Una delle cose più belle ed emozionanti che possano capitare su un campo da calcio è una sfangata fatta a dovere. Una di quelle...

Una delle cose più belle ed emozionanti che possano capitare su un campo da calcio è una sfangata fatta a dovere. Una di quelle partite che piacciono a noi, una di quelle in cui, sudando, soffrendo, menando e delinquendo, la squadra più debole riesce a imporsi su quella più forte.

Una di quelle partite che si può definire con uno e un solo termine: sfangata. Ma per poter parlare di sfangata, c’è bisogno che si verifichino circostanze ben precise. Insomma, ci sono delle regole da dover necessariamente rispettare per poter parlare, senza timore, di sfangata perfetta.

Abbiamo ravanato nella nostra memoria e nelle nostre limitate conoscenze per mettere insieme i 10 ingredienti necessari a preparare la sfangata perfetta. Eccoveli.

1. Differenza di blasone tra le due squadre

Uno dei requisiti più importanti, se non il più importante, della sfangata perfetta è la differenza di blasone tra le squadre che si affrontano. Un Frosinone che va a far risultato all’Olimpico di Torino ha un sapore assolutamente unico, inimitabile, in grado di scaldarci il cuore come poche cose al mondo, in quanto la differenza di valore tra le due compagini dovrebbe essere abissale.

In linea di massima quando la vittoria della squadra sfavorita è quotata cinque volta la posta dai bookmakers, leciti o meno che siano, potremmo essere di fronte ad una sfangata modello.

2. Atteggiamento rinunciatario

In questo caso stiamo prendendo in considerazione solo l’atteggiamento dei giocatori che scendono in campo, in quanto le dritte impartite dall’allenatore troveranno un approfondimento dedicato più avanti. Per qualunque motivo, indipendentemente da come la partita è stata preparata, una squadra può entrare in campo con il classico atteggiamento rinunciatario che implica: nessuna voglia di lanciarsi in azioni ardimentose, melina invereconda ogni qual volta la squadra entra in possesso di palla, rifiuto totale di mettere la testa fuori dal guscio neanche stesse per succedere l’apocalisse.

Nonostante le premesse per la disfatta ci siano tutte, e pure in quantità abbondante, nel calcio può succedere che una squadra con questo atteggiamento alla fine si porti a casa l’intera posta in palio, scatenando scene di gioia inimmaginabile negli animi più laidi e putridi di questo pianeta, ovvero i nostri.

3. Minor numero possibile di tiri in porta

Chiariamo subito una cosa: se una squadra, che sulla carta è molto più debole dell’altra, è in grado di andare ad imporre il proprio gioco o, peggio ancora, di creare numerosi pericoli alla porta avversaria non potremo mai parlare di sfangata perfetta. Un requisito assolutamente imprescindibile è infatti rappresentato dall’esiguo numero di tiri in porta effettuato per portare a casa la pellaccia.

Fino a tre, di cui massimo due nello specchio, è consentito, oltre ci spiace ma non lo possiamo proprio accettare. Va da se che lo 0-1 in trasferta con un unico tiro in porta rappresenta il gotha della delinquenza, il risultato perfetto al quale aspirare.

4. Possesso palla saldamente lasciato all’avversario

Tenete bene a mente una cosa: una squadra che mira a sfangarla non avrà mai un possesso palla superiore a quello dell’avversario, né tantomeno gli si avvicinerà. Partire con pessime intenzioni significa prima di tutto badare al proprio orticello, ogni qual volta si fiuti un pericolo imminente è meglio spazzare la palla il più lontano possibile, al resto si pensa dopo.

Il nemico più grande di questo manifesto ideologico è il tiki taka per il quale ormai abbiamo finito gli insulti e al quale va riservato il peggior trattamento possibile fino ad estirparlo a suon di calcioni e pragmatismo.

5. Randellate a destra e a manca

Per tutti i motivi sopra e sotto elencati è matematicamente impossibile che una sfangata epocale si concluda senza cartellini o focolai, più o meno estesi, di rissa. La squadra più debole, per forza di cose, deve arrabattarsi in qualche modo e quello più semplice, almeno nel mondo del pallone, è quello di far volare dei calcioni a più non posso.

Bisogna stare altresì attenti a non farlo troppo platealmente o in maniera scellerata, per questo motivo, al contrario di quel che si può pensare, il vero delinquente non è ignorante bensì scaltro. Questo implica che una squadra che punta a sfangarla male sa benissimo come e quando picchiare per non dare troppo nell’occhio, i cartoni si intende.

