Ernesto Chevanton, il cuore del Salento Ernesto Chevanton, il cuore del Salento
Ho sempre amato da morire questa città, anche quando mi hanno venduto ho continuato ad amarla a distanza. Perché Lecce è la vita mia.... Ernesto Chevanton, il cuore del Salento

Ho sempre amato da morire questa città, anche quando mi hanno venduto ho continuato ad amarla a distanza. Perché Lecce è la vita mia.

Risuonano dolci queste parole, in riva al mare più bello d’Italia, dove il sole spacca le pietre ed il vento si porta con se tutti i ricordi. Ne hanno visti passare di grandi giocatori in Via del Mare, a Lecce, ma in pochi hanno saputo infiammare l’animo salentino come il protagonista della nostra storia. Quasi nessuno ha saputo trasmettere le stesse emozioni, far proprio l’amore per la maglia del popolo giallorosso come Ernesto Javier Chevanton.

Una storia che origina a Juan Lacaze, in Uruguay, sulle rive sabbiose del Rio de la Plata. Siamo a 40 chilometri da Colonia in una delle zone più importanti dell’Uruguay per produzione di pietre e di materiale tessile. E’ qui che il 12 agosto 1980 nasce Ernesto Chevanton. Fin dai primi momenti si capisce che non è un giocatore come tutti gli altri, i suoi tocchi di palla incantano e davanti alla porta è una sentenza di morte per qualsiasi portiere. Cinquantatré reti in quattro stagioni nella sua prima squadra professionistica, il Danubio. Una completezza di repertorio da fare invidia ai migliori attaccanti di razza, il Che segna davvero in tutti i modi. Non c’è verso di fermarlo. Il ragazzo prodigio sta crescendo, siamo nell’estate del 2001. A Lecce fa molto caldo, non una grande novità. Ma non è solo il clima ad esser bollente, c’è fermento nell’ambiente giallorosso. E’ arrivata la salvezza tanto agognata quanto sofferta, raggiunta grazie alla classifica avulsa. Raggiunta grazie ai gol di un ariete di nome Cristiano Lucarelli e alle invenzioni di Davor Vugrinec. Qualcosa però sta cambiando, il bomber livornese viene ceduto e per sostituirlo si guarda lontano, sulle sponde del Rio de la Plata. Pantaleo Corvino, allora direttore sportivo del Lecce, non ha alcun dubbio per il sostituto.

Non cerca uno con le stesse caratteristiche di Lucarelli, Corvino vuole un ragazzo affamato, ricco di ambizioni in grado di accendere l’entusiasmo dei propri sostenitori. Qualcuno in grado di portare il cuore giallorosso in mezzo al prato di Via del Mare, di farlo battere al ritmo degli applausi delle gradinate. L’identikit perfetto di Ernesto Chevanton, che infatti arriva con un bagaglio carico di sogni e speranze. Arriva con un amico, dalla stessa patria, che diventerà in futuro una bandiera giallorossa, Guillermo Giacomazzi.

Qualche allenamento per ambientarsi, anche se il ragazzo ha già capito che quella sarà la sua seconda casa, forse addirittura la prima. L’esordio, il 26 agosto 2001, in serie A contro il Parma. Non un esordio come tanti, per un personaggio speciale anche il destino si è riservato qualcosa di particolare. Sono appena trascorsi due minuti dal calcio d’inizio quando il portiere avversario, Sebastian Frey, sembra essere in possesso della sfera. Sembra, badate bene. Perché da dietro compare questo folletto di centosettantadue centimetri d’astuzia che di petto gli ruba il pallone e comodamente insacca. Tutto regolare. Due minuti per segnare la prima rete in serie A, due minuti per farsi amare da tutta la sua gente. Nonostante questa partenza, ed il suo contributo positivo, il primo anno del Che si conclude con la retrocessione della squadra salentina in serie B.

cheva2L’uruguaiano però non ci pensa nemmeno per sogno ad abbandonare la barca che affonda, anzi non solo rimane ma con i suoi sedici sigilli riporta subito il Lecce nella massima serie in un’annata da ricordare. E’ la stagione dell’ingresso di Quirico Semeraro come presidente della società, è la stagione del gol forse più bello del campione sudamericano. E’ il 13 ottobre 2002 quando al S. Nicola di Bari va in scena Bari-Lecce, di cui non vi dobbiamo spiegare noi l’importanza. Minuto 86: un bolide di collo esterno destro solca l’aria di Bari e si insacca alle spalle del portiere che può soltanto guardare il pallone infilarsi alle sue spalle. Poi quella corsa sfrenata, con la maglia gettata sulla pista di atletica per ricevere il metaforico abbraccio dei quattromila leccesi nel settore ospiti.

