Può un evento che continua a ripetersi come un appuntamento fisso essere considerato straordinario? Può, qualcosa che succede da tre anni in fila essere...

Può un evento che continua a ripetersi come un appuntamento fisso essere considerato straordinario? Può, qualcosa che succede da tre anni in fila essere visto come un piccolo miracolo, qualcosa di impensabile e che non dovrebbe succedere, ma che continua ad accadere? Si, se quel qualcosa è la vittoria del Siviglia in Europa League.

Perchè il Siviglia non è una corazzata, tutt’altro. E perchè l’Europa League è qualcosa di totalmente diverso dalla Champions League. Nella vecchia Coppa dei Campioni, tutto sommato, alla fine tendono ad arrivarci sempre le stesse squadre, l’elite del calcio europeo. L’Europa League, per sua natura, dovrebbe essere aperta a padroni sempre diversi. Un po’ per via della formula, più complicata e logorante. Un po’ perchè uno si immaginerebbe che una squadra che vince questa competizione, l’anno dopo possa essere competitiva su palcoscenici più prestigiosi. Ed è proprio qui la straordinarietà dell’impresa del Siviglia.

Basta vedere le formazioni schierate da Unai Emery nelle tre finali consecutive di Europa League vinte dagli andalusi. Basta vedere quanti, tra quelli che hanno trionfato nella finale di Torino del 2014, erano in campo anche ieri a Basilea. Daniel Carriço, Vitolo, Coke, il subentrato Iborra. E Kevin Gameiro, l’uomo del rigore decisivo nella finale dello Juventus Stadium. Difficile parlare di dinastia Siviglia, visto che i pezzi pregiati di quella squadra (Rakitic, Bacca) sono andati via. Più facile parlare dell’impresa di un uomo, Unai Emery, vero protagonista della storica tripletta del Siviglia. Il collante di tre squadre molto diverse tra loro, ma che in fondo potevano contare sulla stessa anima.

Simbolico che le tre reti di ieri le abbiano segnate due della vecchia guardia, Coke e Gameiro appunto. Ma tutto intorno a loro, il Siviglia era altro, era qualcosa di diverso. Ed era tutto tranne una corazzata che tutti avrebbero dato per favorita. Rami, uno mandato via dal Milan. Banega, uno che era finito in Argentina, come quelli a fine carriera, al passo d’addio. Escudero, Mariano, Coke, onesti mestieranti e nulla più. Tutti, però, animati da qualcosa di più profondo. Il Siviglia, in Europa League, ci è arrivata all’ultimo respiro. Grazie al gol dell’ex di Fernando Llorente alla Juventus, un gol che ha regalato il terzo posto agli andalusi e relegato i bianconeri al secondo, costringendoli a un ottavo di finale proibitivo.

La partita di ieri è raccolta, simbolicamente, nei 20 secondi che l’hanno rivoltata come un calzino. 20 secondi che forse raccontano anche come il calcio, spesso, sia qualcosa di più delle tattiche, dei movimenti, delle giocate. Come il calcio si giochi con la testa più che con i piedi. Il primo tempo aveva raccontato un Liverpool padrone del campo, che poteva trovarsi serenamente in vantaggio per 3-0. Quel primo tempo avrebbe buttato a terra qualsiasi squadra.

Il Siviglia di Emery, invece, dagli spogliatoi del St. Jakob Park è uscito come un leone dalla gabbia dell’arena. 20 secondi sono bastati per infilare i Reds sulla fascia di Alberto Moreno (proprio lui che era nella squadra che alzò la prima Europa League a Torino) e ribaltare la partita. Il Liverpool si è sciolto, sparito dal campo. Abbandonato alla furia di un Siviglia che è tornato a mettere le mani su quella coppa diventata ormai un affare di famiglia. “Una seconda moglie“, come ha detto Unai Emery.

Non è una corazzata il Siviglia. Anche perchè, nella Liga, ha raccolto solo 9 punti lontano dall’Estadio Ramón Sánchez-Pizjuán. Non ha mai vinto, peggio di loro, in trasferta, ha fatto solo il Levante. Che è arrivato ultimo in classifica.

Non è una corazzata il Siviglia. E’ una squadra costruita bene, da una società capace di andare a prendere le persone giuste. Giovani? Pochi. nella formazione titolare di ieri, solo il portiere Soria e Krychowiak sono nati negli anni ’90. A dimostrazione del fatto che non si vince solo con i giovani, ma che anche una banda di onesti mestieranti, animata dalle giuste motivazioni, può arrivare fino in fondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro