Sabato 12 Settembre, ore 5.00 del mattino. Già in piedi per un sogno che si avvera, il mio fedele compagno di viaggio Andrea passa...

Sabato 12 Settembre, ore 5.00 del mattino. Già in piedi per un sogno che si avvera, il mio fedele compagno di viaggio Andrea passa a prendermi da casa per una lunga trasferta. Partiamo da Galatina, prossima tappa aeroporto di Brindisi per poi prendere il primo volo per Roma. Arrivati a Fiumicino cambiamo terminal e saliamo sul secondo aereo, direzione Belgrado.

Oggi è il giorno del Večiti Derbi, una rivalità eterna spesso sfociata in violenza che paralizza una Città, che blocca l’intera Serbia. Non siamo nemmeno decollati che già respiriamo l’aria di ciò che ci aspetta, seduti dietro di noi tre ragazzi pronti a sfoggiare la maglia della Stella Rossa, sono serbi residenti a Roma e tornano in patria per assistere al big match della nona giornata della Superliga Serba.

E’ mezzogiorno e finalmente atterriamo al Nikola Tesla di Belgrado, mancano poche ore al derby dei derby, di corsa in hotel e subito in marcia verso il Marakàna. Notiamo subito una Città in clima rovente, “policija” in assetto antisommossa ad ogni angolo della capitale, ci dicono che sono stati mandati uomini da tutta la Serbia per proteggere anche le ambasciate attaccate negli anni passati dagli Ultras del Partizan. Ok siamo in guerra, e siamo pronti e carichi di adrenalina. Lasciamo il centro e scorgiamo i primi palazzi bombardati durante i conflitti balcanici dei primi anni 90′.

Gli anni in cui il Crvena Zvezda dominava anche in Europa con la Coppa Campioni vinta a Bari nel 1991. Il popolo rossobianco ha ancora in mente le leggendarie gesta di Mihajlovic, Savicevic, Prosinecki, Pancev e compagni che annientarono il Marsiglia di Papin. Il tassista che ci accompagna era presente in quella finale al San Nicola e gli scendono le lacrime mentre racconta, ci da delle dritte e ci lascia nei pressi dello stadio. Pochi passi a piedi e ci troviamo di fronte al leggendario Rajko Mitic meglio conosciuto come Marakàna.

Da qui inizia la nostra storia, ci guardiamo intorno in un clima surreale. Siamo in mezzo al gruppo storico dei Delije Sever (Gli Eroi della Nord), maggiore falange Ultras della Stella Rossa fondata nel 1989 da gente che la guerra l’ha vista, l’ha vissuta e anche combattuta. Troviamo il nostro gate e accediamo all’interno dell’impianto. Mancano ancora due ore al fischio d’inizio e siamo a ridosso della Curva, e booooom scoppiano i primi bomboni.

La Nord è semivuota ma si riempie in fretta, il settore ospiti degli acerrimi rivali è ancora deserto ma i Grobari (becchini) del Partizan non tardano ad arrivare. Mezz’ora al fischio d’inizio e il Marakàna è un catino bollente. Nella “nostra” Curva notiamo subito delle massicce rappresentative degli amici di Olympiakos e Spartak Mosca, dall’altra parte con i nerobianchi vediamo pezze e ponti degli Ultras del PAOK, del CSKA Mosca e del CSKA Sofia. Mezza Europa è sbarcata qui per il Derby Eterno.

Siamo al fischio d’inizio, mentre un elicottero sorvola la zona, parte la coreografia dei Delije raffigurante un leone che azzanna una zebra nerobianca con chiaro riferimento all’FK Partizan. Dalla Sud in risposta partono i primi cori e boati anche da parte dei Zabranjeni (Vietati), la frangia più estrema e violenta del tifo nerobianco (nonchè acerrima rivale dei Grobari nonostante l’amore per la stessa maglia) posizionata in un settore riservato ai tifosi di casa, che fa creare i primi incidenti. Match al decimo minuto e già primi scontri proprio con i Zabranjeni che scaraventano contro la tribuna seggiolini sradicati dal proprio settore, qualcuno cerca di scavalcare per cercare il contatto con i nemici, ma viene sedato dalla grossa presenza di celerini che pullulano sugli spalti.

Al 26’ arriva il gol dei padroni di casa con il portoghese Hugo Vieira e si scatena il finimondo, vengono accese centinaia di torce che vengono gettate su poliziotti, stewards e fotografi come se piovessero dal cielo. I cori incessanti e possenti dei ragazzi della Stella Rossa ci accompagnano per tutto il primo tempo, e proprio sullo scadere arriva il pareggio del Partizan con Stevanovic. Ecco che i Grobari rientrano in scena con una spettacolare e ampia dose di fumogeni e bombe, ne vengono accese talmente tante che si forma una nube enorme che va dritta in campo, partita momentaneamente sospesa per l’intervallo, nessuno della terna arbitrale si azzarda a dare mezzo minuto di recupero.

Durante la pausa i tifosi ospiti continuano a festeggiare il gol del pareggio e si riparte subito forte. Nemmeno 3 minuti del secondo tempo e i padroni di casa tornano in vantaggio ancora con Vieira, i Delije riprendono la coreografia iniziale con il leone e scambiano cori non proprio amichevoli ai nemici di sempre per poi esplodere di gioia al 54’ quando il bomber Katai sigla il 3-1 gelando l’armata nerobianca. Mai visto nulla del genere, succede di tutto, le solite bombe e torce in quantità industriale vengono accese per festeggiare la rete.

Io ed Andrea ci guardiamo attoniti chiedendoci dove diavolo siamo finiti, letteralmente impazziti e pieni di entusiasmo notiamo il famigerato Ivan Bogdanov prendere il megafono in mano per dirigere l’orchestra. Si alzano al cielo bandieroni raffiguranti un ragazzo 17enne tifoso della Stella Rossa ucciso nel 1990 allo Stadion FK Partizan da un razzo lanciato dagli spalti occupati dai Grobari, gli Ultras non dimenticano. Si bruciano sciarpe e maglie nerobianche con gli stemmi del Partizan e a 10 minuti dalla fine parte una torciata di dimensioni bibliche che fa sospendere la partita per qualche minuto.

Saranno state almeno un migliaio di torce accese in contemporanea per uno show fuori dalla nostra portata. La gara scorre verso il fischio finale ed il frastuono della Nord è di quelli che ti scoppiano i timpani. Tre punti che possono valere un intero campionato, ma l’importante è aver battuto i Becchini sia in campo che sugli spalti, dove restano ammutoliti nel settore ospiti . Alla fine, mai domi, sfondano la rete per cercare una maxi rissa con i vincitori, la polizia fa da scudo e mette tutto in ordine.

Usciamo dal settore e ci lasciamo alle spalle il Rajko Mitic incamminandoci in un corteo formato dai Delije che sfilano festanti per le vie periferiche di Belgrado, siamo emozionatissimi e ci sembra di vivere in un film, ne è valsa veramente la pena. Ho ancora brividi e pelle d’oca mentre scrivo queste poche righe che per me sono già diventate storia. Alla prossima trasferta, al prossimo Derby, vivo e credo da Ultras!

Fabio Dolce
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