Kamil Glik, il cuore sopra ogni cosa Kamil Glik, il cuore sopra ogni cosa
Il 4 maggio 2014 è una data che Kamil Glik non scorderà mai, di questo ne siamo certi. Il 4 maggio 2014 è toccato... Kamil Glik, il cuore sopra ogni cosa

Il 4 maggio 2014 è una data che Kamil Glik non scorderà mai, di questo ne siamo certi. Il 4 maggio 2014 è toccato a lui leggere i nomi degli invincibili del grande Torino che persero la vita a Superga.

Questo è l’onore, e se vogliamo anche il dovere, di tutti i capitani in maglia granata. Si perché alla dipartita di Bianchi, Giampiero Ventura non ha avuto bisogno di spiegare nulla. Ha semplicemente preso la fascia e l’ha stretta attorno al braccio del difensore polacco, colui che più di ogni altro incarna lo spirito guerriero della squadra.

La fascia di capitano va ben oltre un simbolo, è un riconoscimento che ti segna per sempre. Entri a far parte di una famiglia. Entri nel cuore della gente che porta il Toro stampato sul petto. Ma andiamo con ordine.

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Kamil Jacek Glik nasce a Jastrzębie-Zdrój, una cittadina dal nome impronunciabile, in Polonia. Nella Polonia meridionale per la precisione, in cui per ragioni storiche l’influsso tedesco è ancora molto presente.

Proprio per questa ragione Glik possiede anche il passaporto tedesco. Inutile spiegarvi di che nazionalità si senta il nostro, anzi proprio per sua stessa ammissione quella contro la Germania è forse la partita più sentita da parte sua. E non facciamo fatica a crederci.

La solidità, abbinata ad una più che discreta agilità, fanno sì che anche fuori dalla Polonia si accorgano di lui. E diciamo che a notarlo non è una squadretta bensì il Real Madrid, quello delle 10 coppe dei campioni. E va bene, un po’ stiamo bluffando, in quanto viene sì notato dai Blancos , ma verrà collocato nella squadra C.

Nonostante questo il richiamo della propria patria è troppo forte, per uno come lui le radici della propria terra partono direttamente dal cuore per arrivare agli scarpini con cui la domenica scende in campo. O meglio ai parastinchi.

Già perché in una recente sfida con la nazionale Polacca contro l’Inghilterra ,in cui ha anche realizzato la rete del definitivo pareggio, Glik ha indossato i parastinchi del club polacco del Piast Giwice. Quello che , di ritorno da Madrid, gli ha dato fiducia incondizionata aprendogli le porte della Nazionale prima, e del calcio italiano in seguito.

Nel Plast affondano le mie radici professionali, a quella società rimarrò per sempre legato. E ho pure la soddisfazione di essere stato l’unico loro calciatore a indossare la maglia della Nazionale. Per me e per la società è un motivo d’orgoglio.

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Il 7 luglio 2010 viene ingaggiato dal Palermo, allenato da Delio Rossi. Sebbene quest’ultimo abbia sempre speso buone parole nei confronti del polacco, pochissime sono le volte in cui viene schierato titolare.

Nel 2011 passa così al Bari , voluto a tutti i costi da mister Ventura che in seguito gli affiderà senza remore anche le redini della difesa torinista. A Bari esordisce in una delle partite più delicate, sicuramente la più sentita, ovvero il derby contro il Lecce.

I Galletti vincono per 1 a 0 e Glik disputa una buonissima gara e da lì, dal centro della difesa, non si muoverà più. Se non per incornare la palla nella porta avversaria. Si perché Kamil non sa solo difendere. L’ottimo tempismo che possiede fa sì che Ventura lo possa utilizzare anche come arma offensiva sui calci piazzati.

Finita l’avventura con i colori biancorossi Glik si trasferisce al Torino, che ancora milita nella serie cadetta. Qui il feeling tra il calciatore polacco e la maglia è diverso rispetto alle precedenti esperienze. E’ subito qualcosa di fortissimo e Kamil Glik la 25 granata la sente realmente come la seconda pelle.

