Stig Tøfting Stig Tøfting
Galeotto, sguardo da duro e fisico da culturista. Chi, tra i nati intorno alla metà degli anni 80, non è cresciuto idolatrando l’immagine di... Stig Tøfting

Galeotto, sguardo da duro e fisico da culturista. Chi, tra i nati intorno alla metà degli anni 80, non è cresciuto idolatrando l’immagine di questo ragazzone danese che risponde al nome di Stig Tøfting ? Spesso duri si nasce, altre volte lo si diventa costretti dalle vicissitudini di questa sporca e malvagia esistenza.

Stig duro lo diventa presto, appena tredicenne, quando al rientro a casa si ritrova improvvisamente orfano di entrambi i genitori a causa di un omicidio-suicidio. La vita lo metterà nuovamente alla prova nel 2003, strappandogli un figlio per via di una meningite.

Tofting entra ben presto a far parte di una gang della sua città natale, gli Hell’s Angels di Aarthus. Da quel momento in poi il suo nome entra di diritto nel Gotha della delinquenza, pronto ad essere inciso nel marmo.

Non abbiamo iniziato questa storia con il termine galeotto per puro caso. Il granitico numero 2 danese infatti inizia a far conoscenza con le sbarre nel 1999 dopo una rissa in un locale in cui un malcapitato ventiquattrenne ha la sfortuna di incontrarlo su di giri e, presumibilmente, con diversi boccali di birra alle spalle. Che non sia il vostro normale calciatore lo si può intuire da tante, troppe cose.




Per esempio quando decide che il calcio sì, è bello, fa guadagnare tanti soldi ma le persone come lui hanno bisogno di un bar per sentirsi realizzate. Peccato che il sindaco della sua città non sia dello stesso avviso, e quindi che si fa? Ecco, se c’è una persona che non vorrei mai dall’altra parte della barricata questa è il Bulldog danese.

Analogamente a quanto avviene sul rettangolo verde, nella vita non lo superi facilmente. Stig si candida a primo cittadino, ottiene una miriade di consensi e la licenza per aprirsi il bar se la prende a forza.

La nazionale però è indubitabilmente il suo ring preferito. Già , la Danimarca che oltre al nostro Eroe ha dato i natali a Delinquenti del calibro di Gravesen e più recentemente Poulsen (citofonare Totti e Gattuso per delucidazioni in merito). Proprio la premiata ditta Tofting-Gravesen, durante un ritiro con la nazionale, decide di sconfiggere la noia lanciando cubetti di ghiaccio in direzione del compagno di squadra Grønkjaer, che viene colpito in un occhio. Taci, Jesper. Vai via, al diavolo l’orgoglio.

Macchè, Grønkjaer si ribella, non sta allo scherzo e, come ovvio che sia, finisce molto male per lui. Per il Tosaerba , così soprannominato da uno dei suoi ct, ogni pretesto è buono per alzare le mani. Così al ritorno dai mondiali del 2002 una cena al Ketchup Cafè di Copenaghen si trasforma senza esitazione alcuna in una Royal Rumble; altrettanto avverrà nel 2004 quando Stig e soci si siedono a tavola per festeggiare il Santo Natale.

Nel frattempo non si contano più le cauzioni pagate per non finire dietro le sbarre, ma d’altronde qualche spicciolo da parte dovrebbe averlo messo. La sua filosofia è ben riassunta da uno dei tatuaggi che affollano il suo corpo statuario. No Regrets. Nessun rimpianto.

Una vita vissuta ampiamente sopra le righe, ma sul rettangolo verde, possiamo giurarci, ha sempre lasciato l’anima e qualcosa in più. Per questo, per questo innato spirito di sacrificio unito ad una feroce determinazione nel raggiungere l’obiettivo, è stato forse una delle icone più rappresentative di un calcio purtroppo ormai quasi scomparso.

“Non dobbiamo essere comandati” dice Stig ergendosi a paladino di chi lotta verso qualsiasi ingiustizia. E noi lo vogliamo ricordare proprio così. Anche perchè provateci voi a comandare uno come Stig Tøfting.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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