Come te nessuno mai: la storia di Pasquale Bruno, O’ animale Come te nessuno mai: la storia di Pasquale Bruno, O’ animale
Io quando giocavo entravo sempre duro e non rinnego niente. Gli arbitri all’epoca si divertivano ad ammonirmi o cacciarmi fuori. La marcatura a uomo... Come te nessuno mai: la storia di Pasquale Bruno, O’ animale

Io quando giocavo entravo sempre duro e non rinnego niente. Gli arbitri all’epoca si divertivano ad ammonirmi o cacciarmi fuori. La marcatura a uomo rendeva il calcio più sentimentale. Ora che non c’è più non abbiamo più un difensore degno di nota o quasi. Se guardo che in nazionale giocano Ogbonna e Bonucci mi viene da piangere.

Difficile, per non dire impossibile, dargli torto. Ah giusto,avete ragione. Ci siamo scordati di introdurlo. Se non lo avete riconosciuto dalle sue dichiarazioni, e pertanto siete già meritevoli di cartellino rosso, questa storia vi guiderà alla scoperta di uno dei più grandi Delinquenti a cui il pallone abbia mai dato asilo.

Lui è Pasquale Bruno, per tutti O’Animale, difensore che nessun attaccante che avesse un minimo a cuore la propria integrità fisica avrebbe mai voluto incontrare sul proprio cammino. Già, direte voi, dal soprannome qualche idea ce la siamo fatta. Ma vi sbagliate. Certo, Pasquale Bruno non era un difensore elegante, non lo vedevi uscire testa alta e palla al piede alla Alessandro Nesta per capirci. Quello no.

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Ma il soprannome O’Animale non deriva dal suo modo di giocare, dal suo modo rude di vivere il rettangolo verde. Ed infatti a Pasquale Bruno non andava e non va molto a genio questo epiteto. O’Animale viene ribattezzato così da Roberto Tricella, suo compagno ai tempi della Juventus, per via della somiglianza con Pasquale Barra. Ecco, quest’ultimo non siete tenuti a conoscerlo.

Pasquale Barra è stato un esponente di spicco della nuova camorra organizzata, famoso per essere il principale accusatore di Enzo Tortora, ma soprattutto per aver preso a morsi il cuore di Francis Turatello, nel vero senso della parola. Tra i suoi appellativi figurava anche O’Nimale , per l’efferatezza dei suoi delitti. Ora fate 2 più 2 ed il gioco è fatto.

Pasquale Bruno nasce a San Donato di Lecce ed ha una parentela affascinante come poche altre ai nostri occhi. Diventerà infatti il suocero di Ernesto Javier Chevanton, idolo indiscusso nostro e di tutti i Delinquenti che hanno affollato il “Via del Mare” e non solo nei suoi anni. La sua carriera inizia, come è logico aspettarsi, in terra salentina, nel 1979, quando esordisce con la maglia giallorossa del Lecce nella serie cadetta. Nella stagione 81-82 realizza -inspiegabilmente- ben 6 reti che rimarranno il suo record in carriera.

Il 16 settembre 1984 è una data fondamentale per la sua carriera. E’ il suo battesimo in serie A , ma è anche il suo ingresso nell’elite delinquenziale, per quel che ci riguarda. Si è trasferito nel frattempo a Como, è la prima giornata di campionato e si disputa Como-Juventus. Come bagnare il proprio esordio nel calcio che conta? Ma con un bel cartellino rosso, logicamente.

Nell’estate del 1987 lascia il Como per approdare alla Juventus. Per la squadra Bianconera disputerà 99 partite, realizzando una sola rete, ma rendendosi protagonista di alcuni gesti rimarchevoli. Su tutti la doppia espulsione con Roberto Baggio, in uno Juventus-Fiorentina in cui O’Animale colpisce il Divin Codino a palla lontana e quest’ultimo verrà cacciato per un gesto di reazione.