Lo stesso vale per i tifosi che affollano la curva Maratona, per i quali diventa un eroe già dopo pochi mesi. Il perché sia entrato prepotentemente anche nei nostri cuori è facile da intuire. Uno che gioca guidato dall’istinto, dalle emozioni. Un giocatore tutto sostanza e niente fronzoli. Perché le apparenze le lasciamo volentieri a qualcun’altro. Tutto questo no, perdonateci, non può lasciarci indifferenti.

Uno abituato a pensare fuori dai normali schemi e clichè. Provate a domandargli chi sia il difensore centrale più forte secondo lui. Vi risponderà Joleon Lescott, senza indugi. Il suo modello di difensore? Lucio, dai tempi del Bayern Monaco ci tiene a precisare.

E poi….e poi c’è quel derby, disputato il 1 dicembre 2012. Quello che possiamo considerare lo spartiacque per quel che riguarda la sua “reputazione”. Ma andiamo con ordine, ripercorrendo i fatti. Si deve giocare il Derby della Mole, non una partita tra le tante ma quella che può valere un’intera stagione. Soprattutto se sei granata di appartenenza.

Glik è carico a molla, forse troppo, ma a noi che ci importa di controllare l’istinto e le emozioni? Noi viviamo per questo, anzi ne abbiamo bisogno per sentirci vivi. E possiamo immaginare sia successo così anche per Kamillone nostro.

Se dovessi segnare contro la Juve? «Mi metto a correre fino all’esterno dello stadio, in maglietta e pantaloncini e con le scarpe con i tacchetti ai piedi. Penso che non mi fermerei più, farei tutta Torino di corsa». Ma si sa, la vita non va quasi mai come vorremmo e, oltre al resto, con quelli come noi è spesso ingiusta.

Non solo Glik non segnerà in quella partita, ma verrà espulso per un’entrataccia su Giaccherini all’altezza del centrocampo. Scivolata con piede a martello sulla caviglia, rosso diretto.

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Da lì sarà Assassin’s Glik per la sua gente, che ne apprezzerà il carattere e la fierezza degli interventi spesso al limite del consentito, a volte oltre. Ma come ripetiamo spesso, il calcio non è uno sport per femminucce.

La carta stampata ed i media in generale non fanno sconti, Kamil Glik viene dipinto da più parti come un macellaio. Ventura interviene cercando di stemperare un po’ i toni:  “Non sapevo di avere in casa il Killer di Baltimora” .

Non può mancare la voce, sempre fuori dal coro, di un Torinista doc come Pasquale Bruno, il quale ricorda così quell’entrata e quel derby in particolare:

Favolosa. In Inghilterra sarebbe venuto giù lo stadio per gli applausi. E’ stata l’unica consolazione quel giorno, ma l’Italia non è l’Inghilterra. Assolutamente. Tra la sua entrata e i sorrisi di Ogbonna a fine match scelgo centomila volte la prima. Hai appena perso il derby e vai a scambiare la maglia con gli avversari, perdipiù sorridendo. Per favore…

Giocatore solido, ruvido quando serve, ma con un cuore d’oro sotto la tenace corazza. La scelta di trasportare in spalla l’amico e compagno Basha, infortunatosi contro il Genoa , fin sotto la Maratona ,per fargli assaporare da vicino la gioia dei tifosi è un gesto da campione vero.

Un gesto che ai più può passare inosservato ma non agli occhi di chi ti acclama ogni benedetta domenica. D’altra parte per raccogliere l’eredità di Giorgio Ferrini, di Claudio Sala, dell’indimenticabile Valentino Mazzola devi avere qualcosa di speciale dentro. Devi essere Kamil Glik.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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  • Tabori

    febbraio 7, 2015 #1 Author

    KEEP CALM AND TRUST IN GLICK

    Rispondi

  • Macspider

    aprile 4, 2015 #2 Author

    Immenso capitano. Grazie di questo bell’articolo.

    Rispondi

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