6. Infinite perdite di tempo

A spazzare il pallone su Marte nei minuti di recupero son capaci tutti ma solo il vero delinquente ,che parte con il solo ed unico dogma nel cervello  “prima non prenderle”, è in grado di perdere tempo già dai primi minuti di gioco. Così non è raro vedere un portiere che per rinviare al decimo minuto ci mette un’eternità arrivando perfino a prendere il giallo, cosa che riesce solamente agli eroi. I modi per perdere tempo in una partita, in cui gli astri si sono allineati per una sfangata perfetta, sono come le vie del Signore, veramente infiniti.

Simulazioni becere, spazzate nell’angolo più remoto del pianeta terra, minacce di morte ai raccattapalle e chi più ne ha più ne metta. Una cosa sola  è certa per chi punta a sfangarla: non c’è nemico più subdolo ed infingardo del tempo che scorre. Hai sempre l’impressione che le lancette siano ferme e il prossimo secondo sia quello buono per mandare in fumo l’occasione della vita per questo motivo tutto è lecito al fine di portare a compimento la missione.

7. Gol da segnare entro i primi 5′ o negli ultimi 5′

Fateci caso, pensate alle sfangate più belle che vi vengono in mente. Sono essenzialmente di due tipologie: nel primo caso la squadra più scarsa segna nei primi 5 minuti di gioco (naturalmente in un mischione inverecondo o con un tiro da 70 metri deviato 5 volte, o in un qualsiasi modo che possa oltraggiare lo spirito del gioco) e poi difende il vantaggio fino al novantesimo con le modalità spiegate fin qui.

Nell’altro caso, invece, la candidata alla sfangata resiste per tutto l’incontro, mantiene la gara in parità e poi, in pieno recupero (va bene anche dall’ottantacinquesimo in poi, dai) colpisce senza pietà, facendo tirare un numero imprecisato di santi alla sua vittima.

8. Fortuna sfacciata

Ovvio, signori. Senza l’intervento deciso e a gamba tesa del Fato la sfangata perfetta non è possibile. Nella nostra ricetta ideale, la squadra che vince 1-0 per il rotto della cuffia è oggetto di un bombardamento colossale da parte degli avversari, ma, grazie a deviazioni all’ultimo istante, pali, traverse, errori macroscopici degli arbitri, interferenze del destino e chi più ne ha più ne metta, alla fine riesce a mantenere la sua porta inviolata.

Il calcio (ma anche la vita, amici) è questione di fortuna, senza non si va avanti. E, senza una dose fuori dall’ordinario di buona sorte, non si può nemmeno parlare di sfangata.

9. Premeditazione

Per premeditazione intendiamo la naturale attitudine di una squadra a voler sfangarla in maniera putrida e invereconda. Perchè, si, anche il Barcellona o il Real Madrid potrebbero trovarsi nelle condizioni fortuite di vincere una partita in cui sono andate sotto nel possesso palla o tirando poco in porta. Ma solo le squadre che partono con le peggiori intenzioni possono dire di averla sfangata per davvero.

Ci riferiamo, per esempio, alle squadre di Tony Pulis, Maestro Supremo dell’Arte della Sfangata, che entrano in campo con l’obiettivo dichiarato di vincere l’incontro (ma pure il pareggio va bene) secondo le modalità più becere possibili. Insomma, avere un allenatore che professa la sfangata come unica via per la salvezza è una condizione importante nella preparazione di questa meravigliosa ricetta.

10. Sofferenza infinita

Tutto quello che avete letto finora, ha un solo ed unico effetto sull’animo del tifoso, ma anche su quello dei protagonisti in campo. Preparare una sfangata perfetta richiede una predisposizione al sacrificio che solo pochi eletti hanno. Sfangare una partita in maniera invereconda, infatti, significa abbandonarsi anima e corpo alla sofferenza più assoluto. Un vero e proprio trionfo della Passione, che si impossessa di noi e non se ne va fino al triplice fischio finale.

Resistere arroccati dietro implica il saper (e il volere, soprattutto) soffrire come dei cani randagi in una notte di pieno inverno. La sofferenza è l’ingrediente che rende magica la sfangata. Perchè solo chi soffre sa apprezzare la gioia e la liberazione al triplice fischio dell’arbitro, dopo aver resistito in maniera assolutamente stoica per tutto il resto dell’incontro. Senza sofferenza, non si può parlare di sfangata, questo è sicuro.