Sócrates e la Democracia Corinthiana: una splendida utopia Sócrates e la Democracia Corinthiana: una splendida utopia
“Voglio morire di domenica, voglio morire con il Corinthians campione” E’ il 4 dicembre del 2011. Il Corinthians ha appena pareggiato per 0-0 con... Sócrates e la Democracia Corinthiana: una splendida utopia

“Voglio morire di domenica, voglio morire con il Corinthians campione”

E’ il 4 dicembre del 2011. Il Corinthians ha appena pareggiato per 0-0 con il Palmeiras al Pacaembu di San Paolo. Grazie al pareggio tra il Vasco da Gama e il Flamengo, il Timão è campione. Quello stesso 4 dicembre del 2011, nella notte, si è spento, a soli 57 anni, sempre a San Paolo, all’ospedale Albert Einstein Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira. Ma potete fermarvi anche a Sócrates, vi capiranno tutti.

Quel 4 dicembre del 2011, Sócrates ha realizzato il suo sogno, l’utopia massima. Morire mentre il suo Corinthians vince il Brasileirao. Una vita, la sua, segnata dall’utopia. Una vita vissuta nel segno della massima utopia calcistica della storia del calcio, uno degli esperimenti più affascinanti, romantici e rivoluzionari che il Pallone ha portato sulla scena nel corso del Novecento. Una vita trascorsa all’ombra di un progetto, un pensiero, una filosofia di gioco, ma soprattutto di vita: la Democracia Corinthiana.
Siamo nel Brasile degli anni Ottanta, un Brasile in cui la dittatura del generale Figuereido, quella iniziata nel 1964 da Castelo Branco, è ancora viva e vegeta, ma non se la passa benissimo. Se dovessimo usare un paragone calcistico, potremmo ben dire che è una dittatura in difficoltà di fronte a un pressing aggressivo dei cittadini, una dittatura che non riesce a disimpegnarsi dalla propria trequarti. I cittadini brasiliani iniziano a far sentire la propria voce, a farsi forza l’un l’altro. E’ già iniziato un periodo di fermento popolare che raccoglierà i suoi frutti nel 1985, quando il popolo brasiliano potrà votare finalmente per libere elezioni.

democratia

Un fermento popolare che affonda le sue radici anche in una storia singolare, una storia di un altro calcio. Una storia che ha per protagonista un Dottore e per teatro di svolgimento uno stadio. Lo Sport Club Corinthians Paulista era da sempre la squadra del proletariato, la squadra che era nata, nel 1910, per sottrarre il calcio al dominio delle classi più elitarie e consegnarlo in quelle del popolo. Perchè mai come al Corinthians il calcio era considerato un veicolo di valori umani, prima che un semplice gioco.

E forse nel periodo più buio della sua storia, la strada del Timão si incrocia con quella di un ragazzo che si porta appresso il nome di un filosofo, grazie alla passione del padre per i classici latini e greci. Un ragazzo che si porta appresso il nome di un filosofo e che studia medicina. Diventa dottore, per la felicità di papà Raimundo, che sogna che il suo ragazzo, con quel suo nome da filosofo, possa un giorno diventare un medico famoso, salvare vite, essere importante per qualcuno. Bè, Sócrates farà di più, Sócrates scriverà la storia del calcio brasiliano e, almeno per un po’, di quello mondiale.

Siamo nel 1978, ed è qui che si incrociano le strade del doutor e del Timão. E’ qui che collidono per dare vita alla luminosa stella della Democracia Corinthiana. Sócrates è alto, elegante, gioca un calcio che è un verso libero: inquadrarlo in un qualsiasi schema di riferimento è difficile, impossibile. Nonchè inutile. Perchè al doutor non piace attirare tutta l’attenzione su di sè. Al doutor piace parlare di squadra, di collettivo, di insieme.

“La squadra è un tutto, io da solo non valgo nulla.”

Ed è proprio su queste parole, su questa idea di squadra e collettivo sopra ogni cosa, che nascerà la Democracia Corinthiana. Mario Travaglini, in panchina, Adilson Monteiro Alves, un giovane sociologo barbuto, come direttore generale. E poi, c’era lo spogliatoio, il luogo dove la Democracia Corinthiana prese piede. Ogni decisione veniva messa ai voti, discussa, elaborata. Ognuno aveva il diritto di dire la sua su qualsiasi argomento. Dal menu per la cena fino ai moduli di gioco in campo. Ecco, i moduli di gioco. Non c’era uno spartito da seguire, non c’erano canovacci o copioni già scritti. In campo, Sócrates ha licenza di creare, inventare, improvvisare. Ma ogni giocata aveva un senso, uno scopo, un obiettivo. Ogni giocata, anche quelle che potevano sembrare fatte ad effetto, per incantare, puntavano al meglio, puntavano al bene. Giocavano bene, e si divertivano. Giocavano bene, e facevano innamorare i tifosi.

“Hanno detto tante cose, ma la verità è soltanto una: io colpivo la palla di tacco per farvi innamorare”

E si innamorano, eccome se si innamorano. Il clima in Brasile si fa sempre più pesante, la dittatura militare prova a serrare i ranghi per resistere al suo inevitabile destino, il sangue continua a scorrere. E il Corinthians, quando ha la possibilità di scendere in campo con uno sponsor stampato sulla maglia, non si fa scrupoli, non ci pensa due volte. I giocatori del Timão scendono in campo con due parole stampate sul proprio petto. Si, sono proprio quelle: Democracia Corinthiana. Anche al doutor piace scendere in campo facendosi portatore di messaggi di democrazia, pace, amore. Se li stampa sulla fascetta che gli tiene su i capelli ricci e selvaggi.

corinth2

Il Corinthians vince il campionato paulista nel 1979, nel 1982 e nel 1983. Ma, sotto la Democracia Corinthiana non arriverà mai il titolo nazionale.Nel 1984, il doutor lascia il Corinthians, che, intanto, stava vedendo naufragare la sua idea di calcio democratico. Ma le sue idee hanno fatto breccia nel cuore del Paese, che si appresta a vivere le sue tanto ambite elezioni libere e democratiche. Le, ovviamente libere e democratiche, elezioni per la presidenza del club, videro la vittoria di Roberto Pasqual, che non aveva particolarmente a cuore le vicende della Democracia Corinthiana, se così vogliamo dire. Sbarca in Italia, alla Fiorentina, dove però c’è poco spazio per la sua idea di calcio, ancora meno per un “uomo di sinistra e anticapitalista“. Nel 1988 smette con il calcio, torna ad esercitare la professione medica. Ma le regole gli piacciono poco anche nella vita di tutti i giorni, si distrugge di alcool e sigarette. Alcool e sigarette che torneranno a fargli pagare un conto salato, che gli distruggeranno lo stomaco prima del tempo.

Sócrates, oltre alla fascia che portava tra i capelli, si era guadagnato anche quella di capitano della Nazionale brasiliana, in due sfortunate campagne mondiali, nel 1982 e nel 1986, dove è vicecapitano. Ma non vincerà nulla, con la maglia verdeoro, il doutor. La vittoria più bella, per lui, è forse quella del 4 dicembre del 2011. Quella che non ha mai potuto vedere, o forse si. Il 4 dicembre del 2011, prima di vincere il titolo, i giocatori del Corinthians entrano in campo, testa bassa e viso solcato dalle lacrime. E un pugno chiuso alzato verso il cielo, come quelli della Democracia Corinthiana.

Perchè ser campeón es solamente un detalle. Essere campioni è solamente un dettaglio. Quello che conta è ritagliarsi il proprio posto nella storia. Quello che conta è lasciare vive delle idee.

 

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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