Come l’esordio in serie A, anche l’ultima partita in maglia Bianconera si conclude col botto, ovvero con una bella espulsione nel corso della finale di Coppa Uefa al Partenio di Avellino. Il trasferimento non lo porterà molto lontano, anzi la città rimane la stessa, cambierà la sponda che ora è quella granata.

Così parlerà Adalberto Bortolotti riguardo al suo trasferimento «Al Torino Bruno trova il suo habitat, è il gladiatore a lungo atteso.» A Torino trova, o meglio ritrova, come compagno di squadra Annoni e fa la conoscenza di Rambo Policano. Insieme formano un trio dalla scarpata facile, che guai a tirar indietro la gamba. Piuttosto si fa un fallo inutile. Ammesso e non concesso ne esista uno. Qui, con la Maratona che intona a squarcia gola “Picchia per noi Pasquale Bruno”, la sua carriera prende definitivamente il volo. Quasi come gli avversari che incrociano il suo cammino.

Partiamo dal Derby, Torino-Juventus. Una partita che per nessun giocatore è come le altre. Una partita in cui controllare i nervi può diventare qualcosa di molto complicato, per qualcuno addirittura impossibile. Immaginatevi cosa può essere per uno come lui, per O’Animale, che oltretutto ha vestito entrambe le casacche.

Ed infatti la capoccia parte, molto presto a dire il vero. Siamo al quinto minuto del primo tempo quando Pasquale Bruno riceve la prima ammonizione. Non contento dopo soli 10 minuti parte con la gomitata direzione Casiraghi, pieno volto. E qui arriva il bello, che ci piace citare testualmente dal referto d’epoca:

Squalifica di 8 giornate per aver, successivamente alla notifica del provvedimento di espulsione, dapprima chiesto al direttore di gara, in modo concitato, spiegazione sulla decisione disciplinare, e quindi, ignorando l’ invito ad allontanarsi, cercato di avvicinarsi all’ arbitro, in ciò impedito da un compagno che lo tratteneva a distanza di circa un metro e poi dal capitano della squadra che accorreva in aiuto; per aver poi reiteratamente tentato di liberarsi dei compagni di squadra con l’ intento veemente carico di implicito quanto intenso significato minaccioso di riavvicinarsi al direttore di gara, obiettivo scongiurato da alcuni componenti della panchina del Torino che a forza lo bloccavano e a fatica lo portavano verso l’ ingresso degli spogliatoi; per aver nel tragitto che lo conduceva fuori dal campo, ancora e più volte cercato di liberarsi dai compagni di squadra che lo avevano immobilizzato. Solo dopo due minuti e trenta secondi il gioco poteva riprendere.

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O’Animale
benedice come provvidenziale l’intervento di Lentini, il compagno di squadra che gli ha fatto scampare la radiazione ed ha permesso altresì al direttore di gara di tornare a casa in posizione eretta. «Quando mi ha fatto vedere il cartellino rosso sono rimasto a bocca aperta, come un merluzzo. Poi ho capito, mi sono fatto sotto e mi hanno trascinato via. Senza l’intervento di Lentini forse avrei finito la carriera.» Togli pure il forse Pasquale!

Un calciatore normale, a mente fredda, cerca di stigmatizzare l’accaduto a volte si spinge fino alle scuse. Ma questo non vale per Bruno, che punta il dito contro l’arbitro, l’allenatore Mondonico (reo di averlo censurato) e Casiraghi (accusandolo di essere un provocatore nato).

Il 26 febbraio 1992 si gioca al Delle Alpi Torino-Milan, ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia. Il duello da seguire è quello tra il nostro Pasquale e Marco Van Basten. Il primo insulta e provoca, il secondo incassa, almeno inizialmente. Ma al 22 minuto, su un cross di Maldini, O’Animale svirgola il pallone, perché i piedi sono quello che sono, e questo si insacca in fondo alla rete. Bruno è a terra e Van Basten si avvicina fin sopra al suo corpo per fare un balletto irridente. Bruno dichiarerà di non essersi accorto di nulla in quel momento di scarsa lucidità, altrimenti avrebbe sicuramente reagito.

Non sappiamo perché ma tendiamo a credere a queste dichiarazioni postume. L’allenatore del Milan Capello, per non saper né leggere né scrivere, dopo 2 minuti dal fattaccio sostituisce il cigno di Utrecht, che già tanto integro di suo non era, per salvaguardarne l’integrità fisica e morale.

Inizia da qui in poi un lento declino sportivo, che non gli impedirà comunque di rendersi protagonista di episodi di dubbia condotta morale. Le risposte ai giornalisti, che gli chiedono conto delle sue opache prestazioni sono sempre più risicate e senza giri di parole: «I quattro in pagella non contano nulla, l’importante è avere quattro miliardi in banca»

Per capire chi fosse realmente Pasquale Bruno dobbiamo fermarci un attimo ad un episodio risalente al 7 febbraio 1993, in occasione di un Torino-Brescia. Nel tunnel prima dell’ingresso in campo Pasquale si rivolge a Florin Raducioiu “Guarda che io oggi non ho voglia di correre“, gli dice. Il rumeno fa finta di non sentire e Bruno insiste: “O ti comporti bene, o mi Incazzo sul serio”.

A quanto pare Florin non ci fa caso, purtroppo per lui,e a fine primo tempo va via in dribbling. O Animale non aspetta altro e fa un’entrata da lapidazione immediata. Squarcio fra polpaccio e tallone, 9 punti di sutura, 4 mesi di stop. Sarà questa la sua ultima azione in maglia granata.

Si trasferisce alla Fiorentina, tornando così nella serie cadetta. L’episodio da raccontare qui è senza dubbio quello che lo vede protagonista con l’ex punta bresciana Lerda. Nello spogliatoio a fine partita, esasperato a suo dire dalle provocazioni, Lerda sputa in faccia a Bruno il quale risponde sganciandogli una serie di pugni in pieno volto.

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«In campo mi dicevano di tutto e io mi regolavo di conseguenza». Con questa frase si può ben riassumere la sua filosofia. Non c’è spazio per piagnistei davanti alle telecamere, quello che succede su un campo da calcio si regola su un campo da calcio. Senza bisogno di intermediari.

Concluderà la carriera da calciatore professionista andando a svernare in Inghilterra, senza troppo successo. L’ultima apparizione su un campo da gioco però sarà nella squadra della sua città, il Delta San Donato, perché il legame con la propria terra, con la propria gente è indissolubile.

Chi non ha avuto la fortuna di ammirarlo su un prato verde, può comunque leggere ora le sue dichiarazioni, da opinionista schierato verso un calcio che non esiste più. Ovviamente non si è lasciato sfuggire l’occasione per commentare il recente episodio, avvenuto ai Mondial,i del morso di Suarez a Chiellini.

Le parole sono queste, e sono musica per le nostre orecchie: “Il calcio è fatto di colpi proibiti ,ecco perché sono contro la prova tv: ci sono dai 4 ai 6 arbitri sul campo, è compito loro vedere quello che succede, quello che sfugge ai loro occhi sono problemi di attaccanti e difensori”. Quello che lo ha urtato di più dell’episodio, dice, “è stato l’atteggiamento da fighetta isterica di Chiellini: uno col suo fisico non può fare scene così. Ha simulato varie volte, si è lamentato tutta la partita. Se fossi stato Suárez gli avrei dato un pugno in faccia, altro che morso”.

Già, ma Suárez? “Sono rimasto colpito da come riesca a morderlo in movimento, non deve essere facile”,”io capisco tutto: la tensione della partita, la poca concentrazione che gioca brutti scherzi… ci sta”. Fighette isteriche, era la definizione che O’Animale usava già 20 anni fa per descrivere gli attaccanti che, a suo dire, simulavano e si rotolavano per terra dopo uno scontro.

Per chi, come noi, ama il difensore vecchio stampo pochi fronzoli e tutta sostanza. Per chi odia le fighette ed i mezzi uomini che infestano il calcio moderno. Questa storia è per voi, Pasquale Bruno in fondo all’anima, Delinquenti in questa sporca terra.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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