L’arbitro sistema il pallone. Conta i passi. Uno, due, tre, fino ad arrivare a dieci. Si ferma. Si assicura che gli uomini in barriera...

L’arbitro sistema il pallone. Conta i passi. Uno, due, tre, fino ad arrivare a dieci. Si ferma. Si assicura che gli uomini in barriera non si muovano di un millimetro. Quei derelitti si guardano in faccia. Ascoltano le urla del proprio portiere, che gli sta dicendo, in qualche lingua sconosciuta, di spostarsi un po’ più a sinistra.

Per andare un pochino più avanti, ci vuole coraggio, tanto coraggio. Per fare quel mezzo passo in più, per rubare qualche prezioso centimetro, adesso ci vuole davvero un coraggio barbaro. Perchè dall’altra parte, nove metri e quindici più dietro, c’è lui. Anzi, Lui. Su quel sinistro si sono costruite leggende intere. Quel sinistro ha scritto poesie, canti, sofisticati lirismi. Quel sinistro ha terrorizzato difese intere. Quel sinistro, quando la palla è ferma e l’arbitro fischia, fa quello che vuole. E’ il padrone.

Si, perchè quel sinistro appartiene a Siniša. E quella barriera, quando c’è Siniša a nove metri quindici trema, fidatevi che trema. Anche a dieci passi di distanza, Siniša può riconoscere l’odore della paura. Anche a dieci passi di distanza, Siniša può vedere nei loro occhi il terrore. La paura. La sensazione che qualcosa di terribile stia per succedergli. Il portiere guarda per un’ultima volta davanti a sé. Sarebbe più utile guardare in alto, inginocchiarsi a mani giunte e rivolgere una preghiera all’Altissimo che nei cieli sta. Perchè se il pallone passa, e fidatevi che passa abbastanza spesso, non c’è nient’altro da fare. C’è solo da piegare la schiena e raccogliere il pallone in fondo al sacco. Perchè quel sinistro, il sinistro di Siniša fa male. Molto male. Perchè in quel sinistro non c’è solo la voglia di scaraventare il pallone oltre la linea bianca. Nossignore. In quel sinistro c’è un universo intero fatto di tutto quello che Siniša ha visto, sentito, vissuto sulla sua pelle per arrivare lì. In quel sinistro c’è tutta la Jugoslavia degli anni ’90. Tutto il dolore, tutto il male che un popolo si è inflitto e ha inflitto. Ogni volta che parte quel sinistro, ogni volta che impatta quel pallone, è un’implosione, un grido di dolore, un manifesto esistenziale di una terra martoriata da Dio, dagli uomini e dalla storia.

Ed è per quello che non c’è scampo. E’ per quello che ogni sinistro di Siniša Mihajlović, ogni calcio piazzato, ogni punizione, è un attimo in cui la storia si ferma. Gli altri 21 in campo si fermano. Siniša prende la rincorsa, conta i passi, esplode il sinistro. Neanche il tempo di far ripartire l’orologio, di far tornare tutti a respirare, che il pallone è in porta. Il sinistro di Siniša ha appena mietuto un’altra vittima. Consolatevi, sono stati tanti, in venti anni. Siete perlomeno in buona compagnia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro