A volte complicare le cose non serve. La semplicità è troppo spesso sottovalutata, troppo spesso bistrattata. Troppo spesso, si pensa che fare le cose...

A volte complicare le cose non serve. La semplicità è troppo spesso sottovalutata, troppo spesso bistrattata. Troppo spesso, si pensa che fare le cose semplici equivalga a fare il compitino. Troppo spesso si pensa che le cose semplici valgano meno delle cose complicate, che scegliere la strada più semplice per fare una cosa sia motivo di vergogna

Ecco, se tutto questo non è vero nella vita, figuratevi nel calcio. E, per provare a capirlo ancora una volta, provate a vedere quello che ha fatto Stefano Pioli con l’Inter. Una squadra rimessa in piedi dalle macerie nella maniera più semplice possibile, provando a fare le cose più semplici possibili. Una squadra rimessa in piedi -utilizzando un ossimoro- in maniera straordinariamente normale.

La scelta di de Boer, a inizio anno, era coraggiosa, non certo deprecabile. Sicuramente sbagliati i tempi dell’arrivo del tecnico olandese, a mercato quasi chiuso e a preparazione iniziata, ma non del tutto campata in aria l’idea di dare una filosofia di gioco ben precisa alla squadra. Ma la filosofia ha bisogno di tempo per essere appresa, e non è detto che piaccia a tutti, o che tutti siano in grado di comprenderla. De Boer, in un certo senso, ha tirato troppo la corda, cercando -non che sia una colpa, sia chiaro- di rimanere fedele alle sue idee fino all’ultimo. Nel calcio italiano, però, questa può essere un arma che ti si ritorce contro.

Ecco allora, che Stefano Pioli sembra l’uomo mandato dalla Provvidenza. Un Santo che non perde la pazienza, e che sa quanto lavoro ci sia da fare per rimettere insieme i cocci di una squadra che sembrava ormai irrecuperabile. Pioli, invece, come sua consuetudine, ha tirato fuori il meglio da quello che aveva a disposizione. Nessuna rivoluzione, solo il tentativo di fare le cose nella maniera migliore possibile. Che poi quella maniera fosse anche la più semplice di fare le cose, è stato solo un caso, forse.

Il nuovo tecnico dell’Inter ha scelto un modulo più funzionale alla sua rosa: un 4-2-3-1 che valorizza in pieno due asset preziosi come Ivan Perisic e Antonio Candreva. Quell’Antonio Candreva che qualcuno giurava fosse in rotta di collisione con Pioli dall’ultima separazione biancoceleste, e che invece ha dimostrato di essersi pienamente calato nella nuova causa nerazzurra. E poi c’è il solito Mauro Icardi, che oltre a segnare, sembra essere più integrato nella manovra della squadra tutta, e non solo un micidiale finalizzatore.




Pioli ha anche recuperato Kondogbia e Brozovic, due giocatori che per motivi diversi -tecnici il francesi, di testa il croato- sembravano persi. Kondogbia oggi sembra più a suo agio in mezzo al campo, Brozovic ha preso in mano le chiavi del centrocampo. Insomma, senza fare niente di particolare, senza troppi fuochi d’artificio, Stefano Pioli ha rimesso in piedi una stagione che sembrava destinata a finire in un burrone.

Non sappiamo come finirà la stagione dell’Inter. Se arriverà una qualificazione in Europa, se ci sarà un calo o se ci sarà un ulteriore picco di rendimento. Di sicuro – e basta ascoltare gli umori di San Siro- a Milano, sponda Inter, è tornata almeno la fiducia. E sembra anche tornata una squadra. Non è poca cosa. Nel frattempo, con quella di ieri contro il Bologna, sono 7 le vittorie consecutive dei nerazzurri (anche se nei 90′ è finita in parità, e statisticamente conta meno, probabilmente).

Il segreto? La ricetta di Stefano Pioli, che in fondo è un po’ come in cucina. Puoi provare a stupire tutti con un piatto esotico, una ricetta che nessuno ha mai visto, ma che è molto più semplice sbagliare. Oppure puoi fare un gran bello spaghetto al pomodoro, semplice ma fatto come Dio comanda, e lasciare comunque soddisfatti i tuoi commensali.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro