“Simone, non mollare mai, hai il talento per arrivare. Non è facile trovare persone così”. Parole che suonano già belle così, se poi a...

Simone, non mollare mai, hai il talento per arrivare. Non è facile trovare persone così”. Parole che suonano già belle così, se poi a pronunciarle è un tuo ex allenatore, di cui hai una stima sconfinata, non possono fare altro che riempirti il cuore di orgoglio. A pronunciare queste parole è stato Maurizio Sarri, attuale tecnico del Napoli e allenatore di Simone ai tempi dell’Empoli, al termine di un Napoli-Carpi della passata stagione.

Non l’ha detto davanti alle telecamere, quasi non volesse mettere pressione a quel ragazzino che secondo lui stava mostrando qualcosa di importante, glielo ha bisbigliato in un orecchio, con una mano sulla spalla, allo stesso modo in cui un padre si rivolgerebbe al proprio figlio.

Maurizio Sarri, che potrà avere numerosi difetti ma di calcio ne capisce eccome, ancora una volta ci aveva visto giusto. Di talento, il ragazzo di Broni , provincia di Pavia, ne ha eccome, basta guardare queste prime uscite con la nuova maglia del Bologna sulle spalle, in cui ha deliziato la platea con giocate di alta scuola.

Arrivato all’ombra delle due torri in estate, pagato 1,5 milioni di euro all’Empoli che ne deteneva il cartellino, in pochi si aspettavano un impatto del genere. A dirla tutta erano più le critiche che si leggevano sui giornali locali, per non aver rinforzato adeguatamente il reparto offensivo che, in contumacia Destro, si sarebbe ritrovato in grossa difficoltà. Proprio le non perfette condizioni dell’attaccante felsineo, reduce da un intervento al piede che lo ha tenuto fuori buona parte del girone di ritorno della passata stagione, han consentito a Verdi di mettersi in luce fin da subito. Il merito del ragazzo lombardo, e non è un merito da poco, è stato quello di cogliere la palla al balzo, proprio come mercoledì contro la Sampdoria, e far vedere ciò di cui è capace.

Ma è destro o mancino? Neanche Simone sa bene se è destro o sinistro.

Quello che salta immediatamente all’occhio vedendo giocare Simone Verdi è la sua innata capacità di trattare il pallone con entrambi i piedi. Non sorprende quindi la risposta del padre, seduto comodamente al Dall’Ara ad osservare le prodezze del figlio, a chi gli domanda se Simone calci naturalmente di destro o di sinitro.

Ma se trattare il pallone indifferentemente di destro o di sinistro, per un calciatore di serie A, potrebbe essere una cosa non così rilevante, calciarlo in porta con la medesima efficacia, e quando diciamo medesima non è un modo di dire, corrisponde esattamente al vero, è già più raro da osservare. Intervistato da una nota emittente televisiva, dopo il gol realizzato a Napoli, proprio Verdi ha dichiarato di esser nato mancino, e di aver sviluppato la stessa efficacia di calcio, anche con il piede teoricamente debole nel corso degli anni.

Nella serie A attuale, i calciatori completamenti ambidestri, si contano sulle dita di una mano. Il profeta Hernanes è sicuramente uno, Piotr Zielinski, che condivide con Verdi il passato empolese, un altro poi si devono scomodare i grandi classici, Totti e Hamsik. Qua ci fermiamo.

Se vogliamo fare un tuffo nel passato, recente ma pur sempre passato, dobbiamo tirare fuori Wesley Sneijder, se vogliamo rimanere invece in tema rossoblù dobbiamo tornare ancora più indietro fino a riesumare Igor Kolyvanov. E’ proprio vero che, a volte, per dimostrare il proprio valore bisogna trovarsi al posto giusto ma, ancor più importante, al momento giusto. Simone Verdi, prima dell’esperienza a Bologna e nonostante la sua ancor giovanissima età, aveva già viaggiato parecchio. Giovanili del Milan dove si dice un gran bene di lui, esordio in prima squadra senza che poi seguano grandi cose con la maglia rossonera.

Arrivano le esperienze in prestito a Torino, a Castellammare di Stabia, e poi l’approdo in Toscana, tappa fondamentale per la sua crescita umana e calcistica. Due anni prima di espatriare e provare l’avventura Eibar, in terra spagnola, dove colleziona solo 9 presenze. Infine l’approdo in Emilia, prima a Carpi sotto l’egida di mister Castori, poi a Bologna.

I motivi per cui, nonostante le sue indiscutibili abilità tecniche, non fosse ancora “esploso” possono essere vari. Oltre al discorso di trovarsi al posto giusto al momento giusto c’è dell’altro. C’è la difficoltà di inquadrare Simone Verdi all’interno di uno scacchiere tattico, ottimo dribblatore, eccellenti qualità balistiche ma scarsa propensione a ripiegare, cosa che nel calcio moderno fa tutta la differenza del mondo. Trequartista? Seconda punta? Esterno largo di un tridente? Probabilmente Simone ha qualità per ricoprire uno di questi tre ruoli, quale di questi con più efficacia è difficile per noi prevederlo.

Lui per me non è un Saponara, ma una seconda punta perfetta, che volendo, come nel Bologna, può fare anche l’esterno.

Fabrizio Castori

Qualunque sia il ruolo nel quale verrà impiegato ci sono cose che non si possono insegnare. Calciare al volo per realizzare l’eurogol contro la Sampdoria, con quella potenza e precisione, ad esempio, è una di queste. A qualcuno ha fatto venire in mente quel gol di Francesco Totti a Udine, stagione 2000-2001, quando raccolse al volo un cioccolatino di Cafù incrociando di sinistro, il suo piede “debole” per spedire il pallone all’incrocio. Quel che sappiamo è che da mercoledì, quel gol, lo stiamo guardando in loop, sperando sia solo il primo di una lunga serie di gioielli da incastonare nel mosaico di Simone Verdi.

Paolo Vigo
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