La squadra guidata in quell’annata da Delio Rossi può contare su un tridente delle meraviglie, composto da Chevanton, Vucinic e Bojinov in grado di appagare il senso estetico anche del tifoso più esigente.
La stagione successiva, nella massima serie, è quella della definitiva consacrazione del talento uruguaiano che mette in mostra tutte le sue doti da inventore e finalizzatore. E poi ci sono quei calci piazzati in cui il Che si sbizzarrisce, lasciando a briglie sciolte quel pizzico di follia tipico della sua terra. Provate a chiedere a Dida se si ricorda, o a qualsiasi tifoso di Via del Mare che lo ha visto insaccarla direttamente da calcio d’angolo in un lontano Lecce-Reggina di fine stagione.

Chevanton è sempre stato un tipo particolare, senza troppi peli sulla lingua, che in alcuni momenti poteva sembrare anche scomodo. Una personalità forte, difficile da ingabbiare in schemi rigidi e che mai ha avuto paura di prendersi qualsiasi tipo responsabilità. D’altra parte provateci voi a chiedere la mano della figlia a Pasquale Bruno, poi nel caso ce lo venite a raccontare.

Chevanton ha scelto Lecce ed il matrimonio con Sandra Bruno è solo l’ulteriore conferma che a quella terra rimarrà sempre legato. Le storie d’amore però si sa, a volte subiscono colpi, si affievoliscono fino quasi a spezzarsi. Delle volte si arrestano bruscamente, altre volte rimane quella fiammella accesa pronta a divampare nuovamente. E’ quello che accade nell’estate del 2004, quando Chevanton è troppo forte per rinunciare alle sirene di una grande squadra e si accasa al Monaco firmando un quadriennale. Qui però non è come a Lecce, l’aria non profuma di casa. Complici anche alcuni guai fisici nella sua esperienza Francese Ernesto non riesce a ripetersi sui livelli italiani e viene ceduto in Spagna al Sivilia. Saranno quattro anni, quelli spagnoli, costellati di luci e ombre. Luci splendenti, abbaglianti come quelle dei goal realizzati contro il Real Madrid, uno in semirovesciata e l’altro su punizione, specialità della casa. Ombre che sembrano tenebre gli acciacchi alla schiena che non gli danno tregua, costringendolo spesso a fermarsi.

cheva2-2

Nonostante la vittoria con il Siviglia della Supercoppa Europea, della Coppa Uefa e della Coppa del Re, Chevanton decide che è il momento di riabbracciare l’Italia. Non ancora la sua amata Lecce, dove comunque sa che farà ritorno, prima o poi. Si accasa in prestito all’Atalanta, non riuscendo però a salvare la squadra bergamasca dalla retrocessione di fine stagione.

Ho portato le maglie di Monaco, Siviglia, Atalanta e Colon, ma non ho mai tolto la maglia del Lecce.

E’ il 22 agosto 2010 quando il figliol prodigo torna a casa, firmando un contratto annuale. E’ il Lecce di Gigi De Canio con cui Chevanton non riesce ad entrare in sintonia. E’ un’annata difficile, viene umiliato e sostituito dall’allenatore dopo essere entrato in campo da soli 10 minuti, mentre il 24 novembre viene squalificato per 5 giornate per condotta violenta e comportamento minaccioso nei confronti del direttore di gara. Deve persino accorrere Pasquale Bruno, il suocero, in sua difesa il quale dichiara “Cheva ha sangue , io in campo ho fatto molto di peggio, avrei meritato il Daspo”.

Nonostante il rapporto travagliato con l’allenatore, nonostante la lunga squalifica il Che trova comunque il modo per risultare decisivo, perché i campioni con la C maiuscola, perché tale è stato Chevanton, non sanno fare diversamente.

Delle volte il calcio è un po’ ingrato e l’amore non sempre corrisposto, in questo caso da chi ha in mano le sorti del club, non certo dai suoi tifosi che stravedono per lui. A fine anno non gli viene rinnovato il contratto e Chevanton torna in Sudamerica, vicino a casa. Gioca una stagione per il Colon in Argentina ma la rottura del tendine di Achille lo costringe ad un lungo stop con conseguente addio al termine della stagione.

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, così canta Venditti in una strofa che sembra plasmata apposta per questa storia d’amore tra Chevanton ed il Lecce. Così il 12 luglio 2012 Ernesto torna per la terza volta in salento, voluto fortissimamente dal nuovo direttore sportivo Tesoro, che gli fa firmare quello che si può considerare il primo contratto a tempo indeterminato nella storia del calcio.

Cheva avrà un contratto a tempo indeterminato, e resterà finché ci saremo noi, anche in vesti differenti.

Non è un periodo facile per il club giallorosso, retrocesso il legapro per lo scandalo del calcioscommesse ma Cheva è intenzionato a prenderlo per mano e guidarlo fuori dal pantano, da vero leader e condottiero. Accetta uno stipendio di 900 euro mensili, il minimo federale, ma ciò che più gli importa è essere tornato a respirare l’aria di casa.

Il mio vero stipendio è l’affetto della gente e non il denaro .Per me il loro amore nei miei confronti è la cosa più importante. Io ho un grande rispetto per la Curva Nord: so che mi vogliono bene. Il mio obiettivo è quello di portare il Lecce in Serie B e subito dopo riconquistare la Serie A. Dobbiamo tornare tutti insieme nel campionato che ci compete, questo è poco ma sicuro.

cheva

La stagione arriva alle battute finali con Carpi e Lecce che si giocano lo spareggio per andare in serie B. L’andata finisce 1-0 per la squadra emiliana ed il ritorno è previsto a Lecce. All’andata Chevanton riporta una brutta lussazione alla spalla, c’è chi parla addirittura di braccio rotto. Sembra impossibile possa essere disponibile per il ritorno, un bruttissima tegola per i giallorossi. Ma l’amore per questi colori da parte del Che non conosce limiti, non contempla infortuni. Lui ci vuole essere, almeno per la panchina. Vuole soffrire con i suoi fratelli. Bogliacino porta in vantaggio la squadra di casa, che così sarebbe promossa in serie B. Al 33’ della ripresa però succede l’imponderabile, una punizione calciata dal Carpi finisce in rete. Il Lecce non è più promosso. Ora è il Carpi a salire di categoria. Chevanton è un leone in gabbia e non può accettarlo. Si alza e fa un gesto al proprio tecnico, buttami dentro. Ma come, hai un braccio rotto. Buttami dentro. Chevanton corre tutto sbilenco, lotta, calcia e si danna l’anima. Prova a riacciuffare la serie B in extremis trascinando con l’esempio, prima ancora che con la tecnica, i suoi compagni. Non ci riesce, perché questo sport spesso e volentieri sa essere davvero crudele. Chevanton si mette le mani sugli occhi, per fermare le lacrime. I tifosi piangono con lui, i tifosi sono un fiume di rabbia in piena, pronta a tracimare. Al termine dell’annata, nonostante le dichiarazioni di un anno prima, non gli viene rinnovato il contratto e Chevanton chiuderà la carriera prima al Qpr e poi al Liverpool di Montevideo.

Ne hanno visti passare di giocatori in Via del Mare, a Lecce, ma se chiedete un nome da consegnare alla storia di questo gioco, difficilmente ne faranno uno diverso da quello di Ernesto Javier Chevanton.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

Related Posts

German Denis, la Serie C e i richiami del cuore

2019-08-22 23:04:57
delinquentidelpallone

18

Edoardo e Chiara, il cuore grande del calcio

2019-06-05 09:33:04
delinquentidelpallone

18

La scelta di cuore di Pepe

2019-01-08 14:20:00
delinquentidelpallone

18

Dirk Kuyt: ascoltare il cuore

2018-04-06 15:10:21
pagolo

18

Il tifoso, il cuore del calcio

2018-03-22 16:31:06
delinquentidelpallone

18

Una notte magica nel cuore di Anfield

2018-01-14 18:52:12
delinquentidelpallone

18

Andrea Fulignati: il cuore diviso a metà

2017-05-29 10:34:18
pagolo

18