Steven Defour: nulla accade per caso Steven Defour: nulla accade per caso
Minuto 36 del primo tempo, siamo al Teatro dei Sogni. L’arbitro Martin Atkinson ha appena assegnato un calcio di punizione alla squadra ospite, il... Steven Defour: nulla accade per caso

Minuto 36 del primo tempo, siamo al Teatro dei Sogni.

L’arbitro Martin Atkinson ha appena assegnato un calcio di punizione alla squadra ospite, il Burnley, che abbastanza clamorosamente si trova in vantaggio grazie alla rete realizzata al terzo minuto da Ashley Barnes.

Sul pallone, posizionato a poco meno di 30 metri dalla porta difesa da De Gea, si presenta Steven Defour, centrocampista belga che in stagione non è ancora riuscito a trovare la via del gol.

La rincorsa è breve, l’interno destro disegna una traiettoria impossibile da prendere anche per quello che da molti viene definito attualmente come il miglior portiere al mondo. La palla muore all’incrocio dei pali. La telecamera si sposta velocemente: prima inquadra un desolato Mourinho poi va sugli spalti e riprende un impassibile Sir Alex Ferguson.




Non è la prima volta che Sir Alex, da quando si è ritirato da allenatore dello United e dal mondo del calcio, viene visto ad Old Trafford, che si può considerare la sua seconda casa. L’espressione è impassibile ma forse la sua mente sta viaggiando.

Sta tornando indietro nel tempo, anno dopo anno, fino a fermarsi nel 2009 quando Steven Defour è stato ad un passo dal Manchester United, che lo stava seguendo da vicino insieme ad altri top club europei. Non se ne fece nulla perchè il talentino belga, che aveva condotto lo Standard Liegi alla conquista del suo primo titolo dopo 25 anni di digiuno, si ruppe il metatarso poco prima di fare il suo esordio in Champions League.

Non un infortunio normale perchè l’osso va letteralmente in frantumi ed i chirurghi sono costretti ad intervenire addirittura tre volte. L’ultimo tentativo è di quelli disperati ed i medici lo avvertono: se dovesse fallire anche quello il calcio se lo può dimenticare.

Sir Alex Ferguson, che lo sta seguendo da vicino già da qualche tempo, decide di prendere carta e penna e scrivere un messaggio al ragazzo, per fargli forza e rassicurarlo sul fatto che tornerà.

Defour in effetti tornerà, seppure per sua stessa ammissione non riuscirà più a ritrovare la forma dei suoi tempi migliori. L’infortunio lo costringe a cambiare modo di correre, calciare e saltare ma grazie all’aiuto dei preparatori può tornare a giocare ad alto livello.

Prima va al Porto, poi torna in Belgio, questa volta all’Anderlecht. Di lui si parla soprattutto per un episodio avvenuto nel 2015 quando gli ultras dello Standard Liegi espongono un banner grande quanto l’intera curva che raffigura Jason, il protagonista del film “Venerdì 13”, con in mano la testa decapitata di Defour. La scritta che accompagna questa macabra raffigurazione è piuttosto esplicativa: Red or Dead.

Steven si rende conto che la sua permanenza in Belgio non è più cosa saggia e non appena riceve la chiamata dal Burnley, neopromosso in Premier, non ci pensa due volte. E’ il 2016 e nella sua prima stagione in Premier Defour scende in campo 21 volte e realizza una sola rete.

Quest’anno, fino ad oggi, Defour non aveva ancora lasciato il segno nonostante il Burnley stesse facendo benissimo e si possa considerare la vera sorpresa di questa Premier League.




La sfida contro lo United era di quelle proibitive: Mourinho per la prima volta schierava l’artiglieria pesante con Lukaku e Ibrahimovic insieme nel reparto offensivo, oltre al solito Rashford. Pronti via però le cose si sono messe subito male per lo Special One, messo sotto da Sean Dyche, che proprio all’allenatore portoghese è stato spesso paragonato fino ad arrivare ad affibbiargli il soprannome di Ginger Mou.

Al minuto 36 su quel pallone ci sarebbero potuti andare in tanti. A sistemarlo con cura, quasi avesse già visto dove sarebbe andato a finire, ci è andato Steven Defour, che pure non poteva nutriva alcun sentimento di rivalsa. Chissà se avrà pensato a Sir Alex e a quella lettera, ora custodita gelosamente in una cassetta speciale per salvaguardarlo dai numerosi traslochi.

Chissà se Defour era a conoscenza che il leggendario tecnico scozzese era là sugli spalti e lo stava osservando. A noi piace credere che sia così e che Steven Defour abbia calciato quella punizione capolavoro pensando: “No Fergie, non ti eri sbagliato su di me. A volte le cose devono andare in un modo semplicemente perchè qualcuno ha deciso così, ma questo è per te, anche se ti farà male”.

Nel secondo tempo la doppietta di Jesse Lingard fissa il punteggio sul definitivo 2-2 ma l’uomo copertina della sfida è uno e soltanto uno: Steven Defour.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo