Spalle larghe: Jordan Pickford Spalle larghe: Jordan Pickford
Quello del portiere, come avete potuto verificare di persona nel corso delle ultime settimane con quanto successo a Loris Karius, è un ruolo delicato,... Spalle larghe: Jordan Pickford

Quello del portiere, come avete potuto verificare di persona nel corso delle ultime settimane con quanto successo a Loris Karius, è un ruolo delicato, che a volte può nascondere anche aspetti drammatici.

Difendere i pali della porta significa portare sulle spalle un peso non indifferente, significa essere consapevoli del fatto che ogni errore peserà il doppio, il triplo, e verrà valutato fino alla nausea, e significa dover affrontare dei demoni che a volte possono diventare più grandi di te e fagocitarti.

Pensate poi cosa debba significare difendere i pali della porta della propria Nazionale ad un Mondiale, con tutti gli occhi della tua gente puntati su di te, con milioni di indici pronti a puntare verso di te come canne di fucili, pronti a scattare al primo errore, alla prima incertezza, al primo passo falso.

E la cosa si fa ancora più complicata quando sei al tuo primo Mondiale e, anzi, la maglia della Nazionale non è che abbia avuto occasione di provarla così spesso, prima di oggi.

Quello del portiere è stato un rebus parecchio complicato per Gareth Southgate, commissario tecnico dell’Inghilterra, che ha dovuto davvero fare i salti mortali per convocare i suoi tre estremi difensori: alla fine, ha scelto di lasciare a casa il titolare degli ultimi anni, Joe Hart, e ha puntato su tre portieri senza esperienza internazionale.

Nick Pope, Jack Butland, Jordan Pickford.

Non proprio un affare da poco, visto soprattutto il rapporto complicato dell’Inghilterra con i suoi numeri uno alle manifestazioni internazionali. Da Seaman a “Calamity” James, fino allo stesso Joe Hart, il ruolo del portiere nella Nazionale dei Tre Leoni è stato colpito quasi da una maledizione.

Il che rende ancora più complicato il compito di Jordan Pickford, che proprio in questi giorni è stato investito della responsabilità di indossare la maglia numero uno e che, ormai pare certo, difenderà da titolare la porta dell’Inghilterra.

Il ventiquattrenne portiere dell’Everton arriva ai Mondiali avendo disputato solo 3 partite con la Nazionale, nessuna delle quali nel percorso di qualificazione a Russia 2018. E, soprattutto, ci arriva dopo aver disputato praticamente solo due stagioni da titolare in Premier League, una con l’Everton e una con il Sunderland. Lui, più che altro, per arrivare dove è arrivato, ha percorso tutti i gradini della scala: League Two, League One, Championship.

Jordan Pickford, faccia ruvida, poche parole e carattere aspro, è pronto a raccogliere anche questa sfida con lo stesso spirito con cui ha accolto quelle che si sono presentate sul suo percorso. Al momento di commentare la possibilità di partire titolare in Russia, ha usato parole piuttosto laconiche.

Ho sempre colto le mie opportunità. Nel calcio hai una chance e devi coglierla, e io l’ho sempre fatto“.

Un po’ come in campo, quella sicurezza ostentata che a volte sembra superbia, quella fiducia nei suoi piedi, capaci di far arrivare il pallone da una porta all’altra senza problemi, in quella reattività che a volte stupisce.

Il Mondiale, però, è un’altra storia. Il cuore batte forte, il pallone pesa il doppio e la porta sembra allargarsi a dismisura.

Per difendere la porta di una Nazionale al Mondiale e trascinarla là dove si comincia a intravedere il luccichio dell’oro della Coppa, servono le spalle larghe. Che a questo ragazzo, insieme alla faccia tosta, non mancano di certo.

Dio pensi a salvare la Regina, che a salvare l’Inghilterra, nel prossimo mese, ci dovrà pensare Jordan Pickford.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro