo.

Un’infanzia vissuta tra i docks di Newport ti tempra il carattere, ti forgia l’anima e ti allarga le spalle. Poi la possibilità, quasi un sogno, di diventare calciatore, senza che le sue radici operaie vengano mai messe in discussione. Difensore roccioso tra le fila di Bristol Rovers, Newport County e Bournemouth, con una piccola parentesi in Cina per l’Happy Valley. Ma non è per questo che Pulis rimarrà nella storia di questo gioco, bensì per quello che farà appena a lato del rettangolo verde, seduto su una panchina in qualità di manager.

Sono venuto da una fantastica zona operaia e mi è stata data anche la fortuna di uscirne, anche se in realtà essa non mi ha mai abbandonato

C’è chi nasce per guidare le corazzate al successo e c’è chi è fatto dal sarto per trasportare fuori dalle paludi una barca incagliata, che proprio non ne vuol sapere di smuoversi. A nessun proprietario di una big inglese verrebbe mai l’idea di contattare Pulis per portare la propria squadra al vertice della Premier ma, se chiedeste un nome per la panchina, ad qualsiasi owner di una squadra invischiata nella lotta per la  retrocessione, il primo che sentireste sarebbe senza dubbio  il suo.

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Abbiamo imparato ad amarlo alla guida dello Stoke City, apprezzandone fin da subito i tratti distintivi, quelli che ai più lo rendevano inviso. Gioco rude, maschio, fatto di tattica e mischioni infernali che sembravano più frutto della casualità che non di uno studio approfondito. Un povero cristo abbandonato là davanti a fare a spintoni con il mondo intero e dieci animali affamati a dannarsi l’anima fra la difesa ed il centrocampo. Le rimesse, o per meglio dire le fucilate dell’ex giavellottista Rory Delap, come punto di partenza dell’azione offensiva. Poi il caos, in campo e sulle terraces del Britannia Stadium e quella palla che inesorabilmente veniva spinta a forza oltre la linea. Un goal da difendere con le unghie e con i denti, e perché no, con qualche calcione. Partita dopo partita era chiaro che c’era dell’altro, uno studio approfondito del gioco del pallone, della tattica, più difensiva che offensiva a dire il vero, e che quel caos apparente era in realtà la sua imbattibile organizzazione. Il dna vincente che avranno in seguito anche le altre sue creature, il Crystal Palace e il West Bromwich Albion.

D’altra parte non può essere un caso se prendi una squadra che vivacchia a metà classifica in Championship e la porti in Premier, e poi ancora in Europa. Ed è proprio quello che è successo a Stoke on Trent, dopo l’avvento di Tony Pulis.

Quello che mi da fastidio è che la gente parli di me solamente  come l’allenatore che non è mai retrocesso. Prendete ad esempio la mia esperienza con lo Stoke, sono arrivato che viveva nella mediocrità della Championship e l’ho condotto ad una finale di FA cup, tra le migliori 32 in Europa League e ho costruito un gruppo di giocatori che sono ancora oggi l’anima portante della squadra.

Costruisce le sue fortune partendo dalle fondamenta, partendo da uno come Ryan Shawcross acquistato dal Manchester United per farne il perno della retroguardia. Per farne il cuore e l’anima Stoke. Ryan che ancora oggi è il capitano dei Potters, che pure hanno cambiato radicalmente il loro stile di gioco a seguito della dipartita di Pulis. In quegli anni lo Stoke City è senza timore di smentita alcuna la squadra più rognosa da affrontare. Tony riesce ad entrare nella testa di tutti i suoi giocatori, riesce a fare accettare il suo stile di gioco alla gente sugli spalti che anzi, si esalta e diventa il vero e proprio dodicesimo uomo in campo.

Il Britannia viene eletto come stadio più chiassoso dell’intera Premier League.  Il legame di Pulis con lo Stoke è testimoniamo da numerosissimi episodi, ma forse uno più di tutti merita di essere menzionato: il 13 settembre 2010 è in programma Stoke City-Aston Villa e proprio in quel giorno viene a mancare la madre del manager. Tutti si aspettano la sua assenza giustificata dal terreno di gioco, ed infatti nel primo tempo quella panchina è desolatamente vuota. I Potters perdono per una rete a zero. Ma all’intervallo, tra lo stupore e gli applausi scroscianti della gente, il tecnico esce assieme ai suoi giocatori e la squadra ribalta il risultato, portando a casa la partita per 2-1 e dedicando la vittoria a quello che ormai tutti considerano una guida, un punto di riferimento morale prima ancora che tecnico.  Come tutte le favole anche quella di Tony Pulis e dello Stoke City è destinata ad interrompersi e la separazione avviene al termine della stagione 2012-2013.

A Novembre del 2013 c’è però un’altra missione impossibile, quasi disperata oseremmo dire. Il 23 del mese, quando Pulis sostituisce Holloway e  decide di prendersi in carico le sorti del Crystal Palace, questo è relegato saldamente all’ultimo posto in classifica. L’ultimo giorno utile di mercato inchiostra ben cinque giocatori: Tom Ince, Scott Dann, Jason Puncheon, Joe Lesley e Wayne Hennessey,

Rivolta la squadra come un calzino ed inizia ad imporre i suoi metodi di lavoro. I giocatori pendono dalle sue labbra, vanno in campo e affrontano tutte le partite come se da queste dipendesse la loro sorte. Intesa come vita o morte.  Infilano anche una striscia di cinque vittorie consecutive portandosi a casa gli scalpi di Chelsea, Aston Villa ed Everton tra gli altri. Il Crystal Palace si salva con largo anticipo e a fine stagione raggiungerà la quota di 45 punti e Pulis verrà eletto manager dell’anno in Premier League. A chi gli domanda se non sia giunto il momento di provare l’avventura in una grande risponde così:

Avrò mai un grande incarico? Perché esiste un lavoro più grande di questo che ho portato a termine con lo Stoke ed il Palace? Ognuno ha il suo posto nella vita,  la sua maniera di fare le cose. Ed il mio posto è questo. Per me, per l’età che ho, lavorare a questo livello è fantastico. Qualora capitasse un posto per le top four non credo che la gente guarderebbe Tony Pulis.

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Al termine della scorsa stagione, pur avendo ancora un contratto in essere si separa consensualmente dal Crystal Palace per divergenze con la proprietà.




Quando per convincere un allenatore ad accettare un incarico normalmente sono necessarie grandi promesse, con Pulis è esattamente l’opposto. Così Jeremy Peace, proprietario del WBA, riesce a convincere il tecnico toccando i tasti giusti. Sa che per stimolarlo è necessario prospettargli tutte le difficoltà, le sfide che dovrà affrontare per salvare i Baggies. Solo così saprà esaltarsi e trovare nuovi stimoli.

Se Jeremy mi avesse prospettato solo rose e fiori non sono per nulla sicuro che avrei accettato l’incarico

La scalata del Kilimangiaro, la maratona, la traversata in bicicletta da Land’s End a John o’ Groats (da un capo all’altro della Gran Bretagna per 1400 chilometri totali in 14 giorni) tutte esperienze che l’allenatore di Newport ha affrontato per beneficenza. Ma se gli domandate qual è stata l’impresa più dura che abbia mai affrontato non ha dubbi, salvare il West Bromwich Albion. E’questa l’ultima sfida che ha portato a termine il 18 aprile 2015, battendo proprio la sua ex squadra, il Crystal Palace, ed assicurandosi la permanenza nella massima divisione del calcio inglese.

Non si può dire che il calcio di Tony Pulis sia spettacolare, anzi tutt’altro, essendo molto spesso basato sui lanci lunghi e sulla fisicità. Non si può dire che le sue squadre siano belle da vedere, sebbene il suo modo di vivere il calcio ci affascini e  non poco. Tremendamente efficace questo sì, è proprio l’aggettivo che calza a pennello per Tony Pulis ed il suo calcio, fatto di pragmatismo e sostanza. I fronzoli e  gli inutili orpelli quelli no, li lasciamo a qualcun’altro, che per salvarsi sono come macigni che ti portano in fondo al mare.

“Se possedessi un club, Tony Pulis sarebbe il primo manager che contatterei”

Jose Mourinho